Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

mercoledì 27 agosto 2014

25 agosto: dinosauri, fidanzate e tonno

25 agosto: Bayakongor(Mon)-karakhorin(Mon)

Vedo un piede.
Ricordo di essermi addormentato in un letto e ora mi ritrovo un piede di fronte.
Guardo meglio e c é una ragazza issata sul mio letto per aprire la finestra dietro di me.
Poi scende e se ne va.
"Qui non sono mica normali" dico al mio compagno di stanza.
Ricordo benissimo il sogno fatto stanotte, lo ricordo nei minimi dettagli.
Noi raccontiamo quello che facciamo svegli ma non quello che la nostra immaginazione crea di notte. Chissà se anche quello che sognamo fa parte del diario della nostra vita.
Giriamo il bazar con Altmak, lui compra una ventola nuova e noi qualche ricordo.
Altmak disegna su un foglio una specie di cane"visit!visit!" ci chiede.
Sembra entusiasta di questa cosa, ci indica che si va a piedi.
Incuriositi lo seguiamo e dopo 10 minuti ci porta a un piccolo parco con qualche statua dei dinosauri.
A noi non dicono granché, lui invece é entusiasta, chiede delle foto e continua a sorridere.
Scopriamo che questo parco é un attrazione della città e che i dinosauri sono a grandezza naturale.
Compare anche una famiglia di velociraptor. Il deserto del Gobi é fonte inesauribile di uova e scheletri di dinosauri. I velociraptor, resi famosi da Jurassic Park, furono trovati proprio qui.
Tornati alla macchina, Altmak e il Tavola cambiano di nuovo la ventola mettendo quella nuova.
Altmak ormai si fida ciecamente del tavola, chiede anche qualche consiglio su altre parti della macchina.
Riprendiamo la nostra via.
Esiste una strada asfaltatata ora, non sembra vero. A circa 600 km dalla capitale ci sono strade asfaltate.
Definirle asfaltate forse é troppo qualitativo, ci sono molti crateri e buche lungo la strada che obbligano a tenere la velocità moderata, se non addirittura a fermarsi.
Fuori il paesaggio diventa sempre più verde.
Altmak prende una biro impolverata che c é in macchina, se la infila in bocca e la usa come stuzzicadenti.
Si vede qualche gher ogni tanto, cavalli che corrono o mangiano nelle praterie, mucche e yak che attraversano molte volte la strada.
Ci fermiamo a una gher sulla strada.
Ci offrono latte appena munto dai cavalli, formaggio e qualche avanzo di stinco.
Per finire una scodella di vodka mongola.
Noi offriamo delle caramelle ai bambini facendo sorridere ancora di più la famiglia che vive lì dentro.
Fuori dalla gher vediamo centinaia di pica. Sono simpatici cricetini, velocissimi, che scavano infinite buche nel terreno dove si nascondono.
Sono il pasto preferito delle aquile che abbiamo sopra le nostre teste.

La prossima meta é karakhorin, l antica capitale dell impero mongolo prima di esser trasferita a Pechino.
Per arrivarci serve fare una deviazione di 50km e Altmak non é convinto.
"Benzin!Benzin!" cerca di comunicarci che allungando la strada consumeremo più benzina.
Noi, con disegni e gesti facciamo il calcolo della benzina davanti a lui e gli diciamo che gli pagheremo anche questa.
"Simbia!Simbia!Sciaff!".
Ormai lo conosciamo, ci vuole comunicare che la sua ragazza é arrabbiata con lui e che deve tornare a casa.
"La vita di un uomo sembra sia uguale in tutte le parti del mondo" penso.
Però non ha tutti i torti.
Immaginate di uscire dalla vostra casa di Milano dicendo a vostra  moglie "Accompagno dei ragazzi a Genova, torno domani" e invece 3 giorni dopo ti ritrovi con loro a Lisbona. Chiunque uomo sarebbe preoccupato delle grida della propria moglie al ritorno a casa.
Altmak era uscito di casa senza caricatore del cellulare e senza vestiti di ricambio.
Ormai era al quarto giorno insieme a noi in questo viaggio inaspettato.
Il Tavola prestava a lui il suo cellulare per fargli chiamare ogni tanto la moglie, che da quel che diceva lui, era sempre più arrabbiata.
E lungo la strada insegnavamo lui qualche parola in inglese, parlavamo della vita qui e in Italia e dicevamo a lui di creare un business che portasse in giro i turisti.
Convinciamo Altmak.
Ci dice che va bene ma che non conosce la strada. Gli diciamo che ce la faremo.
Partiamo.
Ora ricomincia lo sterrato.
Altmak dopo qualche km é già preoccupato.
Ci chiede la strada.
Lughes guarda la mappa della Mongolia sul cellulare, che fortunamente é in cache. Non ci sono strade ma serve andare sempre verso nord ovest.
Altmak dopo qualche kilometro chiede sempre conferma che la strada sia giusta.
Impieghiamo due ore e mezza per fare 70 km.
Arriviamo a karakorin per mezzanotte.
Karakorin é turistica. Ci sono campeggi di gher con pullman turistici fuori. Arrivano dalla capitale che ormai é vicina.
Vedere quel campeggio di gher mette un po di malinconia, é la prima forma di turismo che vediamo in Mongolia.
Cerchiamo un hotel.
Alla reception c é un simpatico vecchietto che sorride sempre ed ė estremamente lento in ogni sua azione.
Vicino alla reception cé un piccolo bar con del cibo in scatola.
A karakorin é ormai tutto chiuso quindi decidiamo di sperimentare ciò che offre quello strano bar.
Scopriamo che il simpatico vecchietto gestisce anche il bar.
Il Tavola azzarda con una vaschetta  di spaghetti arrotolati, verdure e brodo. Sulla vaschetta ci sono scritte cinesi.
Il vecchietto la scalda 1 minuto al microonde e gliela porge.
Lughes, non vuole sorprese, la sua cena é una confezione di pringles.
Io e Diego veniamo attirati dalla confezione di un tonno.
Lo apriamo e restiamo sorpresi. Il tonno ha un colore strano, ha della gelatina muffosa attorno.
Io non riesco a mangiarlo. Ho mangiato veramente di tutto nella mia vita ma questo é più forte di me.
Anche Diego non lo mangia.
Altmak quando vede che non lo mangiamo prende una scatoletta delle nostre e lo mangia sorridendo.
Anche questa notte a letto senza cena, o meglio con qualche pringles del Lughes nello stomaco.

24 agosto: Meccanico sotto le stelle

24-25 agosto Altai(Mon)-Bayakongor(Mon)

