31 agosto: Grande Muraglia Cinese(Pechino)
Ciao Mamma Vado in Kirghizistan! Anzi a Pechino!
Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?
lunedì 1 settembre 2014
30 agosto: Pechino
30 agosto: Pechino
La notte in transiberiana si dorme comodi. Non avevo mai dormito in un letto/cuccetta in treno e devo ammettere che ha il suo fascino girarsi sul fianco nella notte e vedere le luci sfrecciare fuori dal finestrino. Inoltre i letti sono confortevoli.
Gioco a scacchi col Tavola, mi batte per la seconda volta e ride. Sono l unico che non lo ha battuto e me lo ricorda.
Arriviamo a Pechino.
Usciamo in stazione.
La piazza di fronte alla stazione é colma di persone, il cielo sopra di noi é grigio e c é molta afa.
Vediamo persone con la mascherina.
Scopriamo che é tutto legato all estremo inquinamento presente in città.
In realtà é una giornata di sole, ma quest'ultimo non si vede. É come se ci fosse una fitta nebbia nelle strade, solo che non é nebbia.
Ci chiediamo come la gente possa vivere qui.
Diego ci spiega che per le olimpiadi del 2008 a Pechino abolirono il transito alle macchine dal mese precedente e bombardarono il cielo con del gas in modo che lo pulisse e che fosse azzurro durante l evento sportivo.
Conosciamo una ragazza tedesca.
Si chiama Lykke, 25 anni, viaggia da sola e si aggrega a noi.
Andiamo all ostello dove prenotiamo un tour per la vicina muraglia cinese.
Beviamo una birra insieme a Lykke e la conosciamo.
Lei é archeologa, sta andando a fare un master a Shanghai e ha deciso di andarci con un viaggio in treno in Transiberiana.
Andiamo a visitare insieme la città proibita.
Piazza Tiananmen, situata di fronte alla città proibita é la più grande piazza del mondo. Immensa e completamente immersa in una nebbia di inquinamento.
In piazza due ragazze cinesi ci chiedono informazioni, poi ci chiedono di andare a bere qualcosa insieme.
Così il gruppo aumenta a 8 persone, loro scelgono un locale che sembra casa di qualcuno.
Ci sediamo e viene chiusa la porta.
Praticamente siamo in uno stanzino con 7 sedie e un tavolo.
Noi guardiamo il menu e ordiniamo birra e cibo.
Le ragazze ordinano 2 teiere e delle noccioline come antipasto.
Mangiamo e ridiamo un sacco, una cinese si innamora dei capelli del Tavola.
Poi una di loro chiede il conto.
Totale, tradotto in €, sono 175.
5 piatti di riso alla cantonese, 4 birre e 2 teiere 175€.
Questa cena ci viene a costare piú di tutte le cene fatte in Mongolia.
Le ragazze cinesi dicono"Fate gli uomini e pagate voi?".
Qui inizia una irreale conversazione al limite della comicità che vorrei proporre in versione integrale ma sarebbe troppo lunga cosi provo a riassumere l accaduto.
Scopriamo che le teiere da sole costano 100€ e gli snack (2 vassoietti di arachidi) costano 30€.
I 45€ rimanenti sono per birre e i 5 risi alla cantonese(cioè ciò che avevamo ordinato noi e di cui abbiamo visto i prezzi).
Il tavola si alza in piedi e grida"100€ per due bicchieri di acqua sporca?Ma siamo matti? Il tè lo hanno ordinato loro e se lo pagano loro".
Però poi lo abbiamo bevuto tutti quanti.
Dopo 20 minuti di dibattiti, grida e risa e con un Tavola senza freni che continuava a dire"50€! 1 tazza di te 50€! Se lo racconto a Carvico mi prendono per matto!" troviamo un piccolo accordo.
Le due cinesi pagano una teiera e noi il resto.
Non ci salutiamo molto bene con loro e sulla via dell ostello pensiamo che probabilmente siamo stati truffati da quelle due.
Lykke dice che in ostello c é un cartello grandissimo in cui avvertono di non andare a bere tè su invito di qualche sconosciuto.
