19 agosto: Semey(Kaz)-Usk(Kaz)
Sento mormorii.
Non sono nei miei sogni ma provengono da qui attorno.
Apro un pochino gli occhi e vedo 4 facce. Li chiudo. Penso.
"Dove sono? Sto sognando?".
Poi ricordo, sono alla stazione.
Apro meglio gli occhi.
Vedo molte facce che mi fissano.
Li richiudo. "Calma!Chi é tutta questa gente?" penso.
Apro gli occhi nuovamente con calma.
Li tengo aperti, ci sono almeno dieci persone di fronte a me che mi fissano.
Mi metto seduto sulla panchina, guardo attorno.
La stazione é colma di persone. Noi in 4 stiamo occupando il posto di quaranta.
Ci alziamo e usciamo.
Oggi iniziano i 3 giorni di tempo per attraversare la Russia.
Non si può pensare di uscire un ora dopo, nella migliore delle ipotesi si pagherebbe migliaia di euro di multa.
Siamo vicini al confine ma una ragazza la notte prima ci ha detto di andare a Usk dove ci sono Minivan diretti in Mongolia.
In un ora e mezza siamo a Usk.
Chiediamo in giro dove sono i minivan che vanno in Mongolia.
"Niet" ci risponde la gente seccata. Sembra che si infastidiscono se qualcuno chiede loro informazioni.
Nessuno parla inglese, cerchiamo di gesticolare e di dire due parole in russo ma la gente non vuole impegnarsi a capire il nostro problema.
Andiamo alla stazione dei bus, chiediamo alle varie casse per fare i biglietti.
"Niet" rispondono tutte.
Alcune rispondono cosi ancora prima che finiamo di spiegare il problema.
Alcuni passanti incuriositi si fermano, quando capiscono il nostro problema se ne vanno ridendo.
Riceviamo nel giro di un ora molti "niet" e molta indifferenza e risa.
Alcuni ci dicono di tornare alla città da dove siamo venuti, Semey.
Siamo abbattuti.
Non ci sono treni, bus, jeep o minivan diretti là.
Inoltre il primo giorno dei tre di visto di transito della Russia é quasi terminato.
Sconsolati camminiamo verso un agenzia turistica.
Entriamo. C é una ragazza, non parla inglese.
"Niet" ci dice ancora prima che parlassimo.
La ragazza non vuole capire, né aiutarci.
Andiamo a un altra agenzia.
Anche questa non vuole aiutarci.
Proviamo con un ultima agenzia.
La scena si ripete. Indifferenti. Non vogliono aiutarci.
Leggiamo sulla lonely planet che c é un volo in questa città per la prima citta della Mongolia, Olgii, il mercoledì.
Oggi é martedì.
Andiamo in aeroporto.
"Niet" ci rispondono.
Nessuno parla inglese e nemmeno hanno voglia di sforzarsi a capirci.
"Ma é possibile che in questo dannato paese non c é nessuno che voglia aiutarci!" esclamo.
É finita. Non c é né possibilità, né tempo per proseguire.
Una ragazza gentile, in aeroporto, ci chiarisce che il volo che cercavamo é stato tolto l anno scorso e che per volare in Mongolia dobbiamo tornare ad Almaty, laddove il nostro viaggio é iniziato.
Sconsolati, abbattuti nel morale e nello spirito, stanchi fisicamente.
Pensiamo a come salvare il salvabile.
Chi propone di prender l aereo da Almaty e andare a Pechino, chi dice di andare a Ibiza e chi di tornarcene tutti a casa.
Ormai nulla ha più senso.
Smetto di scrivere.
Penso che non é giusto, che non può finire tutto così ma la realtà é questa.
Il nostro viaggio da casa a Pechino si interrompe in una città sconosciuta al nord del Kazakistan.
É finita, si torna a casa.
Andiamo alla stazione dei treni per prendere i biglietti per Almaty.
"Niet" ci dicono alla biglietteria.
Alcuni non vogliono nemmeno ascoltarci. Una cassiera ci guarda e ride. Sembra che non ci sia posto sui treni per una settimana.
Io non ho la forza nemmeno di pensare a nuove soluzioni.
Siamo tutti demotivati.
Ce ne andiamo.
É quasi sera.
Decidiamo di andare a un hotel e dormire tanto ormai nulla ha più senso.
