Alle 8.23 iniziamo a
vedere Istanbul. Ce la troviamo davanti dopo più di venti ore di strada dritta.
Abbiamo tagliato la Turchia come un coltello liscio e accuminato taglia un
panetto di burro.
Passiamo il cartello ‘Welcome to Europe’ attraversando il
ponte sulle stretto del Bosforo, ma purtroppo non riusciamo a fotografarlo. La
sensazione è quella dell’arrivo anche se siamo a quasi duemila kilometri da
casa.
Il tempo che possiamo
dedicare a Istanbul è veramente poco, tra esattamente tre giorni dobbiamo
essere in Italia. Tutti inizieremo a lavorare. Non possiamo sgarrare e la
strada è ancora lunga.
Dedichiamo tutta la
mattinata e il primo pomeriggio alla visita della città. Ci dirigiamo nella
zona dove sono posizionate le maggiori attrazioni turistiche Agia Sofia (la
basilica di Santa Sofia) e il Sultan
Ahmet Camii, la Moschea Blu.
Nei pressi di queste
stupende costruzioni troviamo una cosa che ci fa scoppiare a ridere, è l’Expo
Silk Road. Una manifestazione all’aperto in cui in ogni banchetto vengono
venduti i gadget, gli oggetti e i prodotti tipici dei paesi che sono
attraversati dalla via della Seta.
Per noi è come
ripercorrere il nostro viaggio. Vediamo le yurte kirghize, i piatti in ceramica
uzbeka, le sciarpe persiane e rifacciamo a ritroso il percorso.
Concludiamo con un
giro per il centro senza una meta e subito dopo pranzo terminata la visita da
turisti – ci vorrebbe molto più tempo – ci rimettiamo al lavoro per raggiungere
il nostro obiettivo: tornare a casa.
Nella nostra idea
originale avremmo dovuto affittare una macchina a Istanbul e tornare fino a
Milano con il mezzo affittato. Quando però arriviamo all’aeroporto Ataturk
capiamo che forse la nostra idea era troppo ingenua. Ci dicono che è
impossibile uscire dalla Turchia con una macchina a nolo. La Turchia è fuori
dall’Unione Europea – capirai che scoperta – e quindi ci lasciano con un pugno
di mosche in mano.
Siamo alle solite, ma
ormai abbiamo le spalle larghe. Troveremo una soluzione alternativa. Andiamo
alla stazione dei bus internazionali e capiamo quale strada è meglio fare per
il ritorno a casa.
Mentre ci rechiamo
alla stazione, il Tavola fa l’amara scoperta: gli hanno rubato il portafogli
che teneva nello zaino.
Fa mente locale e
capisce che gliel’hanno rubato sul bus da Teheran a Istanbul. Non è difficile
capire che il miglior nemico del Pelo, il Merdoso, alla fine ha vinto la sua
diatriba personale e oltre a tutto quello che ci ha fatto passare ci ha anche
rubato negli zaini.
Io sono rimasto l’unico
indenne, al Tavolo come detto il portafogli e al Pelo mancavano tutte le monete
di tutte le nazioni che aveva collezionato.
Per fortuna le cose
di maggior valore le tenevamo addosso.
Alla fine il computo
totale del furto è:
- - Monetine
da collezione delle nazioni percorse
-
Portafogli
del Tavola
- - Carta
prepagata del Tavola senza pin disponibile
- - Cartaccia
varia
Non è un gran
bottino, ma ci ha dato comunque fastidio.
Arrivati alla
stazione dei bus capiamo che le possibilità sono due: procedere attraverso gli
stati balcani oppure passare da sotto e passare la Grecia per arrivare fino in
Albania. Da lì poi capiremo che strada fare.
Dopo un veloce
breafing e col pulmann quasi in partenza propendiamo per fare Istanbul-Tirana e
alle 16.00 siamo già in viaggio.
Sul pulman siamo gli
unici italiani. Ci prendono tutti subito in simpatia. Per loro è pazzesco che
degli italiano facciano quella tratta.
Conosciamo Gsim, un
signore albanese sulla cinquantina. Parla italiano molto bene e quindi è facile
comunicare. Ha il nipote ricoverato ad Ankara per una brutta malattia e quindi
viaggia molto spesso. Dice che in Albania non ci sono le strutture per curarlo
come si deve. Ha fatto mille lavori,
dai sottotetti in
carton-gesso fino a gestire un bar.
Ora è disoccupato.
Alla prima tappa per i bisogni ci offre un gelato e praticamente parliamo tutto
il lungo viaggio fino a Tirana.
Tra Grecia e Turchia
non corre buon sangue – vedi gestione delle problematiche cipriote – e quindi
le frontiere sono un vero delirio. Stiamo fermi quasi due ore senza capire perché
la coda non si smaltisce.
Poi finalmente
passiamo. Siamo stanchi come al solito. Passeremo l’ennesima notte dormendo in
bus. Ma anche a questo ormai siamo abituati.
Ci svegliamo in piena
notte per una pausa e Gsim ci porta sul pullman dei dolcetti greci. Ci racconta
che sa parlare il greco e che ha lavorato lì per anni. A lui i greci stanno
simpatici e non ha problemi con loro. Anzi è felice di parlare greco visto che
non lo parla da molti anni.
Apprezziamo il gesto
e mangiamo i dolcetti. Gsim è veramente una carissima persona.
Certo che svegliarsi
alle tre di notte, dopo quattro notti che non si vede un letto, su un pullman
che ti porta da Istanbul a Tirana e dover mangiare un Baklava non è molto
salutare. Ma del resto καλή όρεξη (buon appetito!).







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