Noi non lo abbiamo visto, e non lo sapevamo.
Io la prendo un po con filosofia e ci rido su, a conti fatti esce 35€ a testa, una truffa fortunatamente non troppo pesante.
Lezione imparata, serva anche per i lettori di "CiaoMamma" che hanno in piano di visitare la Cina.
Torniamo in ostello, ora lo vediamo il cartello.
Ci beviamo su, giochiamo a biliardo.
Fortunatamente il Tavola le perde entrambe, in questo modo posso ribattere quando mi ricorda le sue gesta agli scacchi.
Salutiamo Lykke e andiamo a dormire.
Domani andremo alla Grande Muraglia Cinese dove si concluderà il nostro viaggio da casa a Pechino.
O forse la fine non é altro che l inizio di un nuovo viaggio.
28 agosto: ultimo giorno in Mongolia
28 agosto: UlaanBaatar
"É tardi Pelo!" come altre volte la voce di Diego mi richiama e come le altre volte sono l ultimo ad alzarmi.
É l ultima giornata in Mongolia, tra 22 ore partirà il treno, un ramo della Transiberiana, che ci porterà a Pechino.
Il giorno prima abbiamo visitato la capitale, una giornata rilassante per riprendere le forze.
Due sere prima abbiamo salutato Altmak, il nostro compagno di viaggio inaspettato in Mongolia.
Altmak avrebbe ripreso la via di casa. Serviranno almeno 3 giorni. Poi potrà finalmente riabbracciare Symbian. Penso a come potrà essere il loro incontro. Forse lei lo aspetterà sull uscio, appoggiata alla porta pronta a sgridarlo, forse lo accoglierà con un pizzico di indifferenza come quando si torna a casa da una quotidiana giornata lavorativa o forse ancora lei gli correrà incontro e lo abbraccerà e lui estrarrà il regalo che ha fatto per lei con i soldi guadagnati con noi.
A me piace sognare a occhi aperti quindi spero sia la terza. Come andrà realmente non lo sapremo mai.
Abbiamo deciso di utilizzare l ultima giornata in Mongolia andando a cavalcare in una valle a est.
Conosciamo Chingii che si offre di portarci là. Chingii é un vecchino sorridente, conosce qualche parola in inglese, sufficienti per dialogare.
Alle porte della città c é un casello.
Probabilmente é l unico casello dell intero paese.
Ci fermiamo, paghiamo.
Dall altra parte ci sono due persone.
Una gestisce la cassa e il resto, mentre l altro ci dice il costo, prende le banconote che gli diamo e ci dà il resto calcolato dalla altra persona.
Mai viste due persone in un casello, però almeno si tengono compagnia.
Arriviamo alla valle.
In fondo, lontano, c é un tempio buddhista. Decidiamo di cavalcare fino al tempio.
"10.000 mongolians, 20.000 tourists" ci dicono.
Infastiditi dal fatto che dobbiamo pagare il doppio in quanto turisti proviamo a cercare altri maneggi.
Niente da fare, sono lontanissimi.
Torniamo quindi dall unico che c é e gli rifacciamo la domanda "Money horse?".
"10.000 mongolians, 20.000 tourists" dicono.
"Cosa ci aspettavamo? Che cambiassero idea?" penso.
Il Tavola risponde all istante"Noi no turists! Noi friends!" e lo dice con la più classica delle magliette da turista addosso.
Ieri ha comprato questa maglietta nera con la scritta colorata "Mongolia" in un negozio di souvenir.
Nei tre secondi che seguono penso a cosa giri nella mente al gestore del maneggio dopo che uno sconosciuto con la maglietta "Mongolia" dice che non é un turista.
La cifra per cui stiamo contrattando anche qui é 4€. 10.000 sono 4€.
Il ragazzo del maneggio sorride.
Dice inaspettatamente "OK" e ci fa il prezzo per "residenti in Mongolia"
Saliamo a cavallo.
Trottiamo fino al tempio.
Il tempio ha una lunga scala.
Leghiamo i cavalli e arriviamo in cima.
In cima ci sentiamo dire "Turists 2000".
