Veniamo scaricati al terminal Arzhantin di Teheran e siamo ancora addormentati. Non sappiamo bene cosa fare e dove andare. Siamo disorientati.
Siamo in attesa di Roya per capire come recuperare i bagagli e rimetterci in viaggio verso casa.
Speriamo che la sua amica stia meglio.
Un buon chai caldo fa sempre bene sia per le attese sia per il freddo e dopo aver dormito una mezz'oretta su una panchina, ci riscaldiamo così.
Ci svegliamo con il suono del telefono che suona. E' Roya che ci chiama.
Ha passato la notte in ospedale e ha dormito solo un'ora. Dice che le dispiace molto che non ci può portare al mare (noi di più per la sua amica) e che ci aiuterà a proseguire il viaggio.
Ci accompagna in stazione per cercare il pulmann per Istanbul. Quasi tutte sono piene. Il rischio di non partire è ormai molto alto. Iniziamo a pensare all'ennessimo cambio di programma, fino a che suo cugino ci chiama e ci dice che ha trovato una compagnia che ha ancora dei posti liberi.
Li prendiamo possiamo partire. Il pullmann partirà alle 13.00 e il viaggio durerà quaranta ore. Sì, quaranta ore.
A scriverlo sembra tanto. Ma a viverlo ancora di più. Sarà un'esperienza nuova.
Mancano due ore alla partenza così Roya e suo cugino ci portano a casa per una doccia - che ci salva la vita e anche la dignità.
Ci prepara degli ottimi panini e siamo pronti alla partenza del viaggio della speranza.
Quaranta ore di pullman. Ripeto. Vedendo gli altri ritmi prevediamo siano anche di più.
Partiamo alle 13.24, salutando moltissimo Roya e il cugino, e ci mettiamo il cuore in pace.
Per quaranta ore non avremo fretta e non dovremo prendere decisioni o risolvere problemi. Forse.
Alle 14.32 capiamo che non sarà così il viaggio.
Siamo già fermi. Non capiamo perchè. Poi vediamo che due dei faccendieri del pullman iniziano a smaneggiare il motore. Ci mettiamo le mani nei capelli e capiamo che i problemi sono solo all'inizio.
Alle 14.32 capiamo che non sarà così il viaggio.
Siamo già fermi. Non capiamo perchè. Poi vediamo che due dei faccendieri del pullman iniziano a smaneggiare il motore. Ci mettiamo le mani nei capelli e capiamo che i problemi sono solo all'inizio.
Il viaggio procede lento fino alle 19.00 quando il pullman si ferma di nuovo. Un'ora e venticinque minuti fermi e dopo mille magheggi l'autista riparte e il pullman sembra funzionare nuovamente.
Abbiamo già racimolato due ore di ritardo.
All'1.13 ci sveglia il tipo che aiuta l 'autista. Ci chiede il biglietto. Poi ci dice che dobbiamo spostarci davanti.
Al posto di persone che c'erano da inizio viaggio. Non capiamo. Abbiamo passato da poco Tabriz. Siamo assonnati. Proviamo a desistere. Ma alla fine ci spostiamo.
Poi quando ci sediamo capiamo. C'è un rumore continuo. Come se non fosse inserita la cintura. Bling. Bling. E' un martello. Protestiamo.
Un'ora così.
Poi intorno alle 2.00 accostano. Fanno magheggi. E il rumore cessa. Ma come?? Pensiamo noi...bah...
Alle 2.17 fermata per la cena.
Abbiam passato di circa un centinaio di km Tabriz. Noi avevamo il panino di Roya e quindi non abbiamo fame.
Vado solo a prendere da bere.
Ab (acqua) - chiedo a un signore anziano che gestisce delle fiches in stile casino'.
Na - risponde.
In effetti non vedo acqua. Indico un orange juice.
Na - risponde.
Viene in mio soccorso un ragazzo persiano che parla inglese che avevamo conosciuto prima, si chiama Afshin. E' molto simpatico e si vede che vuole fare amicizia.
Dopo un estenuante trattativa col vecchio riesce a prendermi tre aranciate. Me le ha offerte, dice che sono suo ospite.
Dice che è' un posto di frontiera.
Che se non mangi non ti danno da bere. Bel modo di fare business, penso e sorrido.
Ringrazio molto il ragazzo e torno sul pulman.
Arriviamo in frontiera alle 5:30.
Il passaggio in frontiera è un vero casino. Tutto l'opposto dell'ottimizzazione dei processi. Il pelo dice:'Organizza il flusso di processo di questa frontiera. Ottimizzalo. Poi stravolgilo al contrario ed ecco che viene fuori quello che bisogna fare qui.'
Un casino totale.
Un tizio della frontiera non ci fa passare sotto il metal detector quando gli spieghiamo che siamo turisti (la vodka kirgiza è salva!) e poi un altro tipo mi dice che il nostro visto è scaduto. Gli spiego che è impossibile. Gli faccio i conti a mano e capisce. Mi conferma che è corretto.
Prende i passaporti e se ne va. Non capiamo cosa bisogna fare.
Attendiandiamo. Proviamo a chiamarlo. Niente.
In tanto la gente è in fila. Proviamo a spiegare ma niente da fare.
Praticamente siamo ultimi in una fila interminabile. Non c'è problema. Non abbiamo fretta.