Altmak bussa insistentemente alla porta.
Ci sveglia.
Alla luce del giorno posso finalmente vedere dove abbiamo dormito.
La sera prima la stanchezza non mi aveva permesso di valutare l hotel.
La stanza contiene solo i letti, le pareti hanno una carta da parati vecchia che in alcuni punti, staccandosi, mostra i mattoni rossi sottostanti.
C é un bagno privato, non é granché ma una doccia é indispensabile.
Altai é la capitale della regione del Gobi, é piccolissima. É il giusto posto per spezzare il cammino.
Dopo colazione ripartiamo.
Stiamo attraversando la parte settentrionale del deserto del Gobi.
La strada sterrata attraversa pianure quasi steppose, ciuffi d erba separati, terreno secco e fiori gialli. Qualche duna di sabbia rossa ogni tanto.
Ci fermiamo, Altmak aprendo la portiera fa cadere dei biscotti in mezzo al deserto. Li raccoglie e li mangia sorridente.
Ci fermiamo a mangiare in una gher sperduta in mezzo a questi paesaggi.
Ci sono bambini, regaliamo loro delle caramelle.
Ridono e ci osservano curiosi.
Ci offrono latte e tè.
Poi ci offrono un piatto buonissimo con patate e capra.
Io gioco insieme a dei bambini imparando i numeri nella loro lingua.
L ospitalità é ai massimi livelli mai visti, ci trattano benissimo e sorridono sempre.
Usciamo.
"Non va ancora la macchina" mi comunica Diego.
"Meglio!" rispondo.
Ne approfitto per fare due passi attorno.
A un tratto un pallone di pallavolo mi rimbalza a fianco.
Una bambina e una ragazza stanno palleggiando. Così inizio anche io a giocare con loro.
Diego mi recupera e inizia a palleggiare anche lui.
Mi guardo attorno, ricordo di aver giocato a pallavolo due giorni prima di partire con alcuni amici. Che strano farlo lì dopo due settimane circa.
La jeep é aggiustata, Altmak ci chiama.
Riprendiamo il nostro sterrato, sulla strada vediamo molti cammelli.
Ci stiamo dirigendo a Bayakongor, la città successiva abitata da qualche migliaia di abitanti.
Ci fermiamo al tramonto. Ci sdraiamo e vediamo tramontare silenziosamente il sole sul Gobi.
Ripartiamo mentre cala l oscurità.
A un centinaio di kilometri dalla città la temperatura del liquido del radiatore aumenta, spia rossa.
Ci fermiamo, alziamo il cofano, illuminiamo con la pila.
Ventola rotta.
Proviamo a fare un paio di km ma si surriscalda troppo.
"Bisogna cambiarla raga!" dice il Tavola.
Altmak ha una vecchia ventola con se.
Usciamo di nuovo dalla macchina.
Alziamo il cofano.
Per la seconda notte consecutiva, sperduto in mezzo a immense pianure e sotto un cielo le cui stelle arrivano fino all'orizzonte c é da riparare la Jeep.
La via lattea é luminosissima sopra di noi.
Chi tiene la pila, chi i bulloni, aiutiamo il Tavola a montare la ventola nuova mentre Altmak guarda.
Dopo un' ora possiamo ripartire.
Ci fermiamo a una gher più avanti per chiedere informazioni.
Qui non si chiede a quale incrocio si deve girare ma in quale direzione si deve andare.
Qui assistiamo a una scena curiosa.
Dentro la gher donne e bambini dormivano, si svegliano e ci invitano ad entrare. Ci offrono dei biscotti e ci fanno sedere dove dormivano.
Un uomo invece, probabilmente il padre, sta aggiustando una camera d aria di fronte alla gher e Altmak lo aiuta.
"Ma questi qui si mettono a riparare la camera d aria a mezzanotte?" dice ridendo il Tavola.
A notte fonda arriviamo a Bayakongor.
Subito all entrata c é un posto per dormire.
Dormiamo.

22 agosto: Dove andiamo noi non c é bisogno di strade

22 agosto: olgii(Mon)- Khovd(Mon)
"Mancan 15 minuti alle 9!sveglia!" la voce di Diego mi sveglia così.
" Svegliatemi quando manca 1 minuto alle 9" dico.
La colazione prevede uova sode, pane burro e zucchero e chai.
Gran colazione. Siam ricaricati.
Contrattiamo un amico della guesthouse per portarci a khovd.
Mentre lo aspettiamo il Tavola aiuta a cambiare le candele della macchina del padre di famiglia.
"Jeep,Ruski jeep" grida qualcuno vicino. É il padre che sta indicando il cancello dove sta entrando una vecchia jeep russa. Quasi completamente in ferro, pochi rivestimenti ma comoda. Perfetta per il fuoristrada o meglio ancora per il "nostrada".
Altmak, il proprietario della jeep, perde un ora a gonfiar gomme e salutare qualche amico al mercato.
Poi partiamo per il nostro viaggio "on the noroad".
Lasciamo Olgii alle spalle, c é una via sterrata che si perde all orizzonte.
La via sterrata dopo un po si confonde, non la si vede più in modo chiaro ma Altmak sembra conoscere la direzione in modo sicuro.
Guadiamo fiumi, passiamo in mezzo a praterie, montagne e laghi attorno, ogni tanto qualche gher con mucche che pascolano ovunque.
Ci fermiamo sulle sponde di un lago.
Ci nuoto dentro, l acqua é gelida ma pulitissima.
Poi saliamo sulla piccola montagna vicino al lago, sulla vetta c'e un nodo blu, credo indichi che quello é il punto più alto.
Più tardi scoprirò che é un simbolo buddhista.
Mi fermo lassù e osservo. Ovunque guardo vedo natura. Qualche aquila sopra di noi si fa trasportare dal vento. Fin dove l occhio può guardare non c é segno di civiltà umana. Solo la nostra jeep parcheggiata laggiù indica a questo posto che é un po diverso rispetto a quando é stato creato milioni di anni fa.
A un tratto sento rotolare dei sassi nelle vicinanze. Mi avvicino a controllare. Vedo, a qualche metro di distanza Diego,Lughes eTavola.
Sono seduti sulla salita per la montagna e ridono.
A turno prendono dei sassolini e provano a centrare un sasso grosso qualche metro avanti. Io mi fermo a osservarli, non voglio distrurbarli, sul loro viso il sorriso di tre bambini. E' strano, forse mi piacerà ricordarli così i miei compagni di viaggio una volta tornati. Seduti sul crinale di una montagna, a metà tra un lago e una pianura che si perde a vista d occhio, sotto nuvole argento in un cielo limpido, giocando e ridendo con dei sassolini pescati accanto a loro.
Ripartiamo.
La via é lunga perché non esiste.
La strada é l intera pianura. Per assurdo é la strada più grande che ho mai visto.
Guardo fuori dal finestrino e vedo cavalli liberi che corrono, vicino a loro cammelli che camminano lentissimi.
Al mio fianco Altmak canta.
Canta bene, non lo fermiamo.
Facciamo una breve sosta in un rifugio su un passo.
Entro.
Mi sembra di entrare in un saloon del FarWest.
In un attimo tutto tace, le persone smettono di mangiare e parlare e mi guardano curiosi.
Poi entrano gli altri, partono i commenti e i mormorii della gente.
In questo posto i letti prendono il posto delle sedie attorno al tavolo.
Mangiamo e beviamo tutti per qualche dollaro e scherziamo con le persone presenti.
Risaliamo in macchina, é quasi sera.
Rivediamo i nostri amici italiani del Mongol Rally. Guadando il fiume hanno bagnato lo spinterogeno.
Un' asciugatina e sono pronti per ripartire con il loro 127 per l ardua impresa.
Siamo in città, prendiamo un hotel.
Usciamo per cena, la città (Khovd) é il capoluogo di regione. Ha 30mila abitanti ma in giro ce ne saranno dieci.
La piazza centrale é piastrellata a metà, forse la crisi é arrivata anche qui.
Dietro la piazza c é un ristorante, non servono alcolici il venerdì.
Mangiamo e andiamo a dormire.
Domani dovremo capire come proseguire.
Il letto é finalmente un letto normale, confortevole e largo.
A fianco la finestra dà sulla piazza centrale. A un tratto i lampioni si spengono. É buio ovunque.  Black out totale della città.
"Mi sa che qui spengono la città a mezzanotte per risparmiare" dice il tavola.
"Questi sono innaria" penso e mi addormento pensando "Basta che la riaccendono domattina".