Qualche mongolo entra senza pagare.
Noi guardiamo dentro le finestre per vedere come é fatto e ci togliamo la curiosità.
Ci sediamo sui primi gradini in silenzio.
Lassù ognuno pensa ciò che vuole per diversi minuti.
A un tratto mi alzo e dico:"Ragazzi, prima di partire non sapevo come fosse la Mongolia. Prima di partire sognavo di cercare il tempio più alto sulla montagna più alta e al suo interno cercare il più saggio dei santoni. E una volta trovato fargli una specifica domanda.
Ora mi trovo sul tempio più alto di una bassa montagna e ci trovo un guardiano che mi chiede 2000 soldi mongoli."
Ridono.
Scendiamo.
Riprendiamo i cavalli.
Torniamo alla partenza, non riusciamo a farli galoppare, il massimo che ci concedono é il trotto e ne siamo tristi.
Sulla via del ritorno ci fermiamo in una gher.
C é la solita ottima ospitalità mongola e il loro ormai indelebile sorriso.
Mangiamo.
Io inizio una sfida difficile con un bimbo che in poco tempo aveva preso 3 cavallette, staccato ali e gambe e poi schiacciate. Una cavalletta l'aveva pure messa nel ketchup.
Riesco a salvare la quarta.
Chingii ci porta a vedere la statua di Gengis Khan.
La statua dell uomo a cavallo più grande del mondo, alta quasi come la statua della libertà.
É situata sopra un edificio, il cancello é chiuso. Non capiamo perché, l orario é giusto.
Il guardiano non ci fa entrare.
Insistiamo.
Lughes dice "Italia a Mongolia Gengis khan Niet?".
"Niet" dice il guardiano.
Arriva Chingii che é dispiaciuto per noi.
Dice qualche cosa al guardiano che, forse un po solidale, ci fa entrare ma ci raccomanda qualcosa che non capiamo.
Noi entriamo e proviamo a ipotizzare cosa ci abbia raccomandato.
Ci avviciniamo alla statua, é argentea e posizionata sopra un edificio. La mano della statua é alta, da sola, più di una persona.
Nell edificio sottostante si sta svolgendo un lussuoso pranzo di nozze. Forse il guardiano diceva di non avvicinarci a questo evento. Questo era il motivo per cui era chiuso. Io mi affaccio alla finestra per guardare.
Vedo subito dall altra parte della finestra un tavolo con persone che mangiano. Loro guardano fuori, forse per ammirare il paesaggio durante questo sfizioso pranzo e vedono la mia faccia che li saluta.
Fortunatamente sorridono, mi salutano e io me ne vado per non esagerare nel disturbo.
Torniamo all ostello per docciarci.
Usciamo per l ultima sera in Mongolia.
Mangiamo carne, facciamo il pieno perché gli ultimi giorni non sappiamo cosa ci aspetta.
Andiamo a vedere la piazza centrale.
É mezzanotte e restiamo meravigliati.
La piazza é colma di bambini e famiglie che giocano.
Uno spettacolo inatteso.
Andiamo a dormire, tra 5 ore ci dovremo svegliare.
La transmongolica ci porterà a Pechino, laddove finirà il nostro viaggio.
Questa notte, diversamente dalle altre notti, non riesco a dormire, resto sul divano nella hall, in mente mille pensieri.
Poi quando manca un ora alla sveglia il sonno mi prende, raggiungo gli altri in stanza e dormo.
mercoledì 27 agosto 2014
25 agosto: dinosauri, fidanzate e tonno
25 agosto: Bayakongor(Mon)-karakhorin(Mon)
Vedo un piede.
Ricordo di essermi addormentato in un letto e ora mi ritrovo un piede di fronte.
Guardo meglio e c é una ragazza issata sul mio letto per aprire la finestra dietro di me.
Poi scende e se ne va.
"Qui non sono mica normali" dico al mio compagno di stanza.
Ricordo benissimo il sogno fatto stanotte, lo ricordo nei minimi dettagli.
Noi raccontiamo quello che facciamo svegli ma non quello che la nostra immaginazione crea di notte. Chissà se anche quello che sognamo fa parte del diario della nostra vita.
