Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

domenica 25 agosto 2013

Sui tetti di Bukhara

Classico breafing a colazione. Essendo andati a dormire alle 3.00 siamo ancora stanchi morti .
Decidiamo di prendere un 'altra notte in ostello per capire i prossimi step. C'è sempre il visto del Turkmenistan come problema. Forse oggi e' il d-day. Passano e i giorni e la preoccupazione aumenta. Se non arriva il visto e ' veramente un casino.
Kazakistan - no way. Non abbiamo il visto.
Afghanistan - no way. Forse è' il caso di evitarlo.
Se non arriva è un bel disastro.
La mattina conosciamo due svizzeri che sono in giro in bicicletta, son partiti da circa un anno e stan tornando a casa. 
Ormai abbiam capito che quelli che fanno questo tipo di viaggio non sono pochi.


Iniziamo la visita di Bukhara che sembra subito dello stile medio orientale che ci aspettavamo. Samarcanda ce l'eravamo immaginata così.


In giro per la città incontriamo il secondo gruppo di italiani.
Questa volta molto simpatici.
Son partiti da Arezzo per arrivare in Mongolia con un pulmino Ford Transit: il loro sito e' thegoodfellasteam.altervista.org. Oppure su Facebook all'indirizzo Facebook.com/thegoodfellasteam .
Vi consigliamo di visitarlo. Il loro viaggio e' spettacolare, ne vale veramente la pena.
Sono più tirati di noi a livello di tempistica, ci fa scoppiare a ridere la frase:'vi dobbiamo salutare ragazzi, 
 abbiamo 1,5h x visitare la città'. 
C'è gente che corre più di noi!!!!
Continuamo la visita nelle madrasse, alcune rifatte completamente altre invece solo ristrutturate. Le maioliche delle facciate e della parte interna sono comunque spettacolari.


Nel bazar un gruppo di cinque-sei signore uzbeke sulla cinquantina iniziano a parlare con noi. Il dialogo e' molto divertente e alla fine giochiamo al gioco dell'indovina l'età e azzeccano tutte le nostre!
Nel pomeriggio riusciamo a fare un riposino. E ' la prima ora di relax di tutta la vacanza !


L'ostellante e ' preso benissimo e ci organizza il trasporto a Khiva. Parla un esperanto molto simile al mio ma di fa sempre capire. La bontà tra le persone e ' la lingua migliore . Si capisce subito che lui la sa parlare.
Dopo il meritato riposo facciamo un giro per la città nella parte vecchia dove abitano le persone del luogo.
Alcuni bambini ci invitano in casa. Sono molto gentili e anche orgogliosi della loro casa. Noi vorremmo andare sul tetto per vedere Bukhara dall'alto e dopo un po' di tentativi per capirci sono molto contenti di portarci sul loro tetto.
Facciamo un po' di foto e tutti felici ci salutano.


Tornando nel centro di Bukhara troviamo un'altra ragazza italiana.
Si chiama Ilaria e è veneta. Viaggia col moroso e quando le spieghiamo il nostro viaggio ci guarda sbigottita.
Pensiamo di assistere alla solita scena, invece quando le chiediamo:'e tu?', lei ci risponde che stanno andando a Singapore via terra. Durata viaggio un anno. Regalo dei trent'anni . Happy birthday. E mi vien da dir 'sticazzi però.
Emilio nel pomeriggio aveva prenotato il ristorante nella piazza centrale, e ha fatto bene visto che è ' mezzo pieno.
Ordiniamo un mega spiedino (peccato abbiano solo il chicken, quello di beef e' finito) e facciamo una buona cena.
Girandoci vediamo il forografo toscano che abbiamo incontrato a Tashkent. Ci saluta e dopo aver finito di cenare si siede con noi al tavolo a chiacchierare. Ci scambiamo le opinioni del viaggio e di questo stato che ai più e' sconosciuto.
Il giorno dopo abbiamo pianificato il viaggio alle 5.00 del mattino pertanto salutiamo il fotografo e ci dirigiamo all'hotel per dormire quattro-cinque ore.
Good night and see you soon come direbbe Alessio Vinci.


mercoledì 21 agosto 2013

Nel mezzo del cammin...

Siamo ormai giunti a metà del viaggio e vorrei dedicare poche righe ai miei 'Hermanos de viaje'.
La strada e' ancora lunga e i problemi da risolvere sono moltissimi.
Ogni giorno la fatica e le difficoltà di essere un paese straniero, il poco tempo disponibile, il lungo tragitto da fare che non permette soste, il poco tempo per mangiare, il poco tempo per dormire, non mi da il tempo di ringraziare i miei amici.
Devo ringraziare il Pelo che con la sua grinta, il suo ottimismo e la sua voglia di viaggiare e' una vera locomotiva per tutto il gruppo. Quando c'è un momento di sconforto e' sempre pronto a tirare su il morale della truppa.
Erminio, che con la sua precisione da project manager e la sua dote di problem solving - e il suo ottimo inglese, bisogna dirlo - ci tira spesso fuori dai guai. 
E il Tavola che con la sua pragmaticita' e sua generosità d'animo ci fa aprire le porte di ogni rapporto con gli abitanti del luogo.


