25 agosto: Bayakongor(Mon)-karakhorin(Mon)
Vedo un piede.
Ricordo di essermi addormentato in un letto e ora mi ritrovo un piede di fronte.
Guardo meglio e c é una ragazza issata sul mio letto per aprire la finestra dietro di me.
Poi scende e se ne va.
"Qui non sono mica normali" dico al mio compagno di stanza.
Ricordo benissimo il sogno fatto stanotte, lo ricordo nei minimi dettagli.
Noi raccontiamo quello che facciamo svegli ma non quello che la nostra immaginazione crea di notte. Chissà se anche quello che sognamo fa parte del diario della nostra vita.
Giriamo il bazar con Altmak, lui compra una ventola nuova e noi qualche ricordo.
Altmak disegna su un foglio una specie di cane"visit!visit!" ci chiede.
Sembra entusiasta di questa cosa, ci indica che si va a piedi.
Incuriositi lo seguiamo e dopo 10 minuti ci porta a un piccolo parco con qualche statua dei dinosauri.
A noi non dicono granché, lui invece é entusiasta, chiede delle foto e continua a sorridere.
Scopriamo che questo parco é un attrazione della città e che i dinosauri sono a grandezza naturale.
Compare anche una famiglia di velociraptor. Il deserto del Gobi é fonte inesauribile di uova e scheletri di dinosauri. I velociraptor, resi famosi da Jurassic Park, furono trovati proprio qui.
Tornati alla macchina, Altmak e il Tavola cambiano di nuovo la ventola mettendo quella nuova.
Altmak ormai si fida ciecamente del tavola, chiede anche qualche consiglio su altre parti della macchina.
Riprendiamo la nostra via.
Esiste una strada asfaltatata ora, non sembra vero. A circa 600 km dalla capitale ci sono strade asfaltate.
Definirle asfaltate forse é troppo qualitativo, ci sono molti crateri e buche lungo la strada che obbligano a tenere la velocità moderata, se non addirittura a fermarsi.
Fuori il paesaggio diventa sempre più verde.
Altmak prende una biro impolverata che c é in macchina, se la infila in bocca e la usa come stuzzicadenti.
Si vede qualche gher ogni tanto, cavalli che corrono o mangiano nelle praterie, mucche e yak che attraversano molte volte la strada.
Ci fermiamo a una gher sulla strada.
Ci offrono latte appena munto dai cavalli, formaggio e qualche avanzo di stinco.
Per finire una scodella di vodka mongola.
Noi offriamo delle caramelle ai bambini facendo sorridere ancora di più la famiglia che vive lì dentro.
Fuori dalla gher vediamo centinaia di pica. Sono simpatici cricetini, velocissimi, che scavano infinite buche nel terreno dove si nascondono.
Sono il pasto preferito delle aquile che abbiamo sopra le nostre teste.
La prossima meta é karakhorin, l antica capitale dell impero mongolo prima di esser trasferita a Pechino.
Per arrivarci serve fare una deviazione di 50km e Altmak non é convinto.
"Benzin!Benzin!" cerca di comunicarci che allungando la strada consumeremo più benzina.
Noi, con disegni e gesti facciamo il calcolo della benzina davanti a lui e gli diciamo che gli pagheremo anche questa.
"Simbia!Simbia!Sciaff!".
Ormai lo conosciamo, ci vuole comunicare che la sua ragazza é arrabbiata con lui e che deve tornare a casa.
"La vita di un uomo sembra sia uguale in tutte le parti del mondo" penso.
Però non ha tutti i torti.
Immaginate di uscire dalla vostra casa di Milano dicendo a vostra moglie "Accompagno dei ragazzi a Genova, torno domani" e invece 3 giorni dopo ti ritrovi con loro a Lisbona. Chiunque uomo sarebbe preoccupato delle grida della propria moglie al ritorno a casa.
Altmak era uscito di casa senza caricatore del cellulare e senza vestiti di ricambio.
Ormai era al quarto giorno insieme a noi in questo viaggio inaspettato.
Il Tavola prestava a lui il suo cellulare per fargli chiamare ogni tanto la moglie, che da quel che diceva lui, era sempre più arrabbiata.
E lungo la strada insegnavamo lui qualche parola in inglese, parlavamo della vita qui e in Italia e dicevamo a lui di creare un business che portasse in giro i turisti.
Convinciamo Altmak.
Ci dice che va bene ma che non conosce la strada. Gli diciamo che ce la faremo.
Partiamo.
Ora ricomincia lo sterrato.
Altmak dopo qualche km é già preoccupato.
Ci chiede la strada.
Lughes guarda la mappa della Mongolia sul cellulare, che fortunamente é in cache. Non ci sono strade ma serve andare sempre verso nord ovest.
Altmak dopo qualche kilometro chiede sempre conferma che la strada sia giusta.
Impieghiamo due ore e mezza per fare 70 km.
Arriviamo a karakorin per mezzanotte.
Karakorin é turistica. Ci sono campeggi di gher con pullman turistici fuori. Arrivano dalla capitale che ormai é vicina.
Vedere quel campeggio di gher mette un po di malinconia, é la prima forma di turismo che vediamo in Mongolia.
Cerchiamo un hotel.
Alla reception c é un simpatico vecchietto che sorride sempre ed ė estremamente lento in ogni sua azione.
Vicino alla reception cé un piccolo bar con del cibo in scatola.
A karakorin é ormai tutto chiuso quindi decidiamo di sperimentare ciò che offre quello strano bar.
Scopriamo che il simpatico vecchietto gestisce anche il bar.
Il Tavola azzarda con una vaschetta di spaghetti arrotolati, verdure e brodo. Sulla vaschetta ci sono scritte cinesi.
Il vecchietto la scalda 1 minuto al microonde e gliela porge.
Lughes, non vuole sorprese, la sua cena é una confezione di pringles.
Io e Diego veniamo attirati dalla confezione di un tonno.
Lo apriamo e restiamo sorpresi. Il tonno ha un colore strano, ha della gelatina muffosa attorno.
Io non riesco a mangiarlo. Ho mangiato veramente di tutto nella mia vita ma questo é più forte di me.
Anche Diego non lo mangia.
Altmak quando vede che non lo mangiamo prende una scatoletta delle nostre e lo mangia sorridendo.
Anche questa notte a letto senza cena, o meglio con qualche pringles del Lughes nello stomaco.
