Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

lunedì 23 settembre 2013

Viaggio della speranza

Vediamo per la terza volta di seguito l'alba iraniana. Il risveglio infreddolito sul bus è come al solito confusionario.



Veniamo scaricati al terminal Arzhantin di Teheran e siamo ancora addormentati. Non sappiamo bene cosa fare e dove andare. Siamo disorientati.
Siamo in attesa di Roya per capire come recuperare i bagagli e rimetterci in viaggio verso casa.
Speriamo che la sua amica stia meglio.
Un buon chai caldo fa sempre bene sia per le attese sia per il freddo e dopo aver dormito una mezz'oretta su una panchina, ci riscaldiamo così.
Ci svegliamo con il suono del telefono che suona. E' Roya che ci chiama.



Ha passato la notte in ospedale e ha dormito solo un'ora. Dice che le dispiace molto che non ci può portare al mare (noi di più per la sua amica) e che ci aiuterà a proseguire il viaggio.
Ci accompagna in stazione per cercare il pulmann per Istanbul. Quasi tutte sono piene. Il rischio di non partire è ormai molto alto. Iniziamo a pensare all'ennessimo cambio di programma, fino a che suo cugino ci chiama e ci dice che ha trovato una compagnia che ha ancora dei posti liberi. 
Li prendiamo possiamo partire. Il pullmann partirà alle 13.00 e il viaggio durerà quaranta ore. Sì, quaranta ore. 
A scriverlo sembra tanto. Ma a viverlo ancora di più. Sarà un'esperienza nuova. 
Mancano due ore alla partenza così Roya e suo cugino ci portano a casa per una doccia - che ci salva la vita e anche la dignità.



Ci prepara degli ottimi panini e siamo pronti alla partenza del viaggio della speranza.
Quaranta ore di pullman. Ripeto. Vedendo gli altri ritmi prevediamo siano anche di più.
Partiamo alle 13.24, salutando moltissimo Roya e il cugino, e ci mettiamo il cuore in pace. 



Per quaranta ore non avremo fretta e non dovremo prendere decisioni o risolvere problemi. Forse.
Alle 14.32 capiamo che non sarà così il viaggio.
Siamo già fermi. Non capiamo perchè. Poi vediamo che due dei faccendieri del pullman iniziano a smaneggiare il motore. Ci mettiamo le mani nei capelli e capiamo che i problemi sono solo all'inizio.



Il viaggio procede lento fino alle 19.00 quando il pullman si ferma di nuovo. Un'ora e venticinque minuti fermi e dopo mille magheggi l'autista riparte e il pullman sembra funzionare nuovamente. 
Abbiamo già racimolato due ore di ritardo. 
All'1.13 ci sveglia il tipo che aiuta l 'autista. Ci chiede il biglietto. Poi ci dice che dobbiamo spostarci davanti.
Al posto di persone che c'erano da inizio viaggio. Non capiamo. Abbiamo passato da poco Tabriz. Siamo assonnati. Proviamo a desistere. Ma alla fine ci spostiamo.
Poi quando ci sediamo capiamo. C'è un rumore continuo. Come se non fosse inserita la cintura. Bling. Bling. E' un martello. Protestiamo.
Un'ora così.
Poi intorno alle 2.00 accostano. Fanno magheggi. E il rumore cessa. Ma come?? Pensiamo noi...bah...
Alle 2.17 fermata per la cena.
Abbiam passato di circa un centinaio di km Tabriz. Noi avevamo il panino di Roya e quindi non abbiamo fame.
Vado solo a prendere da bere. 
Ab (acqua) - chiedo a un signore anziano che gestisce delle fiches in stile casino'.
Na - risponde. 
In effetti non vedo acqua. Indico un orange juice.
Na - risponde.
Viene in mio soccorso un ragazzo persiano che parla inglese che avevamo conosciuto prima, si chiama Afshin. E' molto simpatico e si vede che vuole fare amicizia. 
Dopo un estenuante trattativa col vecchio riesce a prendermi tre aranciate. Me le ha offerte, dice che sono suo ospite.
Dice che è' un posto di frontiera.
Che se non mangi non ti danno da bere. Bel modo di fare business, penso e sorrido.
Ringrazio molto il ragazzo e torno sul pulman.
Arriviamo in frontiera alle 5:30.
Il passaggio in frontiera è un vero casino. Tutto l'opposto dell'ottimizzazione dei processi. Il pelo dice:'Organizza il flusso di processo di questa frontiera. Ottimizzalo. Poi stravolgilo al contrario ed ecco che viene fuori quello che bisogna fare qui.'
Un casino totale. 
Un tizio della frontiera non ci fa passare sotto il metal detector quando gli spieghiamo che siamo turisti (la vodka kirgiza è salva!) e poi un altro tipo mi dice che il nostro visto è scaduto. Gli spiego che è impossibile. Gli faccio i conti a mano e capisce. Mi conferma che è corretto.
Prende i passaporti e se ne va. Non capiamo cosa bisogna fare. 
Attendiandiamo. Proviamo a chiamarlo. Niente.
In tanto la gente è in fila. Proviamo a spiegare ma niente da fare.
Praticamente siamo ultimi in una fila interminabile. Non c'è problema. Non abbiamo fretta.
Arrivati al termine della fila e con la paura che ci sia qualche problema il tipo si accende e si ricorda dei nostri passaporti. Gli da un'occhiata veloce e ce li da. Dillo prima no...
Passiamo la frontiera turca senza problemi e ci mettiamo a far colazione con i ragazzi persiani amici di Afshin all'aperto.