Giriamo il bazar con Altmak, lui compra una ventola nuova e noi qualche ricordo.
Altmak disegna su un foglio una specie di cane"visit!visit!" ci chiede.
Sembra entusiasta di questa cosa, ci indica che si va a piedi.
Incuriositi lo seguiamo e dopo 10 minuti ci porta a un piccolo parco con qualche statua dei dinosauri.
A noi non dicono granché, lui invece é entusiasta, chiede delle foto e continua a sorridere.
Scopriamo che questo parco é un attrazione della città e che i dinosauri sono a grandezza naturale.
Compare anche una famiglia di velociraptor. Il deserto del Gobi é fonte inesauribile di uova e scheletri di dinosauri. I velociraptor, resi famosi da Jurassic Park, furono trovati proprio qui.
Tornati alla macchina, Altmak e il Tavola cambiano di nuovo la ventola mettendo quella nuova.
Altmak ormai si fida ciecamente del tavola, chiede anche qualche consiglio su altre parti della macchina.
Riprendiamo la nostra via.
Esiste una strada asfaltatata ora, non sembra vero. A circa 600 km dalla capitale ci sono strade asfaltate.
Definirle asfaltate forse é troppo qualitativo, ci sono molti crateri e buche lungo la strada che obbligano a tenere la velocità moderata, se non addirittura a fermarsi.
Fuori il paesaggio diventa sempre più verde.
Altmak prende una biro impolverata che c é in macchina, se la infila in bocca e la usa come stuzzicadenti.
Si vede qualche gher ogni tanto, cavalli che corrono o mangiano nelle praterie, mucche e yak che attraversano molte volte la strada.
Ci fermiamo a una gher sulla strada.
Ci offrono latte appena munto dai cavalli, formaggio e qualche avanzo di stinco.
Per finire una scodella di vodka mongola.
Noi offriamo delle caramelle ai bambini facendo sorridere ancora di più la famiglia che vive lì dentro.
Fuori dalla gher vediamo centinaia di pica. Sono simpatici cricetini, velocissimi, che scavano infinite buche nel terreno dove si nascondono.
Sono il pasto preferito delle aquile che abbiamo sopra le nostre teste.
La prossima meta é karakhorin, l antica capitale dell impero mongolo prima di esser trasferita a Pechino.
Per arrivarci serve fare una deviazione di 50km e Altmak non é convinto.
"Benzin!Benzin!" cerca di comunicarci che allungando la strada consumeremo più benzina.
Noi, con disegni e gesti facciamo il calcolo della benzina davanti a lui e gli diciamo che gli pagheremo anche questa.
"Simbia!Simbia!Sciaff!".
Ormai lo conosciamo, ci vuole comunicare che la sua ragazza é arrabbiata con lui e che deve tornare a casa.
"La vita di un uomo sembra sia uguale in tutte le parti del mondo" penso.
Però non ha tutti i torti.
Immaginate di uscire dalla vostra casa di Milano dicendo a vostra moglie "Accompagno dei ragazzi a Genova, torno domani" e invece 3 giorni dopo ti ritrovi con loro a Lisbona. Chiunque uomo sarebbe preoccupato delle grida della propria moglie al ritorno a casa.
Altmak era uscito di casa senza caricatore del cellulare e senza vestiti di ricambio.
Ormai era al quarto giorno insieme a noi in questo viaggio inaspettato.
Il Tavola prestava a lui il suo cellulare per fargli chiamare ogni tanto la moglie, che da quel che diceva lui, era sempre più arrabbiata.
E lungo la strada insegnavamo lui qualche parola in inglese, parlavamo della vita qui e in Italia e dicevamo a lui di creare un business che portasse in giro i turisti.
Convinciamo Altmak.
Ci dice che va bene ma che non conosce la strada. Gli diciamo che ce la faremo.
Partiamo.
Ora ricomincia lo sterrato.
Altmak dopo qualche km é già preoccupato.
Ci chiede la strada.