Ricordiamoci sempre che Marco Polo la via della seta  l'ha fatta più di settecento anni fa! 

Grazie ragazzi, il viaggio e' lungo! Non molliamo!



Ridere, ridere , ridere ancora

Solita colazione che supporta tutta la giornata, ormai siamo abituati a saltare pranzo e cena.
Oggi abbiamo un grandissimo problema. Abbiam quasi finito i soldi: dollari, euro, sum e qualunque altra valuta. Zero. Niet. Neanche più gli occhi per piangere.



Se non riusciamo a prelevare oggi inizia a essere veramente un problema.
Pertanto usciamo per cercare una banca. Dicono che solo nella Banca Nazionale dell'Uzbekistan si riesce a prelevare con una carta di credito.


Quando arriviamo li e troviamo chiuso iniziamo a essere preoccupati. Senza soldi e' un bel casino. Di fronte alla banca chiusa però incontriamo una ragazza uzbeka.
E' molto gentile e carina e dice che non avendo niente da fare ci può aiutare - impossibile a Milano una cosa del genere.
Grazie al suo aiuto capiamo che la banca si è trasferita rispetto a quello scritto sulla lonely planet del 2009.
La troviamo e Erminio e il Pelo riescono a prelevare.
Davanti a questa banca ce n'è un'altra che fa anche il circuito MasterCard e Maestro così anche io e il Tavola riusciamo a prelevare col Bancomat. Perfetto! Almeno ora i soldi li abbiamo.
Scampata anche stavolta.
Salutiamo la ragazza gentilissima e facciamo una foto di gruppo come al solito.


Dopo di che' visitiamo il maestoso Registan, un complesso formato da tre madrasse (antiche scuole islamiche) veramente gigantesco e imperioso. Peccato che il 2 settembre c'è la festa d'imdipendenza ed è addobbato di palchi e robe varie.
Poi andiamo alla Moschea e tomba del nipote di Maometto, uno dei primi che hanno portato la  religione islamica nel mondo.
Entrando dall'uscita entriamo senza pagare. Soliti italiani. Smile.


Il caldo e' disumano. Decina classica  di bottiglie d'acqua.
Incontriamo il primo gruppo di italiani. Di rara maleducazione. Ci dicono controvoglia solo 'Ciao' e se ne vanno. Cagnacci.
Finiamo il giro e torniamo in ostello.
Dall'ostello dopo le foto di rito con l'ostellante che si prende bene quando le spieghiamo il nostro viaggio, andiamo verso la stazione per prendere il treno.
Prima di questo chiama lei all'ostello a Bukara per prenotarcelo.



Il primo ci rimbalza. Dice che di notte  dorme e non va in giro a prender turisti. 'Rahkmat, come e ' umano lei'. Tra l'altro l 'ostellante nostra ci deride dicendo che e' troppo cheap.
Siamo stanchi morti ma andiamo in stazione.
Alla stazione scena alla Fantozzi. Chiedo a una cassa per il treno, incrocia le mani in segno di X. Chiuso. E mi bestemmia dietro.
Chiedo a quella di fianco. Senza alzar la testa indica a destra. Bah...
Provo di nuovo, indicazione a destra. Di la'. Segno della X. Mi rimbalzano due-tre volte così. Mi sento una pallina di un flipper. Poi un altro di noi - non ricordo chi - trova altre casse.
Altri venti minuti per spiegare. Quando ci riusciamo, ci dice che ci son solo due posti. Ma come? I matti...
Nessuna soluzione. Quindi dobbiamo contrattare con un taxista abusivo per andare a Bukara. Siamo sempre in costante ritardo.
Alla fine siamo malmessi e quindi dobbiam pagare 80$ totale. 
In questo momento di difficoltà le forze per scrivere sono poche.
Il viaggio e' interminabile, la strada e' infinita.
Il taxista si ferma nel nulla a fare gas.
La coda e' qualcosa di disumano .
Dodici pompe, un solo inserviente. Circa quaranta macchine e trenta camion in coda. Alcuni si fanno pure controllare il motore. 
Morale: un'ora di sosta nel nulla. Noi aspettiamo in una bettola e mangiamo pistacchietti da stress. 


Riprendiamo il viaggio e alle due di notte arriviamo in un posto buoi. 
Il taxista ci dice di fare scambio di taxi e un ragazzetto ci dice che sa dov'è il posto. Sembra sveglio. Forse troppo. Due di notte. In Uzbekistan. Mezzi addormentati. Il rischio sgozzo è alto.
Però l'Uzbekistan e' un paese tranquillo. E ci porta sani e salvi a destinazione.
Siamo sfiniti ma un'altra tappa è fatta. 
Italia stiamo arrivando.... Turkmenistan permettendo!

martedì 20 agosto 2013

Non c'è tempo!