Sono le 7:43 col cambio di fuso. Anche stanotte non abbiamo dormito. 
Il Monte Ararat è lì davanti a noi. Imponente. Maestoso. Simbolo di questa zona. 



E' un monte pieno di storia. Secondo la BibbiaNoè approdò sulla sua cima dopo che il diluvio universale, scatenato da Dio per punire gli uomini terminò dopo 150 giorni (circa 5 mesi).
La leggenda vuole che l'Arca di Noè sia ancora sulla montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra cui Marco Polo.
Finalmente ripartiamo non prima di aver fatto una fotografia reale e una con la memoria fotografica in modo che questo momento rimanga impresso nella mia mente per tutta la vita. 
Siamo in Turchia. Ormai la strada del ritorno sembra tutta in discesa.
Ormai con Afshin e i suoi due amici Said facciamo gruppetto sempre.



Io parlo spesso con Afshin. Con il nostro inglese stentato ci capiamo a meraviglia.
Ormai conosciamo tutto il pulman.
Shai una signora iraniania presa bene che parlo un po' persiano.
Sahar e ' una ragazza persiana. La madre divorziata vive vicino a Istanbul in un paese che si chiama Chor. 
E' bello vedere che dopo aver superato la frontiera le donne (evidentemente non islamiche) si tolgono il velo e si sciolgono i capelli. I ragazzi si mettono i pantaloni corti e ci raccontano che vanno a Istanbul per fare festa, ballare e bere alcool.
Il nostro 'amico' faccendiere che ci ha messo nei posti davanti continua la sua battaglia personale col Pelo.
Tira giù i piedi. E il Pelo li rimette su.
Ho bisogno dello zaino. Ora sto pulendo il pullman.
Tira giù i piedi. E piedi rivanno su.
Tutti questi dialoghi senza capirsi a parole. Solo a gesti, espressioni del volto, imprecazioni nella proprio lingua e quindi incomprensibili all'altro e grugniti quando l'altro non capisce o fa finta di non capire. E' una battaglia alla pari.
Al momento non c'è nessun vincitore. Quando passa in vantaggio uno, l'altro recupera.
Obiettivo rompersi i coglioni a vicenda il più possibile. Ormai è odio allo stato puro.
La Turchia vola veloce. Ci sono molti pezzi montuosi. Le strade sono buone e noi dobbiamo sempre andare dritti. Facciamo dei pezzi in cui arriviamo fino a 2000 metri. 



Il mio cellulare è quasi scarico pertanto chiedo all'autista molto gentile - l'unico non gentile è l'amico del pelo che ormai abbiamo soprannominato 'Il Merdoso' - se posso caricarlo nella presa USB della radio. 
Non avevo fatto i conti col fatto che sarebbe partita la mia musica a tutto volume. Sulle montagne turche, in un pullman di iraniani inizia a cantare la voce speciale di Pierangelo Bertoli. 
E' un momento magico. Mi lascio trasportare tra le parole dure come pietre di 'A muso duro' mentre gli iraniani non capiscono niente e dalle loro facce si capisce che alcuni sono curiosi e contenti, altri invece non apprezzano e insultano. 
Lo stesso Pelo e il Tavolo non conoscendo Bertoli e non apprezzando la sua musica denigrano i miei gusti musicali. Ormai solo contro il pullman intero mi godo questo fantastica canzone, mi godo le parole di Pierangelo Bertoli che hanno un sapore inimitabile tra le montagne rosse delle Turchia e mi riprendo l'iPhone. 
Naturalmente ancora scarico. 
La notte riusciamo a dormire discretamente bene finché l'autista non si mette a litigare con dei ragazzi - che scopriamo turchi. 
Minaccia di farli scendere. Momenti di silenzio e momenti di urla. Poi ricade nuovamente il silenzio.
Finalmente riusciamo a riaddormentarci.
Abbiamo già passate le quaranta ore. Come avevamo preventivato il viaggio sarebbe stato molto, molto lungo. 

