Via della Seta

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L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

mercoledì 27 agosto 2014

21 agosto: Benvenuti in Mongolia

21 agosto: Altai(Rus)-Olgii(Mon)

Apro gli occhi, non vedo movimento.
Ci siamo fermati. Non so dove siamo, vedo solo alberi, infinite stelle e la strada sterrata. Abbiamo parcheggiato in uno spiazzo accanto alla strada.
Li chiudo subito.Quando li riapro ci stiamo muovendo di nuovo. É l alba.
Ci sono montagne, gli Altai.
C é un fiume gelido che passa in mezzo a loro.
"Kaffé!" dice il Toro.
Beviam caffè e chai in una bettola nei pressi.
Ripartiamo e dopo mezzora il Toro si ferma di nuovo. É stanco, guida da molte ore e ha percorso molti km.
Poi si sveglia, sembra di nuovo carico. Si rimette al volante e dice "Mongolia!".
Arriviamo alla frontiera russa.
Il Toro fa caricare in macchina una nonnina di 70 anni con noi. Siamo in 4 sui sedili posteriori della Jeep. Io,Lughes,Diego e la vecchina.
La vecchina é bassa, capelli bianchi,molte rughe, passaporto mongolo in mano e porta addosso un odore di formaggio quasi insopportabile.
Alla frontiera russa non si entra. Sono in pausa pranzo per due ore.
Scendiamo, l odore della buona vecchina é difficilmente sopportabile per 2 minuti, figuriamoci per 2 ore.
Conosciamo 3 italiani che fanno il Mongol Rally.
Finita la pausa pranzo i russi ci fanno entrare.
Controllano anche le mutande negli zaini.
Andiamo alla frontiera mongola finalmente.
Prima della sbarra mongola c é una canna dell acqua.
Una ragazza lava le gomme della macchina senza chiedere il permesso e ci chiede due rubli. Lo fa con tutti.
Non capiamo il perché,forse serve avere le gomme pulite per entrare in Mongolia.
Mi viene in mente Ashgabat, capitale del Turkmenistan, dove si prende una multa entrando in città con la macchina sporca.
Proprio in frontiera la strada asfaltata termina e inizia una strada sterrata.
Dopo la frontiera, la buona vecchina scende dalla macchina e riabbraccia il marito.
Ci abbracciamo anche noi. Siamo in Mongolia, siamo entrati da una delle 4 frontiere terrestri, dalla più lontana dalla capitale.
Prendo della sabbia dal terreno, ancora non ci credo. Mi viene in mente Baguette. Se siamo lì é merito suo.
Mangiamo subito in una locanda dopo la frontiera. Porta bassa, soffitto basso.
"Saranno così bassi questi mongoli, Gengis Khan era basso?" penso. Chai e ravioli. Spesa complessiva 4€.
La gente nella locanda guarda in modo diverso, più felice, più curiosa, più sorridente. Sembrano finalmente lontani i tempi del Kazakistan.
"In quel paese non ci voglio più entrare" penso.
Partiamo verso la prima città, Olgii.
Basse montagne,prati, laghi,marmotte, aquile, mucche, pecore, capre e un animale strano costeggiano o attraversano la strada.
Siamo nella Mongolia più occidentale, quella più estrema, quella dove i pochi turisti che si presentano alla Mongolia dalla capitale difficilmente arrivano.
Entrare a Olgii é come entrare in una città del FarWest. Un vialone di sabbia in mezzo, edifici maltenuti ai lati. Il passaggio di qualche auto fa alzare un polverone.
Di fronte all'hotel veniamo abbordati da una famiglia che ci vuole ospitare per quattro soldi offrendo letti, cena, colazione, docce calde e internet.
Accettiamo e quando siamo in casa loro scopriamo che internet non si può usare perché il Pentium é rotto, i letti son 2 e gli altri due dovranno dormire per terra e la doccia calda é in mezzo alla città.
Per la toilette invece c é un buco nel terreno dietro la casa.
Prendiamo sapone, asciugamano e ciabatte e veniamo accompagnati in macchina alla doccia calda.
Apro l acqua calda, scendono due gocce bollenti, apro la fredda e ne scende a litri. Dopo vari tentativi trovo la formula giusta.
La doccia mi rivitalizza.
Torniamo alla casa.
Un vecchio, che potrebbe essere il nonno di famiglia, entra nella nostra stanza. Non riesce a parlare, sbiascica qualcosa al tavola lasciando intendere che vuole una biro.
Il tavola gli dà la sua biro, quella che ha usato per contrattare fino a qui.Quella a cui é affezionato.
"Guarda che non la vedi più quella biro!" dico.
Il tavola corre dietro al vecchio e lo ferma.
"Ma is my!" esclama.
Il vecchio sorride.
"Pen is my!"
Il vecchio sorride e se ne va.
Il Tavola si gira verso di noi dicendo "gliela chiedo tutte le volte che lo vedo".
Ma i suoi continui tentativi falliranno e partirà senza rivederla.
Mangiamo con loro, mangiamo bene e tanto.
Usciamo a passeggiare in direzione di un Irish pub in centro.
Sulla strada bambini ci salutano con  "Hello!". Ci seguono e ridono.
I più coraggiosi si avvicinano per darci la mano.
L'irish pub non ha proprio nulla di irlandese, né il locale, né le birre.
Il locale presenta uno stile lounge, luci rosse soffuse, panchine e tavoli in legno.
Ordiniamo 4 birre mongole.
Dopo un sorso ho già la sicurezza che potrei piazzarla sul podio delle birre più inbevibili assaggiate in vita mia.
Tra mille conversazioni non ci accorgiamo del tempo che passa. Torniamo a notte fonda a casa per scoprire che il padre era preoccupato ed era venuto a cercarci in paese.
Ci scusiamo con qualche gesto.
Dopo 5 minuti tutti e 4 stiamo già dormendo profondamente.

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