21 agosto: Benvenuti in Mongolia

21 agosto: Altai(Rus)-Olgii(Mon)

Apro gli occhi, non vedo movimento.
Ci siamo fermati. Non so dove siamo, vedo solo alberi, infinite stelle e la strada sterrata. Abbiamo parcheggiato in uno spiazzo accanto alla strada.
Li chiudo subito.Quando li riapro ci stiamo muovendo di nuovo. É l alba.
Ci sono montagne, gli Altai.
C é un fiume gelido che passa in mezzo a loro.
"Kaffé!" dice il Toro.
Beviam caffè e chai in una bettola nei pressi.
Ripartiamo e dopo mezzora il Toro si ferma di nuovo. É stanco, guida da molte ore e ha percorso molti km.
Poi si sveglia, sembra di nuovo carico. Si rimette al volante e dice "Mongolia!".
Arriviamo alla frontiera russa.
Il Toro fa caricare in macchina una nonnina di 70 anni con noi. Siamo in 4 sui sedili posteriori della Jeep. Io,Lughes,Diego e la vecchina.
La vecchina é bassa, capelli bianchi,molte rughe, passaporto mongolo in mano e porta addosso un odore di formaggio quasi insopportabile.
Alla frontiera russa non si entra. Sono in pausa pranzo per due ore.
Scendiamo, l odore della buona vecchina é difficilmente sopportabile per 2 minuti, figuriamoci per 2 ore.
Conosciamo 3 italiani che fanno il Mongol Rally.
Finita la pausa pranzo i russi ci fanno entrare.
Controllano anche le mutande negli zaini.
Andiamo alla frontiera mongola finalmente.
Prima della sbarra mongola c é una canna dell acqua.
Una ragazza lava le gomme della macchina senza chiedere il permesso e ci chiede due rubli. Lo fa con tutti.
Non capiamo il perché,forse serve avere le gomme pulite per entrare in Mongolia.
Mi viene in mente Ashgabat, capitale del Turkmenistan, dove si prende una multa entrando in città con la macchina sporca.
Proprio in frontiera la strada asfaltata termina e inizia una strada sterrata.
Dopo la frontiera, la buona vecchina scende dalla macchina e riabbraccia il marito.
Ci abbracciamo anche noi. Siamo in Mongolia, siamo entrati da una delle 4 frontiere terrestri, dalla più lontana dalla capitale.
Prendo della sabbia dal terreno, ancora non ci credo. Mi viene in mente Baguette. Se siamo lì é merito suo.
Mangiamo subito in una locanda dopo la frontiera. Porta bassa, soffitto basso.
"Saranno così bassi questi mongoli, Gengis Khan era basso?" penso. Chai e ravioli. Spesa complessiva 4€.
La gente nella locanda guarda in modo diverso, più felice, più curiosa, più sorridente. Sembrano finalmente lontani i tempi del Kazakistan.
"In quel paese non ci voglio più entrare" penso.
Partiamo verso la prima città, Olgii.
Basse montagne,prati, laghi,marmotte, aquile, mucche, pecore, capre e un animale strano costeggiano o attraversano la strada.
Siamo nella Mongolia più occidentale, quella più estrema, quella dove i pochi turisti che si presentano alla Mongolia dalla capitale difficilmente arrivano.
Entrare a Olgii é come entrare in una città del FarWest. Un vialone di sabbia in mezzo, edifici maltenuti ai lati. Il passaggio di qualche auto fa alzare un polverone.
Di fronte all'hotel veniamo abbordati da una famiglia che ci vuole ospitare per quattro soldi offrendo letti, cena, colazione, docce calde e internet.
Accettiamo e quando siamo in casa loro scopriamo che internet non si può usare perché il Pentium é rotto, i letti son 2 e gli altri due dovranno dormire per terra e la doccia calda é in mezzo alla città.
Per la toilette invece c é un buco nel terreno dietro la casa.
Prendiamo sapone, asciugamano e ciabatte e veniamo accompagnati in macchina alla doccia calda.
Apro l acqua calda, scendono due gocce bollenti, apro la fredda e ne scende a litri. Dopo vari tentativi trovo la formula giusta.
La doccia mi rivitalizza.
Torniamo alla casa.
Un vecchio, che potrebbe essere il nonno di famiglia, entra nella nostra stanza. Non riesce a parlare, sbiascica qualcosa al tavola lasciando intendere che vuole una biro.
Il tavola gli dà la sua biro, quella che ha usato per contrattare fino a qui.Quella a cui é affezionato.
"Guarda che non la vedi più quella biro!" dico.
Il tavola corre dietro al vecchio e lo ferma.
"Ma is my!" esclama.
Il vecchio sorride.
"Pen is my!"
Il vecchio sorride e se ne va.
Il Tavola si gira verso di noi dicendo "gliela chiedo tutte le volte che lo vedo".
Ma i suoi continui tentativi falliranno e partirà senza rivederla.
Mangiamo con loro, mangiamo bene e tanto.
Usciamo a passeggiare in direzione di un Irish pub in centro.
Sulla strada bambini ci salutano con  "Hello!". Ci seguono e ridono.
I più coraggiosi si avvicinano per darci la mano.
L'irish pub non ha proprio nulla di irlandese, né il locale, né le birre.
Il locale presenta uno stile lounge, luci rosse soffuse, panchine e tavoli in legno.
Ordiniamo 4 birre mongole.
Dopo un sorso ho già la sicurezza che potrei piazzarla sul podio delle birre più inbevibili assaggiate in vita mia.
Tra mille conversazioni non ci accorgiamo del tempo che passa. Torniamo a notte fonda a casa per scoprire che il padre era preoccupato ed era venuto a cercarci in paese.
Ci scusiamo con qualche gesto.
Dopo 5 minuti tutti e 4 stiamo già dormendo profondamente.

20 agosto: Transito in Siberia

20 agosto: Usk(Kaz)-Altai (Rus)