venerdì 13 settembre 2013

Il poeta bergamasco

Di Luca 'Pelo' Spada

La prima stella in cielo,
30 ore seduto sullo stesso sedile,
Istanbul ancora lontana,
Turchi ridono senza sosta alle spalle,
“Figa se è lunga ancora“,
Il paesaggio di fronte spaccato dalla fine riga del vetro infranto e il merdoso qui davanti.

Fine

mercoledì 11 settembre 2013

CiaoMamma in numeri

...

Siamo in Italia

...

Durazzo-Bari


Sulla nave dirazzo bari.
La prima classe costa mille lire la seconda cento la rumore e spavento.
Noi siamo chiaramente in infima classe.
Probabilmente unici italiani a bordo.
Tutti albanesi kossovari etc
La stanza che scegliamo e buia e umida da una simil aria condizionata.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato come i cingoli sull rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa bionda e dell est alla mia sinistra sono tutte cose che mi faticano a far prender sonno.
E' la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Siamo stanchi ma ormai il viaggio e' al termine .
Al di la del mare c'è l Italia. C'è casa
C'è Mili. C 'e la mamma. C'è il lavoro.

Mattina

Mi sveglio la mattina. Faccio in tempo a vedere l'alba. Sento pochissime parole italiane. La nave ancora sta dormendo. Faccio colazione con un cappuccio e una brioche. Ormai è' molto che non la facevo così. Mi mancava. La ragazza dietro il banco mi dice qualcosa in albanese presumo.
Cappuccio e brioches - faccio io.
Mi guarda stupita e mi dice:'scontrino alla cassa'.

lunedì 9 settembre 2013

Piazza, bella piazza

Ci svegliamo alle 6.00 in punto. Ormai siamo delle macchine. La stanchezza è tanta che ormai non la sentiamo nemmeno.
Salutiamo l'ostellante che dorme praticamente sdraiato alla reception. Fa tempo a dirci il risultato dell'Arsenal la sera prima,'My friends'.




Prendiamo la metro per andare alla stazione di e-jonoob. E' molto presto e la gente sta andando a lavoro. E' una domenica e la settimana lavorativa è iniziata.
Notiamo che le prime carrozze sono destinate esclusivamente alle donne ma vediamo anche che le indicazioni dei cartelli non vengono per niente rispettate. 
Le scritte con le indicazioni del metro sono in farsi, ma fortunatamente, c'è anche la traduzione traslitterata in alfabeto latino.
Arriviamo a e-Jonoob e troviamo un treno per Eshfahan che parte alle 8:40 e arriva alle 12.30. Treno VIP dicono. Forse ce n'era uno che partiva prima ma ormai abbiamo già preso il biglietto, mezzi addormentati dal primo che ce l'ha proposto.
Nell'attesa ci prendiamo un Chai (anche qui il the è chiamato così) per darci la carica per la giornata e aspettiamo il bus.
La partenza effettiva è intorno alle nove. Bisogna dire che il pulman VIP e' veramente comodissimo rispetto a quello normale con cui abbiamo percorso Qucan-Teheran. La durata della tratta rimane uguale, ma viaggiando con un pullman VIP si ha più spazio e i sedili sono più comodi. 
Il viaggio procede lento tra qualche dormita e il pensiero rivolto alla prossima scelta. 
Andiamo a visitare il nord dell'Iran e il Mar Caspio con la nostra amica Roya oppure continuiamo la risalita in direzione Turchia?
Per aggiungere altra carne al fuoco dall'Italia ci segnalano che è stato riscontrato un caso di peste bubbonica in Kirghistan. Era trent'anni che la peste nera non mieteva vittime. Da quello che sappiamo si tratta di un pastore di quindici anni della zona del nord-est nei pressi del lago Issik-Kul. Noi non abbiamo visitato quella zona e sono passati i 12 giorni massimi di incubazione. Pericolo scampato!
Arrivati alle 14:35 prendiamo un taxi per andare nel centro.