La sveglia alle 9.00 di oggi è fuori ogni regola del viaggio. Però è abbastanza necessaria visto le ore 3.00 fatte la sera precedente.
Colazione in hotel e poi giro per Tashkent.
Oggi abbiamo due problemi. Cambiare i soldi - per tutto il tragitto in Uzbekistan - e poi capire come muoverci a Samarkand.
La mattina ce la prendiamo comoda , non sapendo a cosa andremo incontro nel resto della giornata.
Sulla strada per il centro incontriamo il primo italiano. E' un fotografo professionista con accento Toscano. Dice che è qui per un mix di lavoro e vacanza. 
Gli raccontiamo che stiam tornando in Italia senza prendere aerei e si prende subito bene. Ci fa una foto e dice che magari ci potremo vedere sulle pagine dell'Espresso o D-donna.
Poi ci dirigiamo e visitiamo il bazar di Tashkent.


Io e Emilio ci vestiamo con i vestiti tradizionali del luogo. Un vestito così costa intorno ai 200 dollari.


Dopo il giro nel bazar e la vista di alcuni kebabbari come li conosciamo noi (che non avevamo ancor visto) andiamo in cerca della old city. L'impresa è' più ardua del previsto come ci aveva accennato il fotografo.
Come al solito non mangiamo e l'acqua è' sempre in difetto. Il caldo torrido di Tashkent ci ammazza e io e il Pelo siamo sulle ginocchia.
Erminio che dall'Uzbekistan ha preso il soprannome Ermes fotografa le poche belle donzelle per portare il ricordino agli amici e il Tavola e' affascinato da una bancarella di coltelli ma ha paura di essere attestato in frontiera e desiste all 'acquisto.
Giriamo in lungo e in largo ma la old city proprio non la troviamo.
Ogni persona a cui chiediamo ci indica una via diversa. Bah...
Alle 14.00 ci rendiamo conto che non abbiamo soldi e che non abbiamo il trasporto per Samarcanda.
Troviamo una ragazza franco-uzbeka che ci da mille informazioni e parla benissimo inglese.
Per il trasporto la soluzione più semplice e ' il treno che in  quattro ore per 18000 sum (la moneta uzbeka, 7-8 euro nostri) ci porterà alla mitica Samarkand, nome che evoca sogni e misteri ad ogni Italia grazie alla omonima canzone di Roberto Vecchioni.
Ora però arriva il problema più difficile. In Uzbekistan e' veramente problematico  prelevare. Siamo quasi senza soldi. Abbiamo girato tutta la città ma solo il pelo riesce a prelevare 200 dollari. I circuiti Maestro e MasterCard non funzionano.
Iniziamo seriamente a preoccuparci. Se rimaniamo senza soldi vorremmo evitare il rientro forzato con la Farnesina.
Dopo mille giri non abbiamo più tempo e dobbiamo correre alla stazione dei treni . Il treno per Samarcanda parte alle 18.00 e i controlli sono in stile aereporto.
Il treno che abbiamo scelto e' quello di più infima categoria però il livello e' comunque accettabile. Il popolo uzbeko è attentissimo alla pulizia.
Il viaggio e' spettacolare, siamo l'attrazione del treno tutti vogliono parlare con noi. Totucutuno, Celentano, felicità.


Davanti a noi c'è una ragazza uzbeka che parla inglese, fa il medico e si chiama Gulrux.
Parliamo molto con la ragazza che ci racconta molte cose mentre il Pelo e il Tavola diventano gli idoli del treno.
A un certo punto faccio leggere il testo della canzone Samarcanda ed Emilio gliela traduce.
La ragazza e' estasiata e sorpresa che il nome della sua città sia il titolo di una canzone italiana.
Le diciamo 'for Italian people Samarkand is a dream' e i suoi occhi  le si illuminano di orgoglio.
Salutiamo tutti sul treno e arriviamo a Samarcanda.
Quando però arriviamo in hotel il cartello NO ROOMS non fa presagire nulla di buono.
Indomiti ci proviamo lo stesso e la signora che gestisce l'ostello, gentilissima, ci offre due posti all'adiaccio e due in una 'very basic room'.
Il Pelo e il Tavola generosi si offrono, grazie al loro saccoapelo di dormire fuori.


E' molto tardi e facciamo molta fatica a trovare qualcosa da mangiare. Ne troviamo uno che ci dice che non c'è il pane. Per noi che praticamente non stiamo riuscendo a mangiare mai è comunque oro.
Ordiniamo quel poco che è disponibile, due spiedini a testa e visto l'orario e ' finché mai.
Quando l'oste ci vede rubare il pane avanzato da un tavolo vicino con un grosso sorriso ci porta tutto il pane avanzato dalla giornata.


Prima di dormire andiamo a fare un giro per la città vediamo il Registan di notte e i leoni tigrati di Samarcanda prima di incontrare un gruppo di ciucchi uzbeki che si ben prendono con noi e una volta che scoprono che siamo italiani inizia il solito book fotografico. 