"Knock knock!!!"
Baguette bussa alla porta!
"Saranno le 7! Sarà ora di partire! Si va in Mongolia!" penso.
In men che non si dica siamo tutti pronti.
Puntuale alle 7 arriva Tulca, l'autista.
Tulca, é mongolo,ma lavora in Kazakistan.
Verifica la validità del visto russo di tutti e ci spiega il percorso.
Ci dice che sarà il padre a portarci, lo incontreremo alle 11.
Nel frattempo decidiamo di andare con lui in centro.
É il momento di salutare Baguette!Mi commuovo salutandola! É solo merito suo se stiamo partendo! Prima di scattare fuori dall'hotel mi giro verso Baguette, le mando dei baci e le grido "You are the best!".
Poi siamo in strada.
Mentre aspettiamo il padre parliamo con Tulca! É un tipo simpatico, sorridente e disponibile.
Siamo fermi sul bordo della strada ad attendere, Tulca accende l autoradio, passa avanti qualche canzone fino a quando sentiamo "su di noi, nemmeno una nuvola...". Pupo compare nelle canzoni che ha in macchina e lui lo canta.
A un tratto delle ragazze si avvicinano, Tulca scherza con loro e poi ce le presenta.
Le ragazze fanno delle foto con noi.
Ridiamo e scherziamo con loro e
prima di andarcene una di loro da il contatto al Tavola. I capelli lunghi del Tavola hanno fatto colpo anche qui.
Incontriamo il padre di Tulca. Un uomo bizzarro sulla sessantina, grosse sopracciglia. A me ricorda il padre di American Pie. Sorridente ma non spiaccica parola in inglese.
Con lui c é il fratello di Tulca, parla inglese benissimo. Venuto per spiegarci nel caso avessimo dubbi.
La macchina del padre di Tulca é un gran bel fuoristrada, andiamo al mercato delle gomme per montarne di nuove.
Durante il montaggio io spiego al fratello il nostro viaggio.
"Per fare questo viaggio vi serve fortuna e spirito forte" mi dice.
Salutiamo Tulca e suo fratello.
Partiamo col padre.
Soprannominiamo il padre come"Il Toro" perché nelle ore a seguire resterà fisso sul volante, sguardo alla strada, senza segni di cedimento e sempre con quel suo sorriso stampato sul volto.
Il toro guida fino alla frontiera russa. Lì serve scendere. I russi sono fiscali.
Fanno smontare macchine e portiere a chi transita.
Durante il controllo passaporto Diego viene trattenuto.
Ha un passaporto vecchio nove anni , nella foto non sembra lui. Viene chiuso per mezzora in uno stanzino sotto interrogatorio.
Alla fine si convincono, offrono un trancio di pizza per scusarsi e lo lasciano andare.
Siamo in Russia e abbiamo circa 27 ore per superare l'altra frontiera che chiuderà alle 18.
Stiamo attraversando un piccolo pezzo di Siberia, l'Altai per la precisione. Le steppe kazake sono un lontano ricordo.
Il colore prevalente é il verde, infinite praterie si alternano a grandi campi di girasole.
Il cielo é talmente pulito e limpido che se guardo in alto mi sembra di scorgere il buio dell universo.
Ci fermiamo in mezzo a un prato per mangiare insieme al Toro che ci offre le cose che ha a disposizione.
Il Toro non parla, ma sorride sempre.
Io penso a Baguette, penso che a volte gli angeli hanno volti comuni, sono tutt'attorno a noi e non lo sappiamo finché non li conosciamo meglio.
Mentre mangiamo il tramonto scende sulle distese praterie di fronte a noi.
Una brezza accarezza la pelle mentre osserviamo il sole scendere.
Una volta tramontato si riparte, il Toro guida senza cedere. Non mostra segni di sonno.
Noi invece cediamo e ci addormentiamo.
Io mi addormento guardando il Toro che attacca la strada senza esitazioni e mi chiedo come faccia a non stancarsi.

18 agosto: Viaggio in bus

18 agosto: Almaty(Kaz) -Semey(Kaz)

Guardare fuori dal finestrino e vedere per ore lo stesso paesaggio fa sembrare di esser fermi.
I kilometri passano sotto le ruote di questo pullman cigolante.
Fuori dal finestrino una sola strada che si perde dritta all orizzonte.
La strada é composta di un vecchio asfalto che potrebbe risalire all unione sovietica
Tante buche.
Ci sono caliggini create dal calore di fronte a noi.
Attorno solo steppa. A perdita d occhio terra marrone chiaro e qualche ciuffo d erba.
Qualche arbusto ogni tanto.
Il cielo completamente celeste sopra.
A volte sembra che la strada conduca verso il nulla perché dopo molti kilometri non é cambiato niente.
L unica cosa che é cambiata é il sole. Stamattina era vicino alla steppa, ora é alto nel cielo.
"Internet!" mi dice un ragazzo guardandomi col cellulare in mano.
Lo osservo e gli faccio cenno di no.
Gli faccio vedere che sto solo scrivendo.
Affascinato resta a guardare e tenta di leggere qualche parola. Riconosce " unione sovietica" scritta sopra, poi torna felice al suo posto come se avesse imparato una lingua nuova.
Il mio sacco a pelo cade, un vecchio lo raccoglie e me lo porge. Poi torna al suo posto senza nemmeno guardarmi.
Io resto un po sorpreso perché volevo ringraziarlo.
La ragazza di fronte mi sorride e un po ride. Credo che il vecchio sia suo nonno e lei cerca di dirmi che lui é così.
Quel vecchio effettivamente non ha detto una parola dall inizio e il suo sguardo sembra esser fisso nel vuoto.
A un tratto mi vedo il DVD con una cucina in copertina di fronte agli occhi, un tipo me lo vuol mostrare. Dice qualcosa in russo.
Impossibile dialogare.
Provo con qualche gesto a capire cosa vuole poi ci arrendiamo entrambi.
Chissà cosa mai avrà voluto dirmi.
Forse che sta andando a casa, dove troverà una cucina bella come quella sul DVD. Forse voleva farmi capire che possiede qualcosa di bello, costoso e pulito.
La strada fa una piccola curva, non ne avevo ancora viste durante i kilometri sveglio.
Una signora fa fermare il bus, deve far fare la pipì al suo bimbo.
Lo fa a fianco della strada.
Ripartiamo.
Ricominciamo a consumare gomme su questi kilometri.
La steppa kazaka é infinita. Lo sapevamo già prima di partire, ma vederla coi propri occhi é impressionante.
Il tavola non dedica molti minuti a questo paesaggio, lui aspetta la Mongolia.
Si vede un cartello che indica l inizio di una regione,ne avevo visto un altro molti kilometri prima. Mi chiedo a cosa serva separare qualcosa che é così uguale.
Lughes dorme, vuole riposare. La sera sarà dura e lui é preoccupato per il critico passaggio in Russia.
Anche Diego si riposa,dopo un inizio difficile é riuscito a recuperare due posti vicini vuoti e ora se li gode.
Ci fermiamo a pranzare. Questo posto ha l aria di essere un antica stazione di benzina. Ormai i distributori non ci sono più, resta l edificio in pietra.
Più avanti una donna e due bambini scendono in un villaggio.sono in mezzo al nulla. Mi domando come deve essere viver qui. In un piccolo villaggio nel mezzo di un interminabile steppa kazaka.
Le buche nella strada accompagnano tutto il viaggio, il pullman é un continuo scricchiolio.
Un bimbo si siede al mio fianco e mi chiede qualcosa, io gli sorrido ma non capisco cosa chiede. Lui mi rifà la domanda altre volte.é impossibile comunicare anche questa volta. Torna al suo posto e mi fissa sorpreso come se avesse di fronte un alieno.
Mi appoggio al bracciolo del sedile per cambiar posizione. Il bimbo che mi sta ancora guardando alza il mio bracciolo e mi sorride orgoglioso.
Credo voglia dire"ti ho aiutato, il bracciolo si alzava così.". E allora lo lascio alzato per fargli intendere che ho gradito il suo aiuto.
Il pullman rallenta.
Si ferma.
L autista controlla le ruote.
Ripartiamo a una velocità compresa tra i 5 e i 10 km/h.
Leggevo che su queste strade i guasti sono regolari.
Si ferma più avanti.
L autista scende e mette una tuta da meccanico.
Smonta ruota, tamburo e ganasce.
Rimonta solo tamburo e ruota.
Praticamente ripartiamo senza un freno su 4. Mentre l autista toglie i pantaloni da meccanico speriamo che almeno gli altri tre freni funzionino e non li abbia tolti in qualche viaggio precedente.
Il bus é in gran ritardo, arriviamo in stazione a notte fonda.
Buttiamo i sacchi a pelo sulle panchine della deserta sala d'attesa, concordiamo di svegliarci all alba che ormai é vicina.
La luce della stazione non facilita il sonno.
"Un mio amico avrebbe portato con se quegli occhiali da buio che ti danno sull' aereo" dico.
Dall altra panchina il Tavola risponde:" A me non servono, ho le palpebre".
"Non hai tutti i torti" rispondo.
Guardo gli altri. Diego sta dormendo. Lughes legge la lonely planet della Russia.
"Domani avremo un passaggio difficile" gli dico.
"Si" dice lui.
"Che Dio ce la mandi buona" gli dico e chiudo le palpebre.