Facciamo un giro circolare e vediamo la moschea Del jameh, il bazar di Eshfahan e la Imam Square che purtroppo stan rifacendo a nuovo ed è' praticamente tutta un cantiere, pensiamo.




Il bazar è un dedalo di vicoletti in cui è praticamente impossibile orientarsi. La lonely planet questa volta non è molto di aiuto e quindi ci perdiamo e ritroviamo la strada mille volte almeno.




Poi ci dirigiamo in un parco nei pressi del palazzo Chehel sutun e incontriamo un ragazzotto alto quasi due metri, persiano. Si chiama Arash e studia Tecniche Agricole. Vorrebbe venire in Italia (diventa matto quando capisce che siamo italiani) a studiare al Politecnico di Milano. 



Ci chiede come ci troviamo e se ci piace. Noi confermiamo ma gli diciamo che siamo dispiaciuti che piazza Imam sia soggetta ai lavori. 
Ci guarda perplesso. Pensiamo alla difficoltà di capirci in inglese. Rispieghiamo. Rimane perplesso. 
A questo punto gli facciamo vedere le foto e scoppia a ridere. 
Non è quella la piazza!
Dice che piazza Imam 'Is Wonderful' e quella che abbiamo visto è un'altra piazza.
Siamo increduli e lui ci propone di indicarci la strada.
Finchè non la vediamo non ci crediamo; in effetti la vera piazza è spettacolare. Gruppi di famiglie iraniane che fanno picnic nella piazza immensa. Qualcuno prega e i bambini giocano. E' quasi buio e le luci che la illumininano la rendeno ancora più bella. La chiamano 'La metà del mondo' ed e' una delle piazze più grandi del mondo. Tutto il suo complesso è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità nel 1979.



Prendiamo un ottimo Turkish Kebab e lo mangiamo come da usanza nella piazza, a mò di picnic.
E' un momento di riposo in una giornata frenetica e faticosa, dopo l'ennesima notte in cui il sonno è passato solo di sfuggita.


Continuiamo il giro nella piazza e facendo foto un venditore di tappeti persiani ci invita a bere un thè nel suo negozio.


Troviamo un tedesco che è arrivato fin lì in autostop e sono sei mesi che gira. Parlano tutti in inglese e ci scambiamo le impressioni sui viaggi.
Il venditore prova a venderci qualche tappeto ma ringraziando diciamo che non abbiamo nè il tempo nè lo spazio per concludere una trattativa di quel genere.


Dopo la piazza ci dirigiamo verso il ponte Pol-e Khaju costruito dallo Scià Abbas II intorno al 1650. E' stupendo tutto illuminato ma quando ci avviciniamo capiamo che l'acqua è sparita. Prosciugata. Sembra di essere all'Aral.
Lo immaginiamo con l'acqua e immaginiamo la sua bellazza con l'acqua con scorreva sotto le sue fondamenta.
Ci dicono che è ormai qualche anno che è in secca. Ci raccontano la solita storia dell'irragazione degli affluenti e l'utilizzo dell'acqua per l'agricoltura.


Sono seduto sul bordo del ponte. Come se l'acqua, che una volta passava, ci fosse ancora. Guarda il cielo e stanchissimo dal viaggio e dalla giornata mi faccio trasportare dai miei pensieri. Seguendo il corso di un fiume senz'acqua.



Alle 23.45 abbiamo il pullman che ci riporterà a Teheran.
E via per un altra traversata da 600 km verso casa. 
Purtroppo nella notte, mentre cerchiamo di dormire, mi scrive un SMS Roya. Dice che una sua amica ha avuto un brutto incidente e pertanto non potrà portarci nel nord dell'Iran la giornata seguente. Siamo tristi per la sua amica. Speriamo possa guarire presto.
Noi del resto non sappiamo quale sarà la nostra prossima metà verso occidente. Tabriz, Van, Istanbul. Qual'è la soluzione migliore per continuare il viaggio?
Tra una curva e un pensiero sul domani ci addormentiamo, cullati si fa per dire, dalle virate del pullman. Pullman VIP però!

venerdì 6 settembre 2013

Ospitalità iraniana

Ci svegliamo di soprassalto. Siamo a Teheran, ma il posto non sembra una fermata. Piuttosto sembra uno svincolo di una super strada. Nessuno capisce nulla di quello che diciamo. Alla fine con le poche parole persiane a nostra disposizione facciam capire che vogliamo andare al terminal bus. Qualunque. 
Koja ast? Ci chiedono. Bella domanda. Non lo sappiamo neanche noi.
Sono le 6.00 del mattino e' ancora buio. Non abbiamo nulla di pianificato e nulla di deciso.
Facciamo colazione e poi vedremo il da farsi.