Anche stanotte siamo stremati e il nostro motto ormai è' sempre il solito:'non c'è tempo!!!'.

lunedì 19 agosto 2013

Le orme di Tamerlano

Il passaggio Kirgizistan - Uzbekistan e' stato complesso.
Ci siamo alzati la mattina presto per vedere quello che non avevamo ancora visto di Osh, antico crocevia tra la Cina e la parte centrale dell'Asia.


Giriamo per il bazar di Osh che è' uno tra i più grandi dell'Asia centrale . La miriade di venditori non sono come i soliti dei mercati del mondo, non ti offrono la merce ogni due per te. Ti osservano e con gli occhi ti offrono quello presente nella loro bancarella. Con gli occhi fanno il loro mestiere.
Nel bazar ci infiliamo in un tipico panettiere. Fanno il pane in un modo stranissimo. Appendono l'impasto sulla cupola alta di uno strano comignolo, all'interno. E il pane non cade.
Ce ne regalano uno appena sfornato, ottimo.
Intorno alle 10.00 del mattina dopo la visita al bazar partiamo per la frontiera di Dustyk - tra Kirgizistan e Uzbekistan.
Passiamo la frontiera a piedi. La fila non e' lunghissima a parte una famiglia che ha circa 20-30 valigie da passare alla dogana.
Compiliamo i moduli di frontiera e...siamo in Uzbekistan.

Appena passato la frontiera prendiamo un taxi collettivo non prima di farci beccare da un militare per una foto alla frontiera. Infatti Erminio, pensando che non l'avrebbe visto nessuno scatta una foto alla frontiera. Subito il militare lo vede e gliela fa cancellare. Tutto in modo celere, e senza troppi siparietti. Delete and go.
Il viaggio verso Tashkent e' lungo schiacciati nel taxi collettivo.
Il landscape si appiattisce. Niente monti, niente cambi di paesaggio. Piantagioni di cotone e terra arida. In un mix perfetto.


Passiamo la valle di Fergana chiedendoci dove sia la valle e alla fine dopo 6h alla velocità di 120km orari di media (le strade sono ottime) arriviamo nella capitale. 
Fatichiamo non poco a trovare un hostel per dormire. Poi scopriamo il vero problema. È complesso se non impossibile prelevare e pagare in dollari. Di notte niente. O si hanno Sum - la moneta locale - o niet, niente.
Erminio tramite un giro strano riesce a farsi cambiare 100 dollari in sum da un omino in concierge di un grande hotel.
Nel frattempo che l'omino del concierge ci recupera i soldi andiamo nella maestosa piazza principale. E' gigantesca e lussuoso con al centro la statua di Tamerlano, Timur Barlas conquistatore di imperi.



Prendiamo i soldi e andiamo a farci un piatto e una birretta.
Verso le 2:30 di notte stanchi dell'interminabile giornata andiamo a letto, nel primo letto uzbeko.

Bartali

La mattina dopo una colazione più che abbondante partiamo con un mini Van con la coppia di kirgizi che ci ha ospitato. Il viaggio e' di circa 600 km, più di 10h di macchina.

Tza, tza, tza, ra, tza, tza, tza, ra, tza o quanta strada avrà fatto Bartali. 
E quanta ne farebbe su questi saliscendi kirgizi?

La strada principale, a dispetto di quelle secondarie, e' di buon livello. Le strisce sono segnate e il fondo, a parte qualche buca e' buono.


La biodiversità di questi posti ci fa andare fuori di testa. Montagne brulle, montagne verdi. Pianure e altipiani pieni di yurte. Il giallo e il verde a volte si sposano e culminano in un amplesso di colore; a volte si voltano la faccia e non si parlano come indispettiti.




I centri abitati sembrano piazzati un po' a casaccio senza seguire regole basilari. Stranamente gli insediamenti non sono piazzati vicino a laghi o fiumi. 
I prati di fieno vengono lavorati ovunque e le balle di fieno quadrate spezzano il mosaico di colori creato da madre natura.


In centro abitato prendiamo una multa per non aver rispettato uno stop. Come in uno scherzo di carnevale il poliziotto e' impassibile e non fa segni ne' di avanzare ne' di fermarsi. Appena passato il posto di blocco però richiama l'autista.
Chi siete? Cosa fate? Un fiorino!

L'arrivo a Osh è stato abbastanza faticoso per il lungo viaggio. 
Osh e' una città sviluppata per lungo. C'è un'unica via principale a cui lati ci sono negozi, ristoranti e tutto il necessario per la vita.
Ci troviamo per caso in un matrimonio e la gente ci guarda e ride. Noi speriamo nel l'invito a sorpresa ma niente. Ce ne andiamo sconsolati. 
Adocchiamo una bella griglieria in cui scegliamo gli spiedini che vogliamo. Mangiamo con le gambe distese e ci scoliamo una bella birretta. Prima di andare a casa ci fermiamo in un locale (un disco-restaurant possiamo definirlo) e il parte il delirio. 
Amici kirgizi ci invitano a ballare e poi ci offrono da bere in segno dell'amicizia appena nata italo-kirgiza. 



