24-25 agosto Altai(Mon)-Bayakongor(Mon)
Altmak bussa insistentemente alla porta.
Ci sveglia.
Alla luce del giorno posso finalmente vedere dove abbiamo dormito.
La sera prima la stanchezza non mi aveva permesso di valutare l hotel.
La stanza contiene solo i letti, le pareti hanno una carta da parati vecchia che in alcuni punti, staccandosi, mostra i mattoni rossi sottostanti.
C é un bagno privato, non é granché ma una doccia é indispensabile.
Altai é la capitale della regione del Gobi, é piccolissima. É il giusto posto per spezzare il cammino.
Dopo colazione ripartiamo.
Stiamo attraversando la parte settentrionale del deserto del Gobi.
La strada sterrata attraversa pianure quasi steppose, ciuffi d erba separati, terreno secco e fiori gialli. Qualche duna di sabbia rossa ogni tanto.
Ci fermiamo, Altmak aprendo la portiera fa cadere dei biscotti in mezzo al deserto. Li raccoglie e li mangia sorridente.
Ci fermiamo a mangiare in una gher sperduta in mezzo a questi paesaggi.
Ci sono bambini, regaliamo loro delle caramelle.
Ridono e ci osservano curiosi.
Ci offrono latte e tè.
Poi ci offrono un piatto buonissimo con patate e capra.
Io gioco insieme a dei bambini imparando i numeri nella loro lingua.
L ospitalità é ai massimi livelli mai visti, ci trattano benissimo e sorridono sempre.
Usciamo.
"Non va ancora la macchina" mi comunica Diego.
"Meglio!" rispondo.
Ne approfitto per fare due passi attorno.
A un tratto un pallone di pallavolo mi rimbalza a fianco.
Una bambina e una ragazza stanno palleggiando. Così inizio anche io a giocare con loro.
Diego mi recupera e inizia a palleggiare anche lui.
Mi guardo attorno, ricordo di aver giocato a pallavolo due giorni prima di partire con alcuni amici. Che strano farlo lì dopo due settimane circa.
La jeep é aggiustata, Altmak ci chiama.
Riprendiamo il nostro sterrato, sulla strada vediamo molti cammelli.
Ci stiamo dirigendo a Bayakongor, la città successiva abitata da qualche migliaia di abitanti.
Ci fermiamo al tramonto. Ci sdraiamo e vediamo tramontare silenziosamente il sole sul Gobi.
Ripartiamo mentre cala l oscurità.
A un centinaio di kilometri dalla città la temperatura del liquido del radiatore aumenta, spia rossa.
Ci fermiamo, alziamo il cofano, illuminiamo con la pila.
Ventola rotta.
Proviamo a fare un paio di km ma si surriscalda troppo.
"Bisogna cambiarla raga!" dice il Tavola.
Altmak ha una vecchia ventola con se.
Usciamo di nuovo dalla macchina.
Alziamo il cofano.
Per la seconda notte consecutiva, sperduto in mezzo a immense pianure e sotto un cielo le cui stelle arrivano fino all'orizzonte c é da riparare la Jeep.
La via lattea é luminosissima sopra di noi.
Chi tiene la pila, chi i bulloni, aiutiamo il Tavola a montare la ventola nuova mentre Altmak guarda.
Dopo un' ora possiamo ripartire.
Ci fermiamo a una gher più avanti per chiedere informazioni.
Qui non si chiede a quale incrocio si deve girare ma in quale direzione si deve andare.
Qui assistiamo a una scena curiosa.
Dentro la gher donne e bambini dormivano, si svegliano e ci invitano ad entrare. Ci offrono dei biscotti e ci fanno sedere dove dormivano.
Un uomo invece, probabilmente il padre, sta aggiustando una camera d aria di fronte alla gher e Altmak lo aiuta.
"Ma questi qui si mettono a riparare la camera d aria a mezzanotte?" dice ridendo il Tavola.
A notte fonda arriviamo a Bayakongor.
Subito all entrata c é un posto per dormire.
Dormiamo.
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