17 agosto: Fiocchi di neve nel deserto

17 agosto: Almaty(Kaz)

"Luca, Lughes siamo in ritardo".
É la voce di Diego che ci avvisa che é tardi.
"É già tardi? Cominciam bene!" penso.
La luce entra prepotentemente nella camera, segno che l alba é passata da un pezzo.
Facciam gli zaini.
A un tratto ricordo che il Tavola ha vinto la notte nell altra camera.
Busso. Niente.
Entro.
Sia lui che la ragazza nella stanza dormono.
Sveglio lui, la ragazza continua a dormire.
"Partiamo, siam già in ritardo!" gli dico.
La metro e poche parole ci accompagnano alla stazione dei treni.
Siamo davanti all ufficio informazione dei treni.
Ovviamente l inglese é un lusso in cui non possiamo sperare.
"Semey" diciamo. "Niet" ci rispondono.
Sembra non ci sono treni, o forse sono pieni o forse non sanno nemmeno loro cosa devono fare.
Vorrei tornare dall ostellante che ci aveva detto che partivan treni ogni 2 ore per aggiornarlo sulla situazione treni della sua città.
Siam messi male abbiamo un visto della Russia di due giorni da rispettare.
Due ragazze che parlano inglese ci aiutano. Chiamano qualcuno e ci dicono che forse c é un bus che va a Semey.
Ho definito quelle ragazze "due fiocchi di neve in un arido deserto" perché cercavano di mettere freschezza alla difficilissima situazione in cui siamo.
Usciamo.
"Taxi!" Gridano.
Proviamo a contrattare un lungo passaggio. Cifre mostruose.
"Guys, come with me!".
Un tipo bizzarro ci chiama e ci dice che risolverà tutto.
Si chiama Bob, americano, professione "world traveller".
Ferma una macchina, contratta e dice che ci porterà a destinazione per pochi spiccioli.
"Impossibile che sia così facile" pensiamo. Ci lascia il suo numero in caso avessimo avuto problemi in futuro. Ringraziamo e partiamo sulla macchina.
"Giornata risolta in 5 minuti" dice il Tavola.
L autista accosta, e ci chiede qualcosa. Ovviamente noi non capiamo assolutamente niente e non capiamo il suo problema.
Chiamiamo Bob, il numero é sbagliato. Fermiamo gente che mastichi inglese per dirci che problemi ha.Capiamo che l autista ha sbagliato, ci sono voluti 5 minuti per capire che la strada era troppo lunga.
Andiamo alla stazione dei bus.
Bus pieni fino a domani notte.
Siamo abbattuti.
Ma fortunatamente la ragazza dei biglietti ci dice che ne ha trovato uno  in serata alle 22.40.
É andata bene!
Accettiamo. La partenza del bus é tra 8 ore.
Scopriamo che Almaty offre le terme più belle dell Asia centrale.
Una volta lì scopriamo che non sono granché ma lo stile sovietico é particolare.
Bagno turco,sauna e piscina.
Scopriamo l esistenza del bagno russo. Non ci resisto più di 20 secondi. Sembra di friggere.

In serata siamo in un ristorantino in centro. Birra e carne.
Di fronte un curioso chiosco"McDoner" che ci fa sorridere.
"Portuguese?" Ci chiede una ragazza bionda seduta al tavolo di fianco.
La invitiamo a sedersi al nostro tavolo. Parliamo con lei.
Ordiniamo birre.
Lei la beve con la cannuccia.
Lei é russa, di Almaty.
"Che tipi siete voi italiani?". Le rispondiamo come siamo.
Dopo un paio d ore passate con lei la salutiamo per andare in stazione.
Prima di entrare alzo gli occhi al cielo e vedo la costellazione di Cassiopea.
L avevo vista anche la notte prima di partire.
Il bus é un ferro vecchio non troppo confortevole.
Partiamo.
Mentre scrivo queste righe, questo vecchio bus continua a scricchiolare su questa strada in terra battuta piena di buche che ci porta a Nord.
La strada per Pechino passa da qui.
Una luna rossa sta sorgendo in lontananza e riflette la sua fioca luce su un piccolo laghetto che costeggia per qualche centinaio di metri la strada.
Chiudere gli occhi significa forse riaprirli alla buca successiva. Non sarà certo la notte più rilassante della nostra vita ma la stanchezza si sente. Forse ci aiuterà.

16 agosto: Si comincia

16 agosto: Bishkek(Kir)-Almaty(Kaz)

Le piccole ruote dell aereo sfregano sulla asfalto. Apro gli occhi. Fuori é notte.
Il rumore delle cinture che si slacciano accompagnano la mia mente a una dura sveglia.
Sono le 4 di mattina.
Penso alla giornata che ci aspetta e chiedo al Lughes "quanto ci manca per andare in Sardegna?". Mi ricorda che abbiamo prenotato un weekend fra due mesi.
Assonnati facciamo il controllo passaporti.
Contrattiamo un taxista di nome Yuri, che ci porti ad Almaty,in Kazakistan, per pochi dollari.
Sulla via verso la frontiera guardo fuori dal finestrino i pochi edifici kirghizi. L alba e le montagne sono dietro di loro.
"Certo che vedere edifici e non capire a cosa servono" sento dire dal sedile anteriore dove c é il Tavola che inizia le prime scene del suo film.
Torno a guardar fuori. Alle 5 di mattina posso dire che la popolazione kirghiza é composta per lo più da spazzini che con le loro scope in paglia puliscono i marciapiedi.
Siamo alla frontiera. Yuri ci fa scendere, lascia la macchina e percorre la frontiera con noi. Se la macchina resta dietro come siamo organizzati per i restanti 200km per Almaty? Sospettiamo una fuga di Yuri quindi non gli leviamo mai gli occhi di dosso.
Aldilà della frontiera Yuri contratta un taxi, dà dei soldi a loro e ci dice che questo nuovo taxi ci condurrà ad Almaty.
Poi sparisce nella folla. Il nuovo taxista ci chiede i soldi ora.
Gli diciamo che abbiamo pagato Yuri.
Lui di Yuri non ne vuol sapere e dice che vuole soldi.
Penso"ma qui siamo innaria?".
Dico agli altri:"Vado a cercare Yuri".
Scendo dal nuovo taxi e mi immergo nella folla kazaka che é incolonnata verso la frontiera.
Lo vedo tranquillo, tra la gente incolonnata che, con grandi borsoni, aspetta di fare il controllo passaporto.
Lo chiamo in qualche modo, gli faccio cenno di venire con me.
Un po sorpreso e un po sconsolato mi segue.
Lo porto dal nuovo taxista e litigano per qualche secondo.
Yuri capisce subito che non c é grande affinità con quel taxista. Si gira e chiede a una famiglia che va ad Almaty con un monovolume di darci un passaggio.
Dà al padre della famiglia dei soldi e si riimmerge nella folla.
Questa volta non lo vedremo più.
Viaggiamo verso Almaty in un monovolume. Noi siamo in quattro, la famiglia é composta da padre, madre, 3 figlie grandi e 2 bambini.
Il numero dei posti in macchina e il comfort del viaggio li lascio dedurre a chi legge.
Arriviamo ad Almaty.
Scopriamo dopo pochi minuti che la famiglia ci ha lasciati in periferia. Il centro é inaccessibile a piedi.
Prendiamo un altro taxi, mostriamo nome e indirizzo dell ostello che si chiama "Almaty Backpacker" e il taxista ci porta davanti a un 4 stelle che si chiama Hotel Astana.
Dopo aver provato a gesticolare che non é il posto giusto ci arrendiamo e lo lasciamo andare.
Siamo in centro, ci proviamo da soli.
Raggiungiamo l indirizzo dell' ostello. Scopriamo che é sbagliato.
Si é spostato in un nuovo indirizzo.
Ci incamminiamo di nuovo.
"Fugfdvjjgcv!" qualcuno dice in russo al tavola.
Ci giriamo e due ragazze chiedono al Tavola se può aprire la loro bottiglia di spumante.
Poi ci invitano a bere e festeggiare con loro. Stanno festeggiando i 25 anni di matrimonio dei genitori.
Passiamo un po di tempo con loro poi ci incamminiamo all ostello.
Riposiamo.
Conosciamo una francese e un americana che stanno viaggiando in queste zone e ci danno dei consigli.
Verso sera saliamo sul colle di fronte per vedere la città.
La città é ai piedi di montagne dalle cime innevate e il rosso del tramonto sembra una delicata coperta che riscalda la città.
Spiedini di carne, birra e programmazione della giornata seguente ci accompagnano dal tramonto alla notte.
Quasi mezzanotte di sabato sera. Decidiamo di andare a ballare visto che non avremo molte possibilità nei giorni prossimi. Il nostro programma prevede notti in tende nomadi tra i pascoli.
Andiamo in una discoteca che ci hanno consigliato.
Il buttafuori ci dice"dress code" indicando le nostre scarpe del tennis.
"We stay in Almaty one time in the life, dai dai fai il bravo" dice il Tavola al buttafuori. Fortunatamente é preso bene dal fatto che siamo italiani e dopo averci chiesto se tifiamo per Milan o Inter ci fa entrare sorridente.
Balliamo fino alle 2 sorprendendoci della nightlife kazaka.
Poi torniamo in ostello stanchi.
Sono quasi le 3. Sono passate quasi 23 ore dall arrivo con l aereo.
É stata una lunga giornata. Domani partiremo verso nord.