Di colpo la musica si ferma, intorno alle 23.15, e il locale volge alla chiusura. Ultimi saluti, con obbligo di finire la media alla goccia e foto finali di rito.
L'unione tra i popoli e' facile, anche senza l'aiuto della parola.


domenica 18 agosto 2013

Into the wild

Dopo una bellissima notte nella yurta abbiamo fatto quattro ore di cavalcata lungo queste vallate wild incontaminate dall'uomo. Terra verde e giovane. Correre col cavallo in questi posti restituisce un senso di libertà che gli uffici e il business ci hanno sottratto. 
Ma non si annoiano queste persone a vivere qui? - chiede il Tavola?
E' il loro stile di vita risponde Myrzabek. Non c'è molto da aggiungere. Il buon Erminio ci regala una caduta da cavallo memorabile e io rido per mezz'ora a crepapelle.

Oh oh cavallo oh oh cavallo fino a Samarcanda io ti guiderò!

La strada e' ancora lunga ma immaginiamo come sarebbe percorrere queste radure a cavallo, come fece Marco Polo settecento anni prima. Correre, correre in groppa a uno di questi cavalli correre come il vento, più forte del vento. Senza pensare a niente. Come i bambini kirgizi che ci insegnano a cavalcare. Senza recinti, senza barriere. In questa incredibile e splendida radura a 3000 metri di altezza.

Pranziamo con la famiglia kirgiza e Myrzabek ci spiega che la vita di queste persone è' una vita semplice. Senza stress e senza il conteggio dei giorni. Il figlio paraplegico sorride sempre e sembra esser felice di vederci. Ringraziamo per tutta l'ospitalità e il Tavola e Erminio fanno il bagno nel lago.  Il pelo millanta di averlo fatto biotto ma non ne abbiamo le prove. Io non mi avvicino nemmeno. Troppo freddo per i miei standard. Dopo pranzo ripartiamo per il nostro ritorno verso casa. 


I paesaggi cambiamo come cambiare lo sfondo di Windows ma non ci stanchiamo mai di ammirarli.


La notte la faremo in una tappa intermedia prima di arrivare a Osh.
Myrzabek ci dice che il Kirghizistan e' una tra le nazioni più democratiche di quest'area del mondo. Si sono succeduti già quattro presidenti dall'indipendenza dalla Russia e l'attuale presidente sta lavorando molto per favorire e migliorare l'economia. L'abolizione del visto per i cittadini europei nel 2012 ne è' un esempio. Intorno alle 20.00 arriviamo a Kyzyl-oi, paesello di quattro case messe in croce. Mangiamo sempre una caterva di robe in una tavola imbandita a nozze e poi ci dirigiamo verso l'unico simil-shop della zona in cui prendiamo una birretta a testa per la buona notte. Sembrano tutti preoccupati che giriamo soli col buio ma non sembra ci possa esser alcun tipo di pericolo.
Salutiamo Myrzabek che ritorna a casa. Il resto del viaggio lo faremo con il padrone di casa che ci ospita.
Praticamente in Kyrgikistan esiste questo ente che si chiama CBT. Per favorire il turismo attraverso le famiglie kirgize che si iscrivono e forniscono vitto, alloggio e trasporti. Grazie a questo metodo gli introiti arrivano direttamente alle famiglie e il CBT prende solo una percentuale del 15% circa.
Terminiamo la serata con birretta, chiacchiere di vita, doccia e tutti a nanna per la sveglia mattutina alle 7.00 del giorno dopo.
Goodnight

sabato 17 agosto 2013

Kirgiko ti conosco!

Si, ora possiamo dirlo. Finalmente siamo in Kirghizistan. Anche in aereporto e' scattata la classica gag:' ragazzi dove andate ?'.
Noi:'in Kirghizistan!'. 
Loro:'chiiiiiiiiiiiii?'.
Siamo atterrati a Bishkek intorno alle 5.00. Poi con un taxi siamo andati in centro. L'approccio con la città e' stato strano. Me l'aspettavo diversa. E' una città pulitissima. Almeno venti spazzini per strada che puliscono tutti i marciapiedi. Le facce sono un mix tra russi, cinesi e arabi in un frastuono di fisionomie mischiate come in un mazzo di carte. Ci fermiamo in un bar e ci spariamo il chai (the), più la colazione continentale.
Continuiamo la visita a Bishkek per la parte centrale della città. Nel centro si respira la dominazione sovietica. Il palazzo del governo e' attorniato da un recinto che impone timore.
Vediamo la statua di Lenin che è' stata spostata dopo l indipendenza del 1991 dalla Russia ma nn è' stata tolta di mezzo. 