Lughes guarda la mappa della Mongolia sul cellulare, che fortunamente é in cache. Non ci sono strade ma serve andare sempre verso nord ovest.
Altmak dopo qualche kilometro chiede sempre conferma che la strada sia giusta.
Impieghiamo due ore e mezza per fare 70 km.
Arriviamo a karakorin per mezzanotte.
Karakorin é turistica. Ci sono campeggi di gher con pullman turistici fuori. Arrivano dalla capitale che ormai é vicina.
Vedere quel campeggio di gher mette un po di malinconia, é la prima forma di turismo che vediamo in Mongolia.
Cerchiamo un hotel.
Alla reception c é un simpatico vecchietto che sorride sempre ed ė estremamente lento in ogni sua azione.
Vicino alla reception cé un piccolo bar con del cibo in scatola.
A karakorin é ormai tutto chiuso quindi decidiamo di sperimentare ciò che offre quello strano bar.
Scopriamo che il simpatico vecchietto gestisce anche il bar.
Il Tavola azzarda con una vaschetta di spaghetti arrotolati, verdure e brodo. Sulla vaschetta ci sono scritte cinesi.
Il vecchietto la scalda 1 minuto al microonde e gliela porge.
Lughes, non vuole sorprese, la sua cena é una confezione di pringles.
Io e Diego veniamo attirati dalla confezione di un tonno.
Lo apriamo e restiamo sorpresi. Il tonno ha un colore strano, ha della gelatina muffosa attorno.
Io non riesco a mangiarlo. Ho mangiato veramente di tutto nella mia vita ma questo é più forte di me.
Anche Diego non lo mangia.
Altmak quando vede che non lo mangiamo prende una scatoletta delle nostre e lo mangia sorridendo.
Anche questa notte a letto senza cena, o meglio con qualche pringles del Lughes nello stomaco.
24 agosto: Meccanico sotto le stelle
24-25 agosto Altai(Mon)-Bayakongor(Mon)
Altmak bussa insistentemente alla porta.
Ci sveglia.
Alla luce del giorno posso finalmente vedere dove abbiamo dormito.
La sera prima la stanchezza non mi aveva permesso di valutare l hotel.
La stanza contiene solo i letti, le pareti hanno una carta da parati vecchia che in alcuni punti, staccandosi, mostra i mattoni rossi sottostanti.
C é un bagno privato, non é granché ma una doccia é indispensabile.
Altai é la capitale della regione del Gobi, é piccolissima. É il giusto posto per spezzare il cammino.
Dopo colazione ripartiamo.
Stiamo attraversando la parte settentrionale del deserto del Gobi.
La strada sterrata attraversa pianure quasi steppose, ciuffi d erba separati, terreno secco e fiori gialli. Qualche duna di sabbia rossa ogni tanto.
Ci fermiamo, Altmak aprendo la portiera fa cadere dei biscotti in mezzo al deserto. Li raccoglie e li mangia sorridente.
Ci fermiamo a mangiare in una gher sperduta in mezzo a questi paesaggi.
Ci sono bambini, regaliamo loro delle caramelle.
Ridono e ci osservano curiosi.
Ci offrono latte e tè.
Poi ci offrono un piatto buonissimo con patate e capra.
Io gioco insieme a dei bambini imparando i numeri nella loro lingua.
L ospitalità é ai massimi livelli mai visti, ci trattano benissimo e sorridono sempre.
Usciamo.
"Non va ancora la macchina" mi comunica Diego.
"Meglio!" rispondo.
Ne approfitto per fare due passi attorno.
A un tratto un pallone di pallavolo mi rimbalza a fianco.
Una bambina e una ragazza stanno palleggiando. Così inizio anche io a giocare con loro.
Diego mi recupera e inizia a palleggiare anche lui.
Mi guardo attorno, ricordo di aver giocato a pallavolo due giorni prima di partire con alcuni amici. Che strano farlo lì dopo due settimane circa.
La jeep é aggiustata, Altmak ci chiama.
Riprendiamo il nostro sterrato, sulla strada vediamo molti cammelli.
Ci stiamo dirigendo a Bayakongor, la città successiva abitata da qualche migliaia di abitanti.
