Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 6 agosto 2013

Dedicato a Ambrogio Fogar

Si può dedicare un viaggio come il nostro a qualcuno? 
Non lo so, però in cuor mio mi sento di farlo. Voglio dedicare questo viaggio a Ambrogio Fogar. 
La nostra non è un impresa come le sue. E' solo un viaggio. Un semplice viaggio.
Nel suo libro Controvento diceva:"Non dimenticatemi". Per questo voglio dedicare a lui questo viaggio. Così anche se solo una persona leggerà queste parole e sarà incuriosito dalla vita straordinaria di Ambrogio. Almeno per una persona, Ambrogio non sarà dimenticato. 
Per chi non lo conosce Ambrogio è stato un assicuratore e maschera in teatro che un giorno decise di inserirsi nel grande clan dei velisti e dedicare la sua vita ai sogni che aveva da bambino. Senza un background accademico precostituito ma con la sola sua forza ed esperienza. E così nel 1972 parte per la traversata transatlantica in solitaria Plymouth-Newport in cui tutti lo davano per ritirato appena fuori da Plymouth. Invece no, lui l'ha finita a dispetto di molti altri italiani più esperti che si sono ritirati.
Da lì nacque la sua lunga serie di imprese. 
Dal giro in solitaria del mondo per quattrocento giorni controvento fino al tragico naufragio del Surprise, per una attacco di un gruppo di orche,  in cui lui e Mauro Mancini rimasero alla deriva per settanquattro giorni senza cibo e acqua, in cui purtroppo Mancini perse la vita. 
Ma Ambrogio non si è fermato dopo questa tragica impresa finita male, dopo alcuni anni in cui si riprese fisicamente, moralmente e psicologicamente partì per raggiungere il Polo Nord a piedi con il suo fidato cane Armaduck. Anche questa volta però l'impresa non gli riuscì in toto per via del distaccamento dei ghiacci e dovette prendere un aereo per superare 180 km. 
Ma la sua vita non è stata segnata solo da imprese. L'accanimento verso di lui della stampa, delle televisioni e di molti personaggi di spicco è stato selvaggio.
Lui è stato quello che ha copiato sei pagine di un suo libro (ha chiesto scusa per questo e ha ammesso che è stata una leggerezza) e per questo sono state messe in dubbio anche le sue imprese per mare.
Lui è stato quello che si è salvato nel tragico naufragio del Surprise e per questo dovevano ricadere le colpe della morte di Mauro Mancini.
Lui è stato quello che per raggiungere il Polo Nord ha dovuto prendere un aereo e per questo era solo un ciarlatano che non concludeva le sue imprese. 
Lui è stato quello che per seguire i suoi sogni da bambino è diventato famoso e per questo era un personaggio che pensavo solo a spettacolarizzare le sue imprese in nome del nuovo Show Biz. 
Tutto quello che Ambrogio ha chiesto alla vita e che la vita gli ha dato, ha dovuto restituirlo con gli interessi.
Infatti dopo aver partecipato a tre Parigi-Dakar e a tre Rally dei Faraoni la vita e il destino gli chiedono il conto. 
E' proprio in un altra traversata in macchina che subisce il suo più grande infortunio e la sua più grande sconfitta. Proprio sulla Via della Seta, nel raid Parigi-Pechino, il 12 settembre del 1992 subisce un terribile incidente nel deserto del Turkmenistan (già proprio lì). Il suo compagno di viaggio, il pilota di rally Giacomo Vismara, ne esce illeso ma lui subisce la frattura della seconda vertebra cervicale e rimane quasi completamente paralizzato.
E da lì inizia un'altra grande battaglia e un'altra grande avventura. Completamente paralizzato e in balia delle macchine. 
Lui che era abituato alla solitudine, che la cercava quotidianamente nelle sue imprese, ne è rimasto imprigionato. Lui che era abituato a districarsi da solo in mille problemi e situazione ormai era obbligato a chiedere aiuto anche per grattarsi il naso. 'Mi sento come uno che ha una mosca sul naso e non riesce a mandarla via', queste erano le sue parole. 
Ma non si è mai lasciato andare, non ha mai perso la speranza di riconciare a muovere anche solo un dito. Tanto che nel 1997 su una sedia a rotelle basculante e un equipe di medici che lo curano riesce a compiere il giro d'Italia in barca a vela per sognare e vedere il cielo e il mare per un ultima volta. Come piaceva a lui. Controvento.

Ambrogio Antonio Fogar (Milano, 13 agosto 1941 – Milano, 23 agosto 2005)

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