martedì 26 agosto 2014

23 agosto: La lunga strada (del non senso)

Scritto da Diego Mura

23 agosto:khovd(Mon)-Altari(Mon)

Le mosche disturbano me e il Lughes nell'ultima ora di sonno prima della sveglia. Siamo assonnati ma carichi, determinati a raggiungere la città di Altai per la prossima meta del viaggio. Mentre mi cambio e il Lughes va in bagno (con la porta che non può essere chiusa) ci piomba in camera Altmak che inizia a chiedere se vogliamo ancora i suoi servigi. Raggiungiamo il Pelo e il Tavola nella loro stanza e inizia una estenuante discussione con Altmak in quanto il suo socio di Olgii gli ha promesso altri soldi da noi una volta a Khvod. Alla fine giungiamo a un accordo dandogli metà di quanto richiesto e rifiutiamo la sua offerta per Altari. Il Pelo, sommo conoscitore tra di noi di Khovd, ci porta a visitare le due attrazioni della città (con momento quark annesso):

Le mura demolite del 1700
La piazza cittadina

È giunto il momento di dirigerci verso il bazar e il luogo di ritrovo delle jeep e minivan, certi di poter strappare un buon prezzo. Partono cosi le contrattazioni con più driver e a distanza, improvvisamente, il Tavola riconosce il nostro autista che è in cerca di persone per Olgii.
Le telefonate e i gesti si sprecano mentre spieghiamo il nostro intento, come sempre siamo al centro di ogni attenzione tra i driver. I prezzi sono alti, troppo, e la mente contorta del Tavola se ne esce con un "pota io voglio andare col furgone verde!!" tutti ci voltiamo e vediamo questo minivan con sedili comodi e il suo autista. La prima contrattazione fallisce, intanto un altro driver porta la moglie (che parla inglese) a contrattare ma il prezzo è esagerato... Si torna dal furgoncino verde e ci si accorda... Il Pelo ci guarda e dice "raga mi pare strano sto prezzo" la faccia del Lughes concorda ma non dice niente mentre il Tavola è troppo preso bene dai divanetti, io li guardo e invidio il mega gippone nuovo li vicino mentre saliamo sul minivan. I nostri sguardi sono perplessi intanto che l'autista ci porta verso casa sua dicendoci che deve cambiarsi. Lo sguardo si pone sul monastero di nuova costruzione posto accanto alla casa ma non facciamo in tempo a goderci la vista che il driver torna col figlio per chiederci più soldi dato che non aveva capito nulla. Parte una nuova contrattazione che si chiude col rifiuto da parte del driver a portarci ad Altari, otteniamo di essere ricondotti gratuitamente al bazar.
Lievi tracce di nervosismo scorrono in noi anche se nessuno lo ammette. Tentiamo l ultima carta disponibile al bazar. Torniamo da Altmak e lo convinciamo a venire con noi in albergo a contrattare. Inizia un nuovo ciclo di trattative con noi che, dopo mille ragionamenti , ci convinciamo ad andare a UB. Alla fine arriva il prezzo.... 1.500.000T per UB con le soste che vogliamo noi ma da fare in 3 gg circa.... L'idea di un esborso cosi considerevole ci blocca, decidiamo di cercare il classico jolly dal cilindro e tramite la nostra lonley planet usciamo per cercare una agenzia per valutare altre strade... Sulle  scale dell'albergo troviamo un tedesco che, zaino in spalla, ci comunica i prezzi gonfiati al bazar e che i pullman sono " full booked forma the next 3 data" e che lui andrà ad UB in aereo. Non lo ammetto ma hanno ragione gli altri, volare li dopo i viaggi in Kazakistan e Russia sarebbe una sconfitta che non potremmo tollerare... L' agenzia non esiste più, per fortuna abbiamo convinto Altmak ad attenderci davanti all'albergo. Il Lughes conduce la trattativa con fare propositivo, il Tavola interviene in gamba tesa nell' ennesima contrattazione mentre io e il Pelo parliamo coi francesi del Mongol Rally. Finalmente riusciamo ad abbassare il prezzo a 1.380.000T, non è molto ma è stata dura e l'ora di pranzo è passata. Carichiamo sulla jeep gli zaini, come sempre ci sono le cose da fare prima di partire ma sono le 12.45 e sappiamo da soli che prima di 1 ora non si partirà... Ne approfittiamo per addentrarci nel bazar in cerca di nuove scarpe per il Lughes (le sue sono morte ieri con onore e giacciono nel bagno dell'albergo insieme a un mio paio di boxer) e magari qualche souvenir. Usciamo dai vicoli tendosi del bazar, con le nuove scarpe del Lughes e un gillet in lana di cammello per il Pelo finendolo a pagare 30.000T ("ma figa sono dieci euro!!!!), e ci dirigiamo al super market per prendere acqua e viveri per il viaggio. La situazione esplode nell'ilarità collettiva quando mi viene in mente di chiedere un salame e il Pelo mi appoggia. Le ragazze mongole ora ridono apertamente della situazione, noi sorridiamo allegri contenti di farle divertire con cosi poco. Riusciamo anche a farcelo tagliare in fettine. Pronti a partire raggiungiamo la jeep, saliamo e.... Dopo 20m siamo fermi... Altmak deve caricare 2 nuove ruote sotto zaini e sedili... Un po scocciati aspettiamo che finisca e nuovamente lo vediamo imboccare la strada.... Per il benzinaio e non certo per UB.... ripartiamo per la 4°volta decisi ad andare ma nuovamente ci fermiamo.... Passiamo ancora un ora fermi mentre il driver cambia la ruota di scorta e prende, cosi dice, una multa per divieto di sosta... Almeno questa volta, a fronte del nostro manifestato fastidio per la situazione , ci offre un cocomero che ci da qualche energia. Col Pelo aggredisco il salame facendo un italianissimo "pane e salame" con un
ottimo salame mongolo che rapidamente finisce e ci rammarichiamo di averne preso solo metà.
La jeep, all'alba delle 16.45, si muove in direzione di Altai ma appena fuori città ci fermiamo per consentire a Altmak di chiamare la sua compagna. Nessun problema se non fosse che per farlo utilizza il telefono del Tavola (unico senza mini sim) mettendo dentro la sua sim. Alle 17 siamo, finalmente , in viaggio. Passano le ore e dopo un pò ci ritroviamo nuovamente a mangiare la polvere delle strade sterrate della Mongolia. Altmak spinge sull'acceleratore per recuperare terreno su una micra del mongol rally che ci ha superato sull'asfalto. Li riprendiamo rapidamente sullo sterrato ma tempo qualche decina di minuti e ci fermiamo a fare delle foto e la micra ci raggiunge e si ferma con noi. Incontriamo cosi un team di due scozzesi coi quali chiaccheriamo. Altmak chiede se può comprare la macchina una volta giunta a UB gli scozzesi gli fanno il prezzo e lui desiste ma ottiene di consultare la loro carta stradale per rinfrescarsi la memoria sulla nostra destinazione. Ripartiamo allegri mentre la sera si avvicina, ed è quando cala il buio di questa giornata che la ruota sembra impazzire per qualche ora.... Improvvisamente Altmak ingaggia una gara di velocità con un'altra jeep per svariati km di sterrato , non molla di un metro e taglia dai prati per risuperare l'avversario. Poi ci fermiamo ad osservare il cielo stellato, che col nulla intorno è spettacolare, vedendo delle stelle cadenti. Ma è da dopo mezzanotte che inizia il delirio.... Altmak si perde e chiede a noi la via, dopo varie discussioni il Lughes se ne esce con un "eh tu mongol io italian eh" allargando le braccia per fortuna tramite il tel quasi scarico del Lughes ritroviamo la retta via mentre mi trovo a pensare "ma si ce ne andiamo a fanculo!!!". Poco dopo, a una ventina di km da Altai, la jeep ci pianta in asso fermandosi. Altmak scende e inizia a lavorare senza luce noi in macchina guardiamo il Tavola e il Pelo dice "vai Tavola finalmente ti vedo all'opera come meccanico!". Daniele scende e, grazie alla luce della torcia del tel del Lughes , smonta di tutto insieme al driver. Passano poche macchine, che non si fermano, il freddo gli morde le mani e le gambe ma è lui il nostro meccanico a dare il contributo risolutore andando a pulire (dopo più di un ora di lavori) gli iniettori risolvendo cosi il problema. Sono le 3 di mattina passate... Il sonno è tanto ma siamo ad altai oramai... Anche questa tappa e lunga giornata è conclusa. Domani? Beh domani sarà una nuova vis, una nuova tappa, una nuova avventura. Ma domani è domani e ora è notte. Non penso al domani. Penso alle cose belle che ho e mi addormento concedendomi un sorriso. La notte arriva e ci culla nelle sue dolci e nere ali su questa lunga strada del non senso.

