Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

mercoledì 27 agosto 2014

18 agosto: Viaggio in bus

18 agosto: Almaty(Kaz) -Semey(Kaz)

Guardare fuori dal finestrino e vedere per ore lo stesso paesaggio fa sembrare di esser fermi.
I kilometri passano sotto le ruote di questo pullman cigolante.
Fuori dal finestrino una sola strada che si perde dritta all orizzonte.
La strada é composta di un vecchio asfalto che potrebbe risalire all unione sovietica
Tante buche.
Ci sono caliggini create dal calore di fronte a noi.
Attorno solo steppa. A perdita d occhio terra marrone chiaro e qualche ciuffo d erba.
Qualche arbusto ogni tanto.
Il cielo completamente celeste sopra.
A volte sembra che la strada conduca verso il nulla perché dopo molti kilometri non é cambiato niente.
L unica cosa che é cambiata é il sole. Stamattina era vicino alla steppa, ora é alto nel cielo.
"Internet!" mi dice un ragazzo guardandomi col cellulare in mano.
Lo osservo e gli faccio cenno di no.
Gli faccio vedere che sto solo scrivendo.
Affascinato resta a guardare e tenta di leggere qualche parola. Riconosce " unione sovietica" scritta sopra, poi torna felice al suo posto come se avesse imparato una lingua nuova.
Il mio sacco a pelo cade, un vecchio lo raccoglie e me lo porge. Poi torna al suo posto senza nemmeno guardarmi.
Io resto un po sorpreso perché volevo ringraziarlo.
La ragazza di fronte mi sorride e un po ride. Credo che il vecchio sia suo nonno e lei cerca di dirmi che lui é così.
Quel vecchio effettivamente non ha detto una parola dall inizio e il suo sguardo sembra esser fisso nel vuoto.
A un tratto mi vedo il DVD con una cucina in copertina di fronte agli occhi, un tipo me lo vuol mostrare. Dice qualcosa in russo.
Impossibile dialogare.
Provo con qualche gesto a capire cosa vuole poi ci arrendiamo entrambi.
Chissà cosa mai avrà voluto dirmi.
Forse che sta andando a casa, dove troverà una cucina bella come quella sul DVD. Forse voleva farmi capire che possiede qualcosa di bello, costoso e pulito.
La strada fa una piccola curva, non ne avevo ancora viste durante i kilometri sveglio.
Una signora fa fermare il bus, deve far fare la pipì al suo bimbo.
Lo fa a fianco della strada.
Ripartiamo.
Ricominciamo a consumare gomme su questi kilometri.
La steppa kazaka é infinita. Lo sapevamo già prima di partire, ma vederla coi propri occhi é impressionante.
Il tavola non dedica molti minuti a questo paesaggio, lui aspetta la Mongolia.
Si vede un cartello che indica l inizio di una regione,ne avevo visto un altro molti kilometri prima. Mi chiedo a cosa serva separare qualcosa che é così uguale.
Lughes dorme, vuole riposare. La sera sarà dura e lui é preoccupato per il critico passaggio in Russia.
Anche Diego si riposa,dopo un inizio difficile é riuscito a recuperare due posti vicini vuoti e ora se li gode.
Ci fermiamo a pranzare. Questo posto ha l aria di essere un antica stazione di benzina. Ormai i distributori non ci sono più, resta l edificio in pietra.
Più avanti una donna e due bambini scendono in un villaggio.sono in mezzo al nulla. Mi domando come deve essere viver qui. In un piccolo villaggio nel mezzo di un interminabile steppa kazaka.
Le buche nella strada accompagnano tutto il viaggio, il pullman é un continuo scricchiolio.
Un bimbo si siede al mio fianco e mi chiede qualcosa, io gli sorrido ma non capisco cosa chiede. Lui mi rifà la domanda altre volte.é impossibile comunicare anche questa volta. Torna al suo posto e mi fissa sorpreso come se avesse di fronte un alieno.
Mi appoggio al bracciolo del sedile per cambiar posizione. Il bimbo che mi sta ancora guardando alza il mio bracciolo e mi sorride orgoglioso.
Credo voglia dire"ti ho aiutato, il bracciolo si alzava così.". E allora lo lascio alzato per fargli intendere che ho gradito il suo aiuto.
Il pullman rallenta.
Si ferma.
L autista controlla le ruote.
Ripartiamo a una velocità compresa tra i 5 e i 10 km/h.
Leggevo che su queste strade i guasti sono regolari.
Si ferma più avanti.
L autista scende e mette una tuta da meccanico.
Smonta ruota, tamburo e ganasce.
Rimonta solo tamburo e ruota.
Praticamente ripartiamo senza un freno su 4. Mentre l autista toglie i pantaloni da meccanico speriamo che almeno gli altri tre freni funzionino e non li abbia tolti in qualche viaggio precedente.
Il bus é in gran ritardo, arriviamo in stazione a notte fonda.
Buttiamo i sacchi a pelo sulle panchine della deserta sala d'attesa, concordiamo di svegliarci all alba che ormai é vicina.
La luce della stazione non facilita il sonno.
"Un mio amico avrebbe portato con se quegli occhiali da buio che ti danno sull' aereo" dico.
Dall altra panchina il Tavola risponde:" A me non servono, ho le palpebre".
"Non hai tutti i torti" rispondo.
Guardo gli altri. Diego sta dormendo. Lughes legge la lonely planet della Russia.
"Domani avremo un passaggio difficile" gli dico.
"Si" dice lui.
"Che Dio ce la mandi buona" gli dico e chiudo le palpebre.

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