La capitale Bishkek la vediamo in circa due ore. Non c'è molto. E' una città nuova costruita dai russi in stile sovietico. Cerchiamo quindi una soluzione per iniziare la nostra risalita. Potremmo prendere un bus per Osh ma ci perderemmo tutto il Kirghizistan. Troviamo una guida Myrzabek che ci porta a fare un tour in posti che altrimenti avremmo dovuto saltare visto il poco tempo. Partiamo per andare al lago Song-kol.
Transitiamo per Kochkor e arrivare alle strade sterrate delle valli kirgize.
I tempi di percorrenza sono molto lunghi 5-6h per 200km circa.
Ci rifacciamo gli occhi per le valli kirgize. Sono uno spettacolo di rara bellezza.


Qui le altezze medie sono intorno ai 3000m. Al passo di Ak-tash arriviamo fino a 3500m. Proseguiamo il nostro viaggio fino ad arrivare a Song-kol. A circa 3000m di altezza si apre una vallata pianeggiante attorniata dal lago di discrete dimensioni in cui la popolazione nomade dei kirgizi dorme nelle tradizionali abitazioni chiamate yurte. Le Yurte sono delle tende fatte con legno e tappeti che hanno uno sbocco (chiudibile) nella parte alta verso il cielo. Puoi dormire guardando le stelle. La popolazione delle yurte rimane qui solo nei mesi estivi in quanto nei mesi invernali la temperatura arriva fino a -40 gradi e il lago ghiaccia completamente. Questo posto al di fuori dei mesi estivi risulta completamente inaccessibile. E' un posto dimenticato da Dio. Questo è un posto dove neanche Dio ne è più padrone.
E men che meno l'uomo che ne chiede l'ospitalità per pochi mesi. Non e' facile descrivere lo spettacolo che abbiamo intorno. La piccolezza dell'uomo rispetto al mondo.
Andiamo a dormire nella yurte guardando le stelle dopo la cena con la famiglia kirgiza che ci ospita.
Amico kirgizo non posso dirti di conoscerti, ma ora almeno so chi sei.
Rahmat - grazie in kirgizo.

martedì 13 agosto 2013

E siamo in partenza!

Dopo mille traversie ce l'abbiamo fatta! Siamo in partenza.
Classifica bagaglio più leggero:
Pelo - 7.9 kg
Lughes - 9.2 kg
Erminio - 10.2 kg
Tavola - 11.3 kg

Il volo ha già 50 minuti di ritardo. Si parte bene.
Ecco la squadra alla partenza!


lunedì 12 agosto 2013

Il milione

Per testare i post in movimento utilizzo questa immagine. Direi che non c'è altro da aggiungere!
In questi giorni spero di riuscire ad aggiornare il blog ma chiaramente non sarà sempre possibile.
Tenete d 'occhio il sito della Farnesina in ogni caso...si scherza :)


Pronti per la parteza

Siamo giunti alla giornata prima della partenza. Siamo tutti molto carichi e non vediamo l'ora di partire. Ormai l'adrenalina scorre tra le vene.
Ho preparato per tutti il kit di benvenuto formato da:
- itinerario di viaggio (vedi sotto)
- mappa geografica della via della seta
- pagina di Wikipedia con descrizione di Marco Polo

Spero che i miei compagni di viaggio apprezzeranno.
Di seguito l'itinerario (quasi) definitivo prima della partenza. Sicuramente cambierà in corso d'opera ma almeno abbiamo un piano di base da seguire.

GG NAZIONE DATA CITTA' DI RIFERIMENTO TRAGITTO KM Tempo
1 KIRGIZISTAN 14-ago Bishkek      
2 KIRGIZISTAN 15-ago Osh Bishkek-Osh 600 9-12h
3 KIRGIZISTAN 16-ago Osh-Taskent 400 6-8h
4 UZBEKISTAN 17-ago Taskent Taskent-Samarcanda 320 5,5h
5 UZBEKISTAN 18-ago Samarcanda      
6 UZBEKISTAN 19-ago Shahr-e Sabz samarcanda-bukara 270 5h
7 UZBEKISTAN 20-ago Bukara      
8 UZBEKISTAN 21-ago Xiva bukara-xiva 458 8h
9 UZBEKISTAN 22-ago Aral xiva-aral 400 8h
10 UZBEKISTAN 23-ago Nukus      
11 TURKMENISTAN 24-ago shavat (darvaza) shavat-darvaza 280 5h
12 TURKMENISTAN 25-ago ashgabat  darvaza-ashgabat 260 5h
13 TURKMENISTAN 26-ago confine Turk/Mashad ashgabat-mashad 220 6h
14 IRAN 27-ago mashad mashad-teheran 880 15h
15 IRAN 28-ago teheran teheran-esfahan 450 6h
16 IRAN 29-ago Eshfahan  eshfahan-van 900 14h
17 TURCHIA 30-ago van van-urgup 990 14h
18 TURCHIA 31-ago urgup (Camini delle fate) urgup (notte istanbul) 742 9h
19 ALBANIA 01-set Tirana istanbul-tirana 1023 11h
21 ITALIA 02-set Milano tirana-Milano 1302 15h



TOTALE KM VIA TERRA9495


Per i KM dovremo fare un consuntivo finale a posteriori. Il tutto è molto variabile. Una base di 9500km circa però non è proprio male...

