Scritto da Luca 'Pelo' Spada
La porta si apre, Erminio apre la porta dicendoci di essere in ritardo di 45 minuti. La sveglia del Tavola non ha funzionato nemmeno oggi. Con i raggi del sole che entrano fortemente dalle finestre polverose riesco a osservare meglio ciò che la sera prima non si vedeva bene. La stanza è sporca, polverosa, ci sono rifiuti lasciati da altri in giro, crepe giganti sui muri. L'unica cosa pulita che noto sono i nostri sacchi a pelo sui letti. Non sarà il posto più sporco in cui abbia dormito ma entra direttamente tra i primi 5. L'autista nell'attesa del nostro ritardo ha l'idea di pulire e fare un veloce tagliando alla macchina. Diamo un veloce sguardo al bagno dell'hotel per renderci conto che la nostra stanza tutto sommato non era così male.
Paghiamo il padrone dell'hotel, lui grugnisce, probabilmente perché ancora ricorda che la sera prima abbiamo definito il suo hotel “basic“, noi amareggiati e nello stesso tempo arrabbiati per il prezzo pagato per un posto come quello, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Nukus dove ad attenderci ci sarà la prima vera e probabilmente unica giornata di riposo del viaggio. Il viaggio in macchina alterna piccoli riposi a momenti d'osservazione e momenti di dialogo.
Terre desolate, cielo azzurro e le riflessioni sul disastro che ha colpito quella terra ci accompagnano fino alla città. Troviamo un hotel in città per pochi soldi, l'entrata è appariscente, sembra di entrare in un lussuoso posto, invece appena ci mostrano le camere capiamo che quell'hotel rispecchia la situazione della regione in cui ci troviamo, la decadenza. Le stanze sono semplici ma almeno sembrano pulite. Probabilmente un tempo erano più colorate e decorate, ora sono sbiadite, alcune piccole crepe e la carta da parati rotta sulle mura. Usciamo per mangiare, troviamo dei ragazzi che felicemente ci portano a una piccola e sporca osteria locale. Fatichiamo un po' per ordinare, poiché la lingua inglese in posti come questo è una rarità ma alla fine per pochi spiccioli mangiamo carne e beviamo birra. Molte mosche ci fanno compagnia durante il pasto.Torniamo in hotel; riposiamo. E' la prima volta che possiamo riposare il pomeriggio, d altronde questa città non ha granché da offrire al turismo.
Apro gli occhi per vedere gli ultimi raggi di sole entrare dalla finestra, in strada dei bambini giocano e gridano sfruttando gli ultimi momenti di luce. Noi ci prepariamo per uscire a mangiare. Pranzo e cena, una coppia di lusso che raramente siamo riusciti a concederci durante il viaggio.
Senza grandi aspettative ci vestiamo in grande stile per la serata: Lughes “Panettiere“ maglietta interamente bianca farina, pantaloni corti color “pane“ e scarpe lisce e impolverate, Tavola “spiaggia“ pantaloni corti, maglietta di asterix e obelix e infradito decatlon; Erminio “turista della domenica“ pantaloni corti, maglietta “tropical disco club“ e scarpe verdi, Pelo “sportivo“ pantaloncini da calcio blu, maglietta Silk Road Samarcanda e scarpe tennis blu. Usciamo alla ricerca di un ristorante un po' più pulito e con qualche mosca in meno sui piatti. Facciam 50 metri e ritroviamo i 3 ragazzi del pomeriggio.Li salutiamo, gli diciamo che all'osteria del pomeriggio abbiamo mangiato bene e poi gli chiediamo cosa è la musica che arriva dall edificio di fronte, “toy“ rispondono, “toy ?“ domandiamo noi. Ci indicano di seguirli all'interno, lo facciamo. L ingresso dell'edificio è maestoso, pulito, una grande scala ci porta al piano sopra fino a quando ci affacciamo ad uno splendido salone. Lampadari di cristalli, tavoli imbanditi di pietanze, vodka e acqua, un signore in giacca e cravatta canta. Nel salone persone in piedi discutono ,alcune son sedute e pochi azzardano un ballo lento. In fondo si intravedono gli sposi. Noi siamo affacciati al salone, intimiditi, sia perché siamo un po' spaesati, sia perché il nostro abbigliamento è improponibile per un evento del genere. A un tratto un paio di signori ci invitano a entrare e ci accompagnano a sedere a un tavolo togliendo il posto a chi era precedentemente seduto lì. Le altre persone sedute al tavolo ci sorridono, ci chiedono da dove veniamo e in pochi minuti nella sala gira la voce di noi.
Al nostro tavolo giungono molte persone per far foto di noi o con noi. Il cameriere porta un piatto di plov e vari piatti di ravioli apposta per noi, ci versa l'acqua e nel giro di 15 minuti siamo obbligati a fare 3 giri di chupiti di vodka alla goccia. La vodka è forte ma delicata. In pochi minuti siamo divenuti l'attrazione della serata, il fotografo ufficiale spende più tempo al nostro tavolo che a quello degli sposi e ci riprende nel video del matrimonio mentre facciamo un giro di vodka alla goccia.
Dopo un tempo indefinito, stimato da noi in circa 40 minuti, una donna viene da noi e ci invita cortesemente ad andarcene, ipotizziamo che lei sia una parente stretta degli sposi a cui stavamo togliendo un po' di attenzione. Gentilmente ci alziamo e usciamo rimgraziando del pasto e della gentilezza. Così ci troviamo di nuovo a due passi dall'hotel con lo stomaco mezzo pieno, ci incamminiamo alla ricerca di un posto per mangiare ancora qualcosa e notiamo una ragazza che ci fotografa di nascosto. Conosciamo lei e la sua amica, facciamo varie foto insieme e ci facciamo indicare un posto. Dopo pochi passi arriviamo. Il posto è turistico, ristorante grande e pulito, con biliardo e sala da ballo al piano sopra. Il piano è mangiare ancora qualcosa e salire a ballare un po'. Nel ristorante ce la prendiamo comoda, birra carne e ravioli, gestiamo gli ultimi som, parliamo con persone che vengono a conoscerci e verso le dieci e mezza saliamo le scale. Una volta su vediamo il salone da ballo, siam pronti a buttarci nel mezzo quando una guardia del locale ci dice che il nostro abbligliamento non è consono e che alle undici chiudono. Scendiamo in strada, capiamo che in quella città la serata finisce lì. Così ci fermiamo a osservare i militari che impongono la chiusura del locale e la gente che abbandona il posto per tornarsene a casa alle 23. Torniamo all'hotel, chiediamo alla ragazza alla reception supporto per il taxi del giorno dopo per la frontiera col Turkmenistan e poi ognuno nelle proprie stanze. La temperatura è perfetta per dormire, il letto comodissimo, leggo la lonely planet che parla del turkmenistan, questo paese così bizzarro e misterioso che ci apprestiamo ad attraversare e quando capisco che gli occhi si stanno per chiudere spengo l'interruttore. La luce della luna entra dalla finestra e si sente qualche voce notturna di qualche passante in strada. 'Domani notte dormiremo a Darvaza' penso e mi addormento.



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