Ci fermiamo al tramonto. Ci sdraiamo e vediamo tramontare silenziosamente il sole sul Gobi.
Ripartiamo mentre cala l oscurità.
A un centinaio di kilometri dalla città la temperatura del liquido del radiatore aumenta, spia rossa.
Ci fermiamo, alziamo il cofano, illuminiamo con la pila.
Ventola rotta.
Proviamo a fare un paio di km ma si surriscalda troppo.
"Bisogna cambiarla raga!" dice il Tavola.
Altmak ha una vecchia ventola con se.
Usciamo di nuovo dalla macchina.
Alziamo il cofano.
Per la seconda notte consecutiva, sperduto in mezzo a immense pianure e sotto un cielo le cui stelle arrivano fino all'orizzonte c é da riparare la Jeep.
La via lattea é luminosissima sopra di noi.
Chi tiene la pila, chi i bulloni, aiutiamo il Tavola a montare la ventola nuova mentre Altmak guarda.
Dopo un' ora possiamo ripartire.
Ci fermiamo a una gher più avanti per chiedere informazioni.
Qui non si chiede a quale incrocio si deve girare ma in quale direzione si deve andare.
Qui assistiamo a una scena curiosa.
Dentro la gher donne e bambini dormivano, si svegliano e ci invitano ad entrare. Ci offrono dei biscotti e ci fanno sedere dove dormivano.
Un uomo invece, probabilmente il padre, sta aggiustando una camera d aria di fronte alla gher e Altmak lo aiuta.
"Ma questi qui si mettono a riparare la camera d aria a mezzanotte?" dice ridendo il Tavola.
A notte fonda arriviamo a Bayakongor.
Subito all entrata c é un posto per dormire.
Dormiamo.
22 agosto: Dove andiamo noi non c é bisogno di strade
22 agosto: olgii(Mon)- Khovd(Mon)
"Mancan 15 minuti alle 9!sveglia!" la voce di Diego mi sveglia così.
" Svegliatemi quando manca 1 minuto alle 9" dico.
La colazione prevede uova sode, pane burro e zucchero e chai.
Gran colazione. Siam ricaricati.
Contrattiamo un amico della guesthouse per portarci a khovd.
Mentre lo aspettiamo il Tavola aiuta a cambiare le candele della macchina del padre di famiglia.
"Jeep,Ruski jeep" grida qualcuno vicino. É il padre che sta indicando il cancello dove sta entrando una vecchia jeep russa. Quasi completamente in ferro, pochi rivestimenti ma comoda. Perfetta per il fuoristrada o meglio ancora per il "nostrada".
Altmak, il proprietario della jeep, perde un ora a gonfiar gomme e salutare qualche amico al mercato.
Poi partiamo per il nostro viaggio "on the noroad".
Lasciamo Olgii alle spalle, c é una via sterrata che si perde all orizzonte.
La via sterrata dopo un po si confonde, non la si vede più in modo chiaro ma Altmak sembra conoscere la direzione in modo sicuro.
Guadiamo fiumi, passiamo in mezzo a praterie, montagne e laghi attorno, ogni tanto qualche gher con mucche che pascolano ovunque.
Ci fermiamo sulle sponde di un lago.
Ci nuoto dentro, l acqua é gelida ma pulitissima.
Poi saliamo sulla piccola montagna vicino al lago, sulla vetta c'e un nodo blu, credo indichi che quello é il punto più alto.
Più tardi scoprirò che é un simbolo buddhista.
Mi fermo lassù e osservo. Ovunque guardo vedo natura. Qualche aquila sopra di noi si fa trasportare dal vento. Fin dove l occhio può guardare non c é segno di civiltà umana. Solo la nostra jeep parcheggiata laggiù indica a questo posto che é un po diverso rispetto a quando é stato creato milioni di anni fa.
A un tratto sento rotolare dei sassi nelle vicinanze. Mi avvicino a controllare. Vedo, a qualche metro di distanza Diego,Lughes eTavola.
Sono seduti sulla salita per la montagna e ridono.