martedì 19 agosto 2014

19 agosto:Imprigionati in Kazakistan

19 agosto: Semey(Kaz)-Usk(Kaz)

Sento mormorii.
Non sono nei miei sogni ma provengono da qui attorno.
Apro un pochino gli occhi e vedo 4 facce. Li chiudo. Penso.
"Dove sono? Sto sognando?".
Poi ricordo, sono alla stazione.
Apro meglio gli occhi.
Vedo molte facce che mi fissano.
Li richiudo. "Calma!Chi é tutta questa gente?" penso.
Apro gli occhi nuovamente con calma.
Li tengo aperti, ci sono almeno dieci persone di fronte a me che mi fissano.
Mi metto seduto sulla panchina, guardo attorno.
La stazione é colma di persone. Noi in 4 stiamo occupando il posto di quaranta.
Ci alziamo e usciamo.
Oggi iniziano i 3 giorni di tempo per attraversare la Russia.
Non si può pensare di uscire un ora dopo, nella migliore delle ipotesi si pagherebbe migliaia di euro di multa.
Siamo vicini al confine ma una ragazza la notte prima ci ha detto di andare a Usk dove ci sono Minivan diretti in Mongolia.
In un ora e mezza siamo a Usk.
Chiediamo in giro dove sono i minivan che vanno in Mongolia.
"Niet" ci risponde la gente seccata. Sembra che si infastidiscono se qualcuno chiede loro informazioni.
Nessuno parla inglese, cerchiamo di gesticolare e di dire due parole in russo ma la gente non vuole impegnarsi a capire il nostro problema.
Andiamo alla stazione dei bus, chiediamo alle varie casse per fare i biglietti.
"Niet" rispondono tutte.
Alcune rispondono cosi ancora prima che finiamo di spiegare il problema.
Alcuni passanti incuriositi si fermano, quando capiscono il nostro problema se ne vanno ridendo.
Riceviamo nel giro di un ora molti "niet" e molta indifferenza e risa.
Alcuni ci dicono di tornare alla città da dove siamo venuti, Semey.
Siamo abbattuti.
Non ci sono treni, bus, jeep o minivan diretti là.
Inoltre il primo giorno dei tre di visto di transito della Russia é quasi terminato.
Sconsolati camminiamo verso un agenzia turistica.
Entriamo. C é una ragazza, non parla inglese.
"Niet" ci dice ancora prima che parlassimo.
La ragazza non vuole capire, né aiutarci.
Andiamo a un altra agenzia.
Anche questa non vuole aiutarci.
Proviamo con un ultima agenzia.
La scena si ripete. Indifferenti. Non vogliono aiutarci.
Leggiamo sulla lonely planet che c é un volo in questa città per la prima citta della Mongolia, Olgii, il mercoledì.
Oggi é martedì.
Andiamo in aeroporto.
"Niet" ci rispondono.
Nessuno parla inglese e nemmeno hanno voglia di sforzarsi a capirci.
"Ma é possibile che in questo dannato paese non c é nessuno che voglia aiutarci!" esclamo.
É finita. Non c é né possibilità, né tempo per proseguire.
Una ragazza gentile, in aeroporto, ci chiarisce che il volo che cercavamo é stato tolto l anno scorso e che per volare in Mongolia dobbiamo tornare ad Almaty, laddove il nostro viaggio é iniziato.
Sconsolati, abbattuti nel morale e nello spirito, stanchi fisicamente.
Pensiamo a come salvare il salvabile.
Chi propone di prender l aereo da Almaty e andare a Pechino, chi dice di andare a Ibiza e chi di tornarcene tutti a casa.
Ormai nulla ha più senso.
Smetto di scrivere.
Penso che non é giusto, che non può finire tutto così ma la realtà é questa.
Il nostro viaggio da casa a Pechino si interrompe in una città sconosciuta al nord del Kazakistan.
É finita, si torna a casa.
Andiamo alla stazione dei treni per prendere i biglietti per Almaty.
"Niet" ci dicono alla biglietteria.
Alcuni non vogliono nemmeno ascoltarci. Una cassiera ci guarda e ride. Sembra che non ci sia posto sui treni per una settimana.
Io non ho la forza nemmeno di pensare a nuove soluzioni.
Siamo tutti demotivati.
Ce ne andiamo.
É quasi sera.
Decidiamo di andare a un hotel e dormire tanto ormai nulla ha più senso.
Scegliamo un hotel dalla lonely planet, il più marcio. Non ci interessa niente ormai.
Chiediamo a un taxista di portarci là, lui dice" no turists".
"Chissà quanto deve far cagare se non é un hotel per turista" penso.
Arriviamo.
Guardiamo l hotel.
Verde e pieno di crepe grigiastre.
Risale alla epoca sovietica.
Secondo me potrebbe crollare da un momento all altro.
"Ragazzi, possiamo cambiare se vogliamo" dico.
Ma mi basta guardarli per capire che ormai non importa più nulla.
Cosi ci avviciniamo ed entriamo in questo decrepito e triste hotel che rispecchia la depressione dei nostri stati d animo.
Non sapevo che qualche ora dopo sarei uscito correndo, sorridente e con qualche lacrima di gioia al volto da quella stessa porta.