Stay tuned!

mercoledì 7 agosto 2013

Lezioni di base per i viaggiatori di Ciaomamma - lingua persiana

Dopo la lezione di russo ecco alcune semplici frasi basilare per districarsi nella lingua persiana. Dopo due anni di corso con Mili dovrei cavarmela almeno per le frasi base - anche se non lo darei per scontato.

  • Ciao: Salam
  • Buon giorno!: Sobh Be Kheyr!
  • Buona sera! Asr be kheyr! عصر بخیر
  • Benvenuto! Khosh Amadid! خوش آمدید
  • Come stai? Shoma chetor hastin? شما چطور هستین
  • Grazie (mille)! Mamnoon ممنون
  • Prego! (per rispondere al "grazie") Khahesh Mikonam خواهش میکنم
  • A più tardi! Ba’adan mibinamet بعدأ میبینمت
  • Arrivederci! Khoda Hafez بدرود
  • Come ti chiami? Esm e shoma chist? اسم شما چیست ؟
  • Mi chiamo ... Esm e man? اسم من ...
  • Piacere di conoscerti! Az molaghat e sham khosh vaghtam از ملاقات شما خوش وقتم
  • Da dove vieni? Shoma ahleh koja hastid شما اهل کجا هستید
  • Vengo da (gli Stati Uniti/ Iran): Man az (America/ Iran) hastam من از (آمریکا / ایران) هستم
  • Quanti anni hai?: Chand salet hast? چند سالت هست؟
  • Ho (venti, trenta…) anni. Man (bist/ Si) sal daram من (بیست/سی) سال دارم
  • Scusa (per un errore): Bebakhshid ببخشید
  • Nessun Problema!: Moshkeli nist مشکلی نیست
  • Cosa? Dove?: Chi? Koja? چی؟ کجا؟
  • Ti amo!: Doset daram! دوست دارم
  • Puoi ripetere di nuovo?: Mishe tekrar konid? میشه تکرار کنید ؟
  • Non capisco!: Motavajjeh nemisham متوجه نمیشوم
  • Non lo so!: Nemidanam نمیدانم
  • Mi sono perso!: Man gom shodam من گم شدم
  • Posso aiutarti?: Mitoonam ke komaketoon konam میتونم که کمکتون کنم؟
  • Puoi aiutarmi?: Shoam mitooni ke komakam konid شما میتونید کمکم کنید؟
  • Dov'è (il bagno/ la farmacia)?: (dashtshooi/darookhaneh) kojast? (دستشویی/داروخانه) کجاست؟
  • Quanto costa questo?: Gheymatesh chand ast? قیمتش چند است ؟
  • Mi scusi ...! (per chiedere qualcosa): Bebakhshid ببخشید
  • Mi scusi! (per passare): Bebakhshid ببخشید
  • Aiuto!: komakam kon! !کمکم کن
  • Parli (inglese/ persiano)?: Aya shoma (Engilisi/Farsi) harf mizanid
  • آیا شما (انگلیسی/فارسی) حرف میزنید ؟
    P.S. Da notare che per dire 'Cosa?' si può fare la gag di Maurizio Mosca 'Chiiiiiiiiiiiiiii?'. 