Prendiamo un the caldo e mangiamo una brioche di Asghabat avanzata.
Dalla lonely planet cerchiamo un hotel e col taxi ci andiamo.
Non sembra male ma è pieno.
Allora scegliamo il più vicino.
E' un postaccio di infima categoria ma il gestore almeno e' gentile. E' un invasato di scommesse e appena sente che siamo italiani ci spiega che ha perso la bolletta per colpa del Milan che ha perso a sorpresa con la neopromossa Verona. Noi ridiamo divertiti per la situazione e un po ' meno per il risultato.
Ridiamo ancora meno quando vediamo la stanza.
Lasciamo i bagagli, cambiamo un po' di dollari in tomani e ci dirigiamo verso il bazar.
Il bazar di Teheran e' un labirinto di negozietti dai mille colori. Sciarpe , tessuti, spezie e chincaglierie. Fino ad arrivare ai bellissimi tappeti persiani.


Facciamo un po' di compere e continuiamo la nostra visita al Golestan Palace.


 Il posto utilizzato dallo shah Reza Palavi all 'inizio del 900' e' molto bello con troni di alabastro e stanze di specchi.


Terminata la visita compriamo una SIM card Irancell e chiamiamo Roya, una nostra amica di Teheran che vive a Milano.
Ci diamo appuntamento per il pomeriggio.
Pranziamo con il classico Khubidee (spiedino di carne di agnello e vitello di carne macinata) e il Pelo e il Tavola, su mio consiglio, prendono gorme-e-sabzi, una zuppa di verdura e carne - altro piatto tipico persiano.


Siamo stanchi vista la notte in bus e quindi prima dell'arrivo di Roya facciamo una dormita rigenerativa.
Roya quando arriva e' molto contenta di vederci anche se un po ' stupida della scelta dell'hotel. 
Il giro per la città che ci fa fare è nelle zone più inn della città; in effetti la parte sud, dove siamo noi e' quella più povera, per vedere la parte più ricca bisogna andare al nord.


Per la cena ci porta con un suo amico commerciante in un ristorante nella parte alta di Teheran dove si può vedere tutta la città. Il ristorante e' su un fiumiciattolo ed è' veramente carino.


Mangiamo di tutto e ed veramente buonissimo Juge kebab (spiedino di pollo), Khubidee kebab e fumiamo il narghilè.


L'ospitalità degli iraniani e' incomparabile. Naturalmente non c'è modo di pagare. Mentre osserviamo la città dall'alto, questa mastodontica metropoli con più di 14 milioni di abitanti, ci propone dopo la visita a Eshfahan di tornare a Teheran e andare a nord dell'Iran, sul mar Caspio .


Bus per Istanbul o nord dell'Iran? Ci addormentiamo con questo dilemma e come al solito le decisioni si rimandano a mente fresca.
Ci penseremo l'indomani a Eshfahan.

giovedì 5 settembre 2013

Verso i tesori dell'antica Persia

Ci svegliamo dopo un 'ottima dormita nel migliore hotel del viaggio.
La colazione e' altrettanto ottima e ci strafoghismo letteralmente.
Dopo colazione, alle 9.00 arriva il nostro corrispondente turkmeno; dovremo fare l  'ultima registrazio prima di uscire dal Turkmenistan.
Ci vorrà un'ora, devono portare i documenti al ministero del turismo.
Dedichiamo il tempo per visitare il bazar sovietico li vicino . 


L 'impressione è che di locale non ci sia praticamente niente. I manufatti vengono quasi tutti importati.


Terminata la registrazio chiediamo di fermarci nel tragitto alla piazza dell 'indipendenza.



Questo è' il punto dove salutiamo il prode Erminio!