A turno prendono dei sassolini e provano a centrare un sasso grosso qualche metro avanti. Io mi fermo a osservarli, non voglio distrurbarli, sul loro viso il sorriso di tre bambini. E' strano, forse mi piacerà ricordarli così i miei compagni di viaggio una volta tornati. Seduti sul crinale di una montagna, a metà tra un lago e una pianura che si perde a vista d occhio, sotto nuvole argento in un cielo limpido, giocando e ridendo con dei sassolini pescati accanto a loro.
Ripartiamo.
La via é lunga perché non esiste.
La strada é l intera pianura. Per assurdo é la strada più grande che ho mai visto.
Guardo fuori dal finestrino e vedo cavalli liberi che corrono, vicino a loro cammelli che camminano lentissimi.
Al mio fianco Altmak canta.
Canta bene, non lo fermiamo.
Facciamo una breve sosta in un rifugio su un passo.
Entro.
Mi sembra di entrare in un saloon del FarWest.
In un attimo tutto tace, le persone smettono di mangiare e parlare e mi guardano curiosi.
Poi entrano gli altri, partono i commenti e i mormorii della gente.
In questo posto i letti prendono il posto delle sedie attorno al tavolo.
Mangiamo e beviamo tutti per qualche dollaro e scherziamo con le persone presenti.
Risaliamo in macchina, é quasi sera.
Rivediamo i nostri amici italiani del Mongol Rally. Guadando il fiume hanno bagnato lo spinterogeno.
Un' asciugatina e sono pronti per ripartire con il loro 127 per l ardua impresa.
Siamo in città, prendiamo un hotel.
Usciamo per cena, la città (Khovd) é il capoluogo di regione. Ha 30mila abitanti ma in giro ce ne saranno dieci.
La piazza centrale é piastrellata a metà, forse la crisi é arrivata anche qui.
Dietro la piazza c é un ristorante, non servono alcolici il venerdì.
Mangiamo e andiamo a dormire.
Domani dovremo capire come proseguire.
Il letto é finalmente un letto normale, confortevole e largo.
A fianco la finestra dà sulla piazza centrale. A un tratto i lampioni si spengono. É buio ovunque. Black out totale della città.
"Mi sa che qui spengono la città a mezzanotte per risparmiare" dice il tavola.
"Questi sono innaria" penso e mi addormento pensando "Basta che la riaccendono domattina".
21 agosto: Benvenuti in Mongolia
21 agosto: Altai(Rus)-Olgii(Mon)
Apro gli occhi, non vedo movimento.
Ci siamo fermati. Non so dove siamo, vedo solo alberi, infinite stelle e la strada sterrata. Abbiamo parcheggiato in uno spiazzo accanto alla strada.
Li chiudo subito.Quando li riapro ci stiamo muovendo di nuovo. É l alba.
Ci sono montagne, gli Altai.
C é un fiume gelido che passa in mezzo a loro.
"Kaffé!" dice il Toro.
Beviam caffè e chai in una bettola nei pressi.
Ripartiamo e dopo mezzora il Toro si ferma di nuovo. É stanco, guida da molte ore e ha percorso molti km.
Poi si sveglia, sembra di nuovo carico. Si rimette al volante e dice "Mongolia!".
Arriviamo alla frontiera russa.
Il Toro fa caricare in macchina una nonnina di 70 anni con noi. Siamo in 4 sui sedili posteriori della Jeep. Io,Lughes,Diego e la vecchina.
La vecchina é bassa, capelli bianchi,molte rughe, passaporto mongolo in mano e porta addosso un odore di formaggio quasi insopportabile.
Alla frontiera russa non si entra. Sono in pausa pranzo per due ore.
Scendiamo, l odore della buona vecchina é difficilmente sopportabile per 2 minuti, figuriamoci per 2 ore.
Conosciamo 3 italiani che fanno il Mongol Rally.
Finita la pausa pranzo i russi ci fanno entrare.
Controllano anche le mutande negli zaini.
Andiamo alla frontiera mongola finalmente.
Prima della sbarra mongola c é una canna dell acqua.