martedì 6 agosto 2013

Dedicato a Ambrogio Fogar

Si può dedicare un viaggio come il nostro a qualcuno? 
Non lo so, però in cuor mio mi sento di farlo. Voglio dedicare questo viaggio a Ambrogio Fogar. 
La nostra non è un impresa come le sue. E' solo un viaggio. Un semplice viaggio.
Nel suo libro Controvento diceva:"Non dimenticatemi". Per questo voglio dedicare a lui questo viaggio. Così anche se solo una persona leggerà queste parole e sarà incuriosito dalla vita straordinaria di Ambrogio. Almeno per una persona, Ambrogio non sarà dimenticato. 
Per chi non lo conosce Ambrogio è stato un assicuratore e maschera in teatro che un giorno decise di inserirsi nel grande clan dei velisti e dedicare la sua vita ai sogni che aveva da bambino. Senza un background accademico precostituito ma con la sola sua forza ed esperienza. E così nel 1972 parte per la traversata transatlantica in solitaria Plymouth-Newport in cui tutti lo davano per ritirato appena fuori da Plymouth. Invece no, lui l'ha finita a dispetto di molti altri italiani più esperti che si sono ritirati.
Da lì nacque la sua lunga serie di imprese. 
Dal giro in solitaria del mondo per quattrocento giorni controvento fino al tragico naufragio del Surprise, per una attacco di un gruppo di orche,  in cui lui e Mauro Mancini rimasero alla deriva per settanquattro giorni senza cibo e acqua, in cui purtroppo Mancini perse la vita. 
Ma Ambrogio non si è fermato dopo questa tragica impresa finita male, dopo alcuni anni in cui si riprese fisicamente, moralmente e psicologicamente partì per raggiungere il Polo Nord a piedi con il suo fidato cane Armaduck. Anche questa volta però l'impresa non gli riuscì in toto per via del distaccamento dei ghiacci e dovette prendere un aereo per superare 180 km. 
Ma la sua vita non è stata segnata solo da imprese. L'accanimento verso di lui della stampa, delle televisioni e di molti personaggi di spicco è stato selvaggio.
Lui è stato quello che ha copiato sei pagine di un suo libro (ha chiesto scusa per questo e ha ammesso che è stata una leggerezza) e per questo sono state messe in dubbio anche le sue imprese per mare.
Lui è stato quello che si è salvato nel tragico naufragio del Surprise e per questo dovevano ricadere le colpe della morte di Mauro Mancini.
Lui è stato quello che per raggiungere il Polo Nord ha dovuto prendere un aereo e per questo era solo un ciarlatano che non concludeva le sue imprese. 
Lui è stato quello che per seguire i suoi sogni da bambino è diventato famoso e per questo era un personaggio che pensavo solo a spettacolarizzare le sue imprese in nome del nuovo Show Biz. 
Tutto quello che Ambrogio ha chiesto alla vita e che la vita gli ha dato, ha dovuto restituirlo con gli interessi.
Infatti dopo aver partecipato a tre Parigi-Dakar e a tre Rally dei Faraoni la vita e il destino gli chiedono il conto. 
E' proprio in un altra traversata in macchina che subisce il suo più grande infortunio e la sua più grande sconfitta. Proprio sulla Via della Seta, nel raid Parigi-Pechino, il 12 settembre del 1992 subisce un terribile incidente nel deserto del Turkmenistan (già proprio lì). Il suo compagno di viaggio, il pilota di rally Giacomo Vismara, ne esce illeso ma lui subisce la frattura della seconda vertebra cervicale e rimane quasi completamente paralizzato.
E da lì inizia un'altra grande battaglia e un'altra grande avventura. Completamente paralizzato e in balia delle macchine. 
Lui che era abituato alla solitudine, che la cercava quotidianamente nelle sue imprese, ne è rimasto imprigionato. Lui che era abituato a districarsi da solo in mille problemi e situazione ormai era obbligato a chiedere aiuto anche per grattarsi il naso. 'Mi sento come uno che ha una mosca sul naso e non riesce a mandarla via', queste erano le sue parole. 
Ma non si è mai lasciato andare, non ha mai perso la speranza di riconciare a muovere anche solo un dito. Tanto che nel 1997 su una sedia a rotelle basculante e un equipe di medici che lo curano riesce a compiere il giro d'Italia in barca a vela per sognare e vedere il cielo e il mare per un ultima volta. Come piaceva a lui. Controvento.

Ambrogio Antonio Fogar (Milano, 13 agosto 1941 – Milano, 23 agosto 2005)

lunedì 5 agosto 2013

Quasi pronti per la partenza

Finalmente abbiamo chiuso quasi tutte le formalità burocratiche. Il visto per l'Iran siamo riusciti a farlo con pochi problemi.
Al costo di 51,5 euro ci hanno fornito in tre giorni lavorativi il visto che ha una durata minima di dieci giorni. 
La data di ingresso è libera ma deve essere entro tre mesi dalla data di emissione del visto.
Per quanto riguarda il Turkmenistan invece abbiamo dovuto procedere con un'agenzia che ci ha procurato lettera di invito e conseguente visto che prenderemo direttamente in frontiera.
Non è stato molto semplice e dovremo stamparci la lettera di invito già in viaggio, probabilmente quando saremo in Uzbekistan.
In Turkmenistan staremo tre giorni con autista che ci porterà nelle location stabilite.
Ci prenderanno alla frontiera di Shavat per poi portarci a visitare Kunya Urgench nel nord del Turkmenistan, patrimonio dell'Unesco.
Successivamente inforcheremo la macchina attraverso il deserto per raggiungere le mitiche Porte dell'Inferno di Darvaza con notte in tenda nei pressi delle porte e grigliata al tramonto. Le Porte dell'Inferno sono sicuramente uno dei posti che più mi affascinano e non vedo l'ora di mangiare uno spiedino con Belzebù.
La mattina successiva partiremo per Ashgabat per visitare la capitale Turkmena. Il buon Erminio dovrà prendere un aereo da lì e ritornare in Italia visti i suoi impegni lavorativi.
Noi invece proseguiremo per la volta dell'Iran verso la 'nostra' via del ritorno.


Devo ricordarmi di dire al Pelo di stare attento. Non vorrei andarlo a recuperare nei gironi danteschi dell'Inferno per la troppa curiosità di vedere le porte da vicino...