Lui tornerà l'indomani in Italia in aereo. Abbracci e calorosi saluti. Ci mancherà per il resto del viaggio!
Ora siamo in tre. Dovevamo partire in cinque e ora a più di un terzo del viaggio siamo solo in tre. Ce la faremo!
Ci dirigiamo verso la frontiera turkmena e come al solito quando arriviamo noi son sempre tutti a mangiare.
Aspettiamo il ritorno del personale e in pochi minuti ce la sbrighiamo.
Alla Frontiera dell'Iran un militare ci fa scrivere buon compleanno in italiano per un amica e si prende subito bene.
Il passaggio in frontiera e' molto semplice e veloce.
Prendiamo un taxi fuori dalla dogana per andare a Qucian. Mili dice che da li riusciremo a trovare un bus per Teheran (Ciao Tesoro! Sto arrivando!).
Ci fanno pagare 48000 tomani per tutto il tragitto (80 km circa).
Inizio a dire qualche parola in persiano, pensavo peggio. Qualcosa riesco a dire e a farmi capire.
Il paesaggio e' strano, le strade ottime solcano questi monti sinuosi in un misto di roccia erba color ocra.
L'erba bruciata dal sole si apre verso l'Iran che ci attende.


Dopo circa quarantacinque minuti arriviamo a Qucian. Il taxista ci lascia al Terminal dei bus. Ci vuole poco a trovare il bus per Teheran. 20000 tomani a testa e si va. Dalle 16:00 alle 4. Dodici ore di pulman.
All'inizio del viaggio ci offrono succo alla ciliegia e dei wafer.



Il viaggio sarà interminabile. Sulla tv e' trasmesso un film ( sembrerebbe comico) con attore protagonista il Pannofino iraniano.
Dopo circa un'ora di viaggio vengono a dire al Tavola che deve mettere i pantaloni lunghi.



A circa un quarto del viaggio la situazione e':
- Tavola, bloccato da un tipo iraniano che gli dorme sulla spalla.
- Io e il Pelo, bloccati da quello davanti che ha sboccato 2-3 volte
Non male! Mancheranno solo una decina di ore di viaggio.
Cala l'imbrunire intorno alle 20.00 in questa terra persiana, ricca di antichi splendori.



Non avremo molto tempo visto che dovremo aumentare il ritmo. Il viaggio e ' lungo e la prima parte ce la siamo presa comoda se così si può dire .
Arrivando l 'indomani a Teheran siamo addirittura in vantaggio sul tabellino di marcia. Pazzesco ! 
Abbiamo tagliato Mashad è deciso di farci una tirata unica verso Teheran.
Crediamo sia la scelta migliore.
Pausa di un quarto d'ora a un simil-autogrill, che poi diventa quasi un'ora.



Il viaggio riprende ma non siamo neanche a un quarto del tragitto.
Il resto del viaggio scorre liscio. Facciamo fatica a dormire ma alla fine il sonno prende il sopravvento.

mercoledì 4 settembre 2013

Perla nel deserto

Scritto da Luca 'Pelo' Spada

“Che strano azzurro che è il cielo stamattina“,penso aprendo gli occhi.



Poi ricordo che l'azzurro che sto vedendo è la stoffa della tenda che ci ha riparato nella ventosa notte precedente.


Gli altri sono già davanti alla colazione.esco dalla tenda, attorno il solito cielo azzurro,sabbia e qualche cespuglio. Facciamo colazione con pane,formaggini,succhi brioche e marmellata. Pochi scambi di parole tra di noi per capire che il vento forte non ci ha fatto dormire granché ma siamo comunque riposati e carichi per l atmosfera surreale del posto in cui abbiamo passato le ultime ore.corro sulla collina per osservare per l ultima volta quel cratere infuocato.è veramente incredibile e unico. Dopo qualche minuto la guida ci richiama alla realtà. 



Partiamo, tra me penso se tornerò mai a rivedere quel posto così unico nella vita. Mi rispondo che sarà impossibile ma nella vita il domani è un mistero. Vediamo altri due crateri,per origine uguali al precedente ma ci sorprendono di meno poiché uno è pieno di fango, l altro d acqua.


Proseguiamo in direzione della capitale, ashgabat. La guida è decisamente più tranquilla della folle corsa del giorno prima.dal finestrino osservo le dune del deserto spezzate da vari cespugli. Nessun villaggio sulla strada,nessuna abitazione. Solo qualche cammello ogni tanto ci distrae da un paesaggio formato unicamente da deserto e cielo azzurro.poi ad un tratto notiam delle abitazioni,siamo giunti a un villaggio.



ci fermiamo per far due passi.“Polvere e rottami“ è probabilmente l espressione adatta per descriverlo dopo un paio di minuti d osservazione.ma camminando veniamo affascinati da questo posto, da questa vita. Ci sono capanne,varie case in cemento senza rifinitura,cammelli,capre e galline. 