Una ragazza lava le gomme della macchina senza chiedere il permesso e ci chiede due rubli. Lo fa con tutti.
Non capiamo il perché,forse serve avere le gomme pulite per entrare in Mongolia.
Mi viene in mente Ashgabat, capitale del Turkmenistan, dove si prende una multa entrando in città con la macchina sporca.
Proprio in frontiera la strada asfaltata termina e inizia una strada sterrata.
Dopo la frontiera, la buona vecchina scende dalla macchina e riabbraccia il marito.
Ci abbracciamo anche noi. Siamo in Mongolia, siamo entrati da una delle 4 frontiere terrestri, dalla più lontana dalla capitale.
Prendo della sabbia dal terreno, ancora non ci credo. Mi viene in mente Baguette. Se siamo lì é merito suo.
Mangiamo subito in una locanda dopo la frontiera. Porta bassa, soffitto basso.
"Saranno così bassi questi mongoli, Gengis Khan era basso?" penso. Chai e ravioli. Spesa complessiva 4€.
La gente nella locanda guarda in modo diverso, più felice, più curiosa, più sorridente. Sembrano finalmente lontani i tempi del Kazakistan.
"In quel paese non ci voglio più entrare" penso.
Partiamo verso la prima città, Olgii.
Basse montagne,prati, laghi,marmotte, aquile, mucche, pecore, capre e un animale strano costeggiano o attraversano la strada.
Siamo nella Mongolia più occidentale, quella più estrema, quella dove i pochi turisti che si presentano alla Mongolia dalla capitale difficilmente arrivano.
Entrare a Olgii é come entrare in una città del FarWest. Un vialone di sabbia in mezzo, edifici maltenuti ai lati. Il passaggio di qualche auto fa alzare un polverone.
Di fronte all'hotel veniamo abbordati da una famiglia che ci vuole ospitare per quattro soldi offrendo letti, cena, colazione, docce calde e internet.
Accettiamo e quando siamo in casa loro scopriamo che internet non si può usare perché il Pentium é rotto, i letti son 2 e gli altri due dovranno dormire per terra e la doccia calda é in mezzo alla città.
Per la toilette invece c é un buco nel terreno dietro la casa.
Prendiamo sapone, asciugamano e ciabatte e veniamo accompagnati in macchina alla doccia calda.
Apro l acqua calda, scendono due gocce bollenti, apro la fredda e ne scende a litri. Dopo vari tentativi trovo la formula giusta.
La doccia mi rivitalizza.
Torniamo alla casa.
Un vecchio, che potrebbe essere il nonno di famiglia, entra nella nostra stanza. Non riesce a parlare, sbiascica qualcosa al tavola lasciando intendere che vuole una biro.
Il tavola gli dà la sua biro, quella che ha usato per contrattare fino a qui.Quella a cui é affezionato.
"Guarda che non la vedi più quella biro!" dico.
Il tavola corre dietro al vecchio e lo ferma.
"Ma is my!" esclama.
Il vecchio sorride.
"Pen is my!"
Il vecchio sorride e se ne va.
Il Tavola si gira verso di noi dicendo "gliela chiedo tutte le volte che lo vedo".
Ma i suoi continui tentativi falliranno e partirà senza rivederla.
Mangiamo con loro, mangiamo bene e tanto.
Usciamo a passeggiare in direzione di un Irish pub in centro.
Sulla strada bambini ci salutano con "Hello!". Ci seguono e ridono.
I più coraggiosi si avvicinano per darci la mano.
L'irish pub non ha proprio nulla di irlandese, né il locale, né le birre.
Il locale presenta uno stile lounge, luci rosse soffuse, panchine e tavoli in legno.
Ordiniamo 4 birre mongole.
Dopo un sorso ho già la sicurezza che potrei piazzarla sul podio delle birre più inbevibili assaggiate in vita mia.
Tra mille conversazioni non ci accorgiamo del tempo che passa. Torniamo a notte fonda a casa per scoprire che il padre era preoccupato ed era venuto a cercarci in paese.
Ci scusiamo con qualche gesto.
Dopo 5 minuti tutti e 4 stiamo già dormendo profondamente.