Dentro non sembra poi cosi male.
L hotel é al settimo piano.
Saliamo.
Alla reception c é una ragazza che non parla inglese ma sembra esser disponibile.
Prendiamo due stanze doppie.
Facciamo tutti la doccia senza dire parola, non c é nulla da dire.
Il Tavola mette via la videocamera.
"Non serve più" dice.
La chiude e la mette in fondo allo zaino. Vedere questo mi spezza il cuore. É forse il simbolo del nostro fallimento.
Mi alzo e vado dalla ragazza della reception che sembrava disponibile.
Il suo nome é simile a Baguette, come il pane.
Le chiedo con qualche gesto e disegno se può aiutarci a prendere i biglietti del bus per Almaty.
Lei chiama e dice che i bus sono tutti occupati per una settimana.
Come i treni.
Sembra che siano occupati da studenti.
Lo dico agli altri. Indifferenza.
Sembra che siamo destinati a restare qui per una settimana. La brutta notizia non alimenta lo sconforto perché é già ai massimi livelli.
Poi non so per quale motivo, la sua buona disponibilità in mezzo a tanta indifferenza mi commuove e decido di fare un assurdo tentativo.
"Baguette, Mongolia, minibus?"
Lei ride, ma non é una risata per prendermi in giro. Non ha capito quello che ho chiesto.
Vado in stanza dal Lughes, mi faccio prestare il cellulare con una app di traduzione e con pazienza comincio a scrivergli la nostra storia e il nostro problema.
E allora piano piano prende forma un piccolo miracolo, perché
forse miracolo é anche riuscire a realizzare qualcosa per cui avevi perso le speranze.
Lei chiama un amica che parla inglese, le parlo al telefono , sa qualcosa della Russia ma non può aiutarci. Nel frattempo il Tavola, che dalla stanza ci ha sentito parlare di Mongolia viene alla reception e armato di pazienza si mette anche lui a fare disegni e mappe per spiegare il problema.
Lei continua a telefonare.
Dopo più di un ora tra telefonate, mappe, disegni e traduzioni lei dice che ha trovato una persona disposta ad accompagnarci in Mongolia, passando dalla Russia. Ed é riuscita a dimezzare il prezzo chiesto che ora é relativamente basso.
Io non ci credo, non può essere vero.
Vorrei saltare al di là del bancone e abbracciarla. Le dico che lei é un angelo e che ci sta aiutando a portare avanti un sogno che era già svanito.
Lei mi dice"Ma voi italiani, non sorridete sempre? Perché siete cosi tristi voi?sono più sorridente io che non sono italiana" e ci sorride.
Mi scende una lacrima di sfogo e commozione.
In una giornata in cui nessuno ci ha aiutato, tutti erano indifferenti e alcuni perfino schernito, abbiamo trovato un angelo, nascosto in un posto non certo paradisiaco che ha fatto il massimo per aiutarci.
Appuntamento con l autista domani alle 7 davanti all hotel che in meno di 2 giorni ci porterà in Mongolia.
Siamo ancora increduli, é troppo bello per essere reale.
io invece sono al settimo cielo, sento che andrà bene.
Usciamo per cena.
Spiedini e birra. Mangiamo tanto, lo stomaco si é riaperto.
Al ritorno verso l hotel ci fermiamo a un benzinaio a prendere dell acqua.
La cassiera grugnisce qualcosa perché non capisce le due parole in inglese che gli diciamo.
Con qualche gesto riusciamo a fargli capire che vogliamo delle bottiglie d acqua. Lei infastidita ce le fa pagare.
Uscendo dico "Non ci voglio assolutamente più tornare in questo paese, ma dove cavolo siamo capitati?"
In Hotel prepariamo gli zaini per il giorno dopo.
Il Tavola riprende la videocamera.
Io sono troppo carico per dormire, partirei ora.
Allora mi stendo sul letto, guardo il soffitto e mi lascio andare ai pensieri.
Nella nostra vita abbiamo a che fare con molte persone, alcune hanno  intersecato la nostra vita senza lasciarne traccia, altre ci accompagnano per tratti più o meno lunghi, altre ci vogliono mettere solo i bastoni tra le ruote.
E noi forse continuiamo a cercarne altre per diversi motivi: per amicizia, per bisogno d aiuto oppure per amore e forse quelle persone le troviamo proprio quando o dove  non ce lo aspettiamo, a volte anche nel momento in cui ci siamo arresi di cercarle.

Angelo nella nebbia

Oggi ho visto un mezzo miracolo,
Oggi ho visto una persona che ci ha tirato fuori da una montagna di merda grande come la piramide di Cheope e metterci su un piatto d argento,
oggi ho visto la persona più umile e buona fare l impossibile per noi dopo che per giorni molte facce ci hanno voltato le spalle,
Oggi ho visto una persona che ci ha detto" ma voi italiani non dovreste esser sempre sorridenti?" e ci ha ridato il sorriso e tolto la tristezza che ormai albergava l intero cuore,
Un mio amico dice che sono fortunato, forse oggi ne é stata la riprova più forte ma io dico che non abbiamo mai mollato, mai nemmeno quando non si vedevano vie d uscita.
Provateci sempre! Anche quando sembra non ce la possiate più fare insistete ! Non mollate mai! Fino a quando non é finita non cedete. Fino a quando il cuore é in grado di battere provate a raggiungere i vostri sogni.
Non é ancora sicuro che riusciremo a portare alla fine questo viaggio, perché é ancora dura ma oggi ho visto amici sostenersi a vicenda, darsi la mano, fare passi faticosi insieme, arrendersi, mollare tutto e poi risorgere.
Mi é bastato, ho avuto un altra lezione importante in questa vita e vissuto momenti difficili e indimenticabili che mi legheranno per il resto della vita ai miei compagni di viaggio.
I post dei giorni precedenti li avevamo scritti. Poi ieri sera io avevo mollato la scrittura di un blog che non aveva più senso, Tavola aveva smesso di riprendere per un film che non aveva un perché.
Ora é il momento di ritirare fuori la videocamera e anche di ricominciare a scrivere.
A breve pubblicheremo i giorni precedenti.
Ora no.
Ora sono sfinito. Tra poco ripartiamo.
Buonanotte!

venerdì 15 agosto 2014

Partenza

Siamo in aeroporto.
Si respira aria di entusiasmo e tensione. Ormai ciò che é dimenticato, é irrecuperabile. Il tempo dell organizzazione é terminato, inizia il viaggio.

Come tradizione c é il peso degli zaini in aeroporto.
Tavola 10,5
Pelo 8,9
Lughes 8,1
Diego 8

Tavola quest anno parte appesantito ma con una videocamera nello zaino per testimoniare il viaggio con un film.

Tra meno di un, ora si parte. Togliamo le connessioni.
Ritorniamo in Kyrgikistan.

giovedì 14 agosto 2014

CiaoMamma è riaperto per la seconda parte del viaggio.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?

Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.

Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.

Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.



Pronti partenza....via

Ormai siamo agli sgoccioli! Domani alle ore 14.00 abbiamo il volo destinazione Bishkek.
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!

GO GO GO!

State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)