Troviamo poi un pozzo,due forni e una piccola moschea.le persone sembrano nascondersi da noi mentre i bambini come al solito sono entusiasti e ci salutano e seguono.quando cerchiamo di intrattenere una conversazione con dei saldatori si dimostrano cordiali e ci permettono di osservare la loro officina. Gli utensili dei saldatori si perdono nella sabbia del deserto appena depositati a terra. Ce ne andiamo pensando a come possa essere difficile vivere e autosostenersi in un posto come quello.io invece penso che se fossi un bambino mi divertirei da mattina a sera in un posto così. Probabilmente giocherei con cammelli, proverei a costruire qualcosa con i tanti pezzi di rottami presenti oppure creerei forme con sabbia e acqua.
sulla strada per asgabath mi addormento pensando a quanto potrà essere polverosa una capitale costruita nel deserto. “welcome to asgabath“ sento dire nel sedile di fronte. Apro gli occhi. 



Traffico e grandi strade.in fondo delle montagne non troppo alte che potrebbero essere definite delle colline.alle loro pendici la città. Entriamo. Stupore è l espressione sui nostri volti. Tutti a bocca aperta. La città è pulita, ordinata e decorata. Ogni cosa appare perfetta o almeno quella è l idea che quella città ci vuol dare entrandoci. Sembra una città da fiaba. “non ho mai visto una città così “ dice il tavola. 



Come smentirlo? Andiamo all hotel prenotatoci dall agenzia del Turkmenistan. Un 4 stelle. Restiamo increduli per la bellezza dell hotel. 



Appena scopriamo che c è una piscina pensiamo solo a buttarci dentro. Leggende narrano che l acqua della piscina si sia scurita dopo la nostra immersione ma fortunatamente sembra che i presenti non se ne siano accorti. Passiamo il pomeriggio lì, nuotando e rilassandoci. Prima e forse unica parte del viaggio più da vacanzieri che da viaggiatori. Alla sera visitiamo la città. Se la città è una vera e propria “perla nel deserto“ non possiamo dire che la gente sia bella come la città. Capiamo subito che la cordialità uzbeka o kirghiza è ormai un buon ricordo. Le persone sono diffidenti e non ci aiutano volentieri.camminiamo nel terrore che a ogni foto  fatta una guardia ci richiami.


Mangiamo tra i grugniti di una cameriera che probabilmente non apprezza gli stranieri.scopriamo che alle 23 tutto chiude anche in capitale quindi ci dirigiamo verso l hotel per riposare. 
Senza alcuna pretesa ci dirigiamo al discobar dell hotel, appena dentro ci meravigliamo nel vedere un sacco di gente ballare e bere. “non abbiamo soldi turkmeni,come facciamo?“ dico agli altri. Mi appoggio a un pilastro per osservare la sala da ballo, quando delle parole incomprensibili mi urlano nell orecchia. Sono le parole di un kazako che appena scoperto la mia origine italiana mi invita a bere e mangiare con un suo amico.“ci sono anche i miei amici“ gli urlo e così nel tempo che segue ci vediamo offrire giri di vodka e frutta. Ci buttiamo a ballare, certamente aiutati dall effetto che la vodka ha su di noi. Balliamo fino a tardi, fino a quando la sala da ballo è quasi vuota. Andiamo a dormire. Lughes e Erminio si sono chiusi fuori dalla loro stanza e sono in giro in mutande. Mi offro di scendere al piano terra per prendere le chiavi di scorta.una musica lounge in ascensore e il paesaggio notturno di una città addormentata mi accompagnano al piano terra.apriamo la stanza e possiamo dormire. La vodka si sente ancora. “Domani partiamo per l Iran“ penso. Fatico ad immaginarmelo, non vedo l ora di respirarlo. Chi lo conosce me ne ha parlato benissimo. Un mio amico prima di partire mi disse “vai in Iran?ma non c è la guerra?“. Mi addormento sorridendo nel pensare a quel momento.

lunedì 2 settembre 2013

Una notte all'inferno

Oggi è' la giornata campale. Dobbiamo fare il passaggio più complesso di tutta la nostra via del ritorno. L'entrata in Turkmenistan.
Facciamo colazione all'hotel Nukus e  ci facciano portare da un taxi privato alla frontiera vicina.
Passiamo senza problemi la frontiera uzbeka e poi entriamo nella frontiera del Turkmenistan. 