Arrivati al termine della fila e con la paura che ci sia qualche problema il tipo si accende e si ricorda dei nostri passaporti. Gli da un'occhiata veloce e ce li da. Dillo prima no...
Passiamo la frontiera turca senza problemi e ci mettiamo a far colazione con i ragazzi persiani amici di Afshin all'aperto.
Sono le 7:43 col cambio di fuso. Anche stanotte non abbiamo dormito.
Il Monte Ararat è lì davanti a noi. Imponente. Maestoso. Simbolo di questa zona.
E' un monte pieno di storia. Secondo la Bibbia, Noè approdò sulla sua cima dopo che il diluvio universale, scatenato da Dio per punire gli uomini terminò dopo 150 giorni (circa 5 mesi).
La leggenda vuole che l'Arca di Noè sia ancora sulla montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra cui Marco Polo.
Finalmente ripartiamo non prima di aver fatto una fotografia reale e una con la memoria fotografica in modo che questo momento rimanga impresso nella mia mente per tutta la vita.
Siamo in Turchia. Ormai la strada del ritorno sembra tutta in discesa.
Ormai con Afshin e i suoi due amici Said facciamo gruppetto sempre.
La leggenda vuole che l'Arca di Noè sia ancora sulla montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra cui Marco Polo.
Finalmente ripartiamo non prima di aver fatto una fotografia reale e una con la memoria fotografica in modo che questo momento rimanga impresso nella mia mente per tutta la vita.
Siamo in Turchia. Ormai la strada del ritorno sembra tutta in discesa.
Ormai con Afshin e i suoi due amici Said facciamo gruppetto sempre.
Io parlo spesso con Afshin. Con il nostro inglese stentato ci capiamo a meraviglia.
Ormai conosciamo tutto il pulman.
Shai una signora iraniania presa bene che parlo un po' persiano.
Sahar e ' una ragazza persiana. La madre divorziata vive vicino a Istanbul in un paese che si chiama Chor.
E' bello vedere che dopo aver superato la frontiera le donne (evidentemente non islamiche) si tolgono il velo e si sciolgono i capelli. I ragazzi si mettono i pantaloni corti e ci raccontano che vanno a Istanbul per fare festa, ballare e bere alcool.
Il nostro 'amico' faccendiere che ci ha messo nei posti davanti continua la sua battaglia personale col Pelo.
Tira giù i piedi. E il Pelo li rimette su.
Ho bisogno dello zaino. Ora sto pulendo il pullman.
Tira giù i piedi. E piedi rivanno su.
Tutti questi dialoghi senza capirsi a parole. Solo a gesti, espressioni del volto, imprecazioni nella proprio lingua e quindi incomprensibili all'altro e grugniti quando l'altro non capisce o fa finta di non capire. E' una battaglia alla pari.
Al momento non c'è nessun vincitore. Quando passa in vantaggio uno, l'altro recupera.
Obiettivo rompersi i coglioni a vicenda il più possibile. Ormai è odio allo stato puro.
La Turchia vola veloce. Ci sono molti pezzi montuosi. Le strade sono buone e noi dobbiamo sempre andare dritti. Facciamo dei pezzi in cui arriviamo fino a 2000 metri.
Il mio cellulare è quasi scarico pertanto chiedo all'autista molto gentile - l'unico non gentile è l'amico del pelo che ormai abbiamo soprannominato 'Il Merdoso' - se posso caricarlo nella presa USB della radio.
Non avevo fatto i conti col fatto che sarebbe partita la mia musica a tutto volume. Sulle montagne turche, in un pullman di iraniani inizia a cantare la voce speciale di Pierangelo Bertoli.
E' un momento magico. Mi lascio trasportare tra le parole dure come pietre di 'A muso duro' mentre gli iraniani non capiscono niente e dalle loro facce si capisce che alcuni sono curiosi e contenti, altri invece non apprezzano e insultano.
Lo stesso Pelo e il Tavolo non conoscendo Bertoli e non apprezzando la sua musica denigrano i miei gusti musicali. Ormai solo contro il pullman intero mi godo questo fantastica canzone, mi godo le parole di Pierangelo Bertoli che hanno un sapore inimitabile tra le montagne rosse delle Turchia e mi riprendo l'iPhone.
Naturalmente ancora scarico.
La notte riusciamo a dormire discretamente bene finché l'autista non si mette a litigare con dei ragazzi - che scopriamo turchi.
Minaccia di farli scendere. Momenti di silenzio e momenti di urla. Poi ricade nuovamente il silenzio.
Finalmente riusciamo a riaddormentarci.
Abbiamo già passate le quaranta ore. Come avevamo preventivato il viaggio sarebbe stato molto, molto lungo.
Naturalmente ancora scarico.
La notte riusciamo a dormire discretamente bene finché l'autista non si mette a litigare con dei ragazzi - che scopriamo turchi.
Minaccia di farli scendere. Momenti di silenzio e momenti di urla. Poi ricade nuovamente il silenzio.
Finalmente riusciamo a riaddormentarci.
Abbiamo già passate le quaranta ore. Come avevamo preventivato il viaggio sarebbe stato molto, molto lungo.









Nessun commento:
Posta un commento