Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 29 ottobre 2013

Il vecchio continente

Alle 8.23 iniziamo a vedere Istanbul. Ce la troviamo davanti dopo più di venti ore di strada dritta. Abbiamo tagliato la Turchia come un coltello liscio e accuminato taglia un panetto di burro.
Passiamo il cartello ‘Welcome to Europe’ attraversando il ponte sulle stretto del Bosforo, ma purtroppo non riusciamo a fotografarlo. La sensazione è quella dell’arrivo anche se siamo a quasi duemila kilometri da casa.

Il tempo che possiamo dedicare a Istanbul è veramente poco, tra esattamente tre giorni dobbiamo essere in Italia. Tutti inizieremo a lavorare. Non possiamo sgarrare e la strada è ancora lunga.
Dedichiamo tutta la mattinata e il primo pomeriggio alla visita della città. Ci dirigiamo nella zona dove sono posizionate le maggiori attrazioni turistiche Agia Sofia (la basilica di Santa Sofia) e il  Sultan Ahmet Camii, la Moschea Blu.

Nei pressi di queste stupende costruzioni troviamo una cosa che ci fa scoppiare a ridere, è l’Expo Silk Road. Una manifestazione all’aperto in cui in ogni banchetto vengono venduti i gadget, gli oggetti e i prodotti tipici dei paesi che sono attraversati dalla via della Seta.



Per noi è come ripercorrere il nostro viaggio. Vediamo le yurte kirghize, i piatti in ceramica uzbeka, le sciarpe persiane e rifacciamo a ritroso il percorso.



Concludiamo con un giro per il centro senza una meta e subito dopo pranzo terminata la visita da turisti – ci vorrebbe molto più tempo – ci rimettiamo al lavoro per raggiungere il nostro obiettivo: tornare a casa.



Nella nostra idea originale avremmo dovuto affittare una macchina a Istanbul e tornare fino a Milano con il mezzo affittato. Quando però arriviamo all’aeroporto Ataturk capiamo che forse la nostra idea era troppo ingenua. Ci dicono che è impossibile uscire dalla Turchia con una macchina a nolo. La Turchia è fuori dall’Unione Europea – capirai che scoperta – e quindi ci lasciano con un pugno di mosche in mano.
Siamo alle solite, ma ormai abbiamo le spalle larghe. Troveremo una soluzione alternativa. Andiamo alla stazione dei bus internazionali e capiamo quale strada è meglio fare per il ritorno a casa.
Mentre ci rechiamo alla stazione, il Tavola fa l’amara scoperta: gli hanno rubato il portafogli che teneva nello zaino.
Fa mente locale e capisce che gliel’hanno rubato sul bus da Teheran a Istanbul. Non è difficile capire che il miglior nemico del Pelo, il Merdoso, alla fine ha vinto la sua diatriba personale e oltre a tutto quello che ci ha fatto passare ci ha anche rubato negli zaini.
Io sono rimasto l’unico indenne, al Tavolo come detto il portafogli e al Pelo mancavano tutte le monete di tutte le nazioni che aveva collezionato.
Per fortuna le cose di maggior valore le tenevamo addosso.
Alla fine il computo totale del furto è:
-    -      Monetine da collezione delle nazioni percorse
-          Portafogli del Tavola
-     -     Carta prepagata del Tavola senza pin disponibile
-        -  Cartaccia varia
Non è un gran bottino, ma ci ha dato comunque fastidio.
Arrivati alla stazione dei bus capiamo che le possibilità sono due: procedere attraverso gli stati balcani oppure passare da sotto e passare la Grecia per arrivare fino in Albania. Da lì poi capiremo che strada fare.
Dopo un veloce breafing e col pulmann quasi in partenza propendiamo per fare Istanbul-Tirana e alle 16.00 siamo già in viaggio.



Sul pulman siamo gli unici italiani. Ci prendono tutti subito in simpatia. Per loro è pazzesco che degli italiano facciano quella tratta.
Conosciamo Gsim, un signore albanese sulla cinquantina. Parla italiano molto bene e quindi è facile comunicare. Ha il nipote ricoverato ad Ankara per una brutta malattia e quindi viaggia molto spesso. Dice che in Albania non ci sono le strutture per curarlo come si deve. Ha fatto mille lavori,
dai sottotetti in carton-gesso fino a gestire un bar.
Ora è disoccupato. Alla prima tappa per i bisogni ci offre un gelato e praticamente parliamo tutto il lungo viaggio fino a Tirana.



Tra Grecia e Turchia non corre buon sangue – vedi gestione delle problematiche cipriote – e quindi le frontiere sono un vero delirio. Stiamo fermi quasi due ore senza capire perché la coda non si smaltisce.
Poi finalmente passiamo. Siamo stanchi come al solito. Passeremo l’ennesima notte dormendo in bus. Ma anche a questo ormai siamo abituati.
Ci svegliamo in piena notte per una pausa e Gsim ci porta sul pullman dei dolcetti greci. Ci racconta che sa parlare il greco e che ha lavorato lì per anni. A lui i greci stanno simpatici e non ha problemi con loro. Anzi è felice di parlare greco visto che non lo parla da molti anni.
Apprezziamo il gesto e mangiamo i dolcetti. Gsim è veramente una carissima persona.

Certo che svegliarsi alle tre di notte, dopo quattro notti che non si vede un letto, su un pullman che ti porta da Istanbul a Tirana e dover mangiare un Baklava non è molto salutare. Ma del resto καλή όρεξη (buon appetito!).