Abbiamo la lettera di invito dell'agenzia, abbiamo già pagato tutto e... Siamo nelle mani del destino!
Come prima cosa ci fanno provare a tutti la febbre. Tutti passano tranne a me che segna 37.5! Non mi sento la febbre quindi sicuramente non è stata provata bene. Il dottore mi chiede come sto e poi segna 36. Come il 6 politico.
Consegnamo la documentazione e il militare ci dice di sederci.
Passa una mezz'oretta e arriva un argentino che in due minuti sbriga tutte le pratiche burocratiche.
Iniziamo a capire che c'è qualcosa che non va.
La guida dell'argentino ci dice che ha chiamato la nostra agenzia e il nostro autista e' un'altra frontiera a 200 km di distanza!
Siamo dei cazzoni!
La frontiera corretta era quella di Khiva. Errore nostro.
Attendiamo l'autista fino alle 12:30.
Arrivato lui ci rilassiamo un pochino. Capiamo però che tutto il personale e' andato a pranzo. Dobbiamo aspettare che ritornino per sbrigare le formalità burocratiche. Sarà una lunga attesa. Fino alle 14.15 non si presenta nessuno. Avranno fatto un pranzo di nozze in due ore e passa, pensiamo.
Usciamo alle 14.37. 



Come al solito siamo in ritardo. Come al solito dobbiamo correre.
Kunya Urgench la vediamo solo passando. Solo pochi minuti per due foto. E ' un'antica città, sono rimasti solo ruderi. Caravanserraglio dell'antica via della seta.


Non abbiamo tempo visto il pastrocchio combinato.
L'autista ci dice che in casa hanno gratis gas e elettricità e l'acqua.
In più il governo gli passa 120 litri al mese gratis di carburante.
Cinque litri di benzina costano un dollaro.
Il nostro autista con 26 manat - 9 dollari - fa il pieno al 4x4 Mitsubishi Pajero.



Per recuperare il tempo perso inizia a tirare come un dannato. 
E' il più matto trovato fino a ora. Più matto dell'ultimo matti.
Centoquaranta all 'ora in una strada che andrebbe percorsa a cinquanta. Rischiamo la vita dalle diciassette alle diciotto volte.
Qualcuno ci guarda da lassù.
Il panorama e' strano.
Un deserto strano, non solo sabbia anche qualche cespuglio.


La sabbia e' calma non si muove dal suo letto. Rimane li. Sembra soffrire il caldo anche lei. Non è uno di quei deserti che ci fanno vedere nei film.
Alle 18.00 circa facciamo cambio di mezzo.
Il pazzo ci consegna nelle mani di tue ragazzotti turkmeni.
La macchina e' carica con tutto il necessario.
La temperatura esterna e ' di 37 gradi. Caldo. Molto caldo . Siamo, del resto, alle porte del deserto . E anche alle porte dell'inferno. Se non fa caldo qui dove dovrebbe farlo ?
E poi eccolo li. Il deserto .
Sabbia. Sabbia e cespugli secchi.
Solchiamo le dune come una barca a vela in mare aperto. La sabbia e' la nostra onda. Il vento la nostra direzione. Tutto il viaggio aspettavamo di arrivarci.
E poi è' li. Nel deserto. Un grande cratere pieno di fuoco.
Fuoco dell'inferno. Le porte dell'inferno.
Hai la sensazione che sia li a due passi. Che tutto quello che ti han raccontato a scuola sia vero.
L'inferno. Quello che ci ha raccontato Dante .
Che un giorno, se nella vita ti sarai comportato male, dovrai andare li.
Ed è da Darvaza che dovrai entrare.



I ragazzi preparano il campo e il barbecue per la cena.



Noi facciamo le foto a questa meraviglia. 
Il Tavola ne fa uno per vincere un concorso fotografico della Wuber. Per noi è ' un premio già vinto.



Il caldo di preme la faccia come una grossa mano avvolgente.
Questa sera siamo invitati a cena da Belzebu'.

Sono sdraiato nel deserto. E' notte fonda.
Sento solo il rumore delle fiamme dell'inferno. 
Una voce mi chiama.
Le fiamme mi affascinano e mi circuiscono.
Mi stanno ipnotizzando. Mi attraggono verso di loro.
Sono sveglio o sto sognando?
Nel cielo si vede la via lattea, il carro e lo scorpione.
La luna e' sorta.
Non è la solita luna. È. Una luna rosso fuoco.
Anche lei, probabilmente, arriva da li. 
Si proprio da li.