Scegliamo un hotel dalla lonely planet, il più marcio. Non ci interessa niente ormai.
Chiediamo a un taxista di portarci là, lui dice" no turists".
"Chissà quanto deve far cagare se non é un hotel per turista" penso.
Arriviamo.
Guardiamo l hotel.
Verde e pieno di crepe grigiastre.
Risale alla epoca sovietica.
Secondo me potrebbe crollare da un momento all altro.
"Ragazzi, possiamo cambiare se vogliamo" dico.
Ma mi basta guardarli per capire che ormai non importa più nulla.
Cosi ci avviciniamo ed entriamo in questo decrepito e triste hotel che rispecchia la depressione dei nostri stati d animo.
Non sapevo che qualche ora dopo sarei uscito correndo, sorridente e con qualche lacrima di gioia al volto da quella stessa porta.
Dentro non sembra poi cosi male.
L hotel é al settimo piano.
Saliamo.
Alla reception c é una ragazza che non parla inglese ma sembra esser disponibile.
Prendiamo due stanze doppie.
Facciamo tutti la doccia senza dire parola, non c é nulla da dire.
Il Tavola mette via la videocamera.
"Non serve più" dice.
La chiude e la mette in fondo allo zaino. Vedere questo mi spezza il cuore. É forse il simbolo del nostro fallimento.
Mi alzo e vado dalla ragazza della reception che sembrava disponibile.
Il suo nome é simile a Baguette, come il pane.
Le chiedo con qualche gesto e disegno se può aiutarci a prendere i biglietti del bus per Almaty.
Lei chiama e dice che i bus sono tutti occupati per una settimana.
Come i treni.
Sembra che siano occupati da studenti.
Lo dico agli altri. Indifferenza.
Sembra che siamo destinati a restare qui per una settimana. La brutta notizia non alimenta lo sconforto perché é già ai massimi livelli.
Poi non so per quale motivo, la sua buona disponibilità in mezzo a tanta indifferenza mi commuove e decido di fare un assurdo tentativo.
"Baguette, Mongolia, minibus?"
Lei ride, ma non é una risata per prendermi in giro. Non ha capito quello che ho chiesto.
Vado in stanza dal Lughes, mi faccio prestare il cellulare con una app di traduzione e con pazienza comincio a scrivergli la nostra storia e il nostro problema.
E allora piano piano prende forma un piccolo miracolo, perché
forse miracolo é anche riuscire a realizzare qualcosa per cui avevi perso le speranze.
Lei chiama un amica che parla inglese, le parlo al telefono , sa qualcosa della Russia ma non può aiutarci. Nel frattempo il Tavola, che dalla stanza ci ha sentito parlare di Mongolia viene alla reception e armato di pazienza si mette anche lui a fare disegni e mappe per spiegare il problema.
Lei continua a telefonare.
Dopo più di un ora tra telefonate, mappe, disegni e traduzioni lei dice che ha trovato una persona disposta ad accompagnarci in Mongolia, passando dalla Russia. Ed é riuscita a dimezzare il prezzo chiesto che ora é relativamente basso.
Io non ci credo, non può essere vero.
Vorrei saltare al di là del bancone e abbracciarla. Le dico che lei é un angelo e che ci sta aiutando a portare avanti un sogno che era già svanito.
Lei mi dice"Ma voi italiani, non sorridete sempre? Perché siete cosi tristi voi?sono più sorridente io che non sono italiana" e ci sorride.
Mi scende una lacrima di sfogo e commozione.
In una giornata in cui nessuno ci ha aiutato, tutti erano indifferenti e alcuni perfino schernito, abbiamo trovato un angelo, nascosto in un posto non certo paradisiaco che ha fatto il massimo per aiutarci.
Appuntamento con l autista domani alle 7 davanti all hotel che in meno di 2 giorni ci porterà in Mongolia.
Siamo ancora increduli, é troppo bello per essere reale.
io invece sono al settimo cielo, sento che andrà bene.
Usciamo per cena.
Spiedini e birra. Mangiamo tanto, lo stomaco si é riaperto.
Al ritorno verso l hotel ci fermiamo a un benzinaio a prendere dell acqua.
La cassiera grugnisce qualcosa perché non capisce le due parole in inglese che gli diciamo.
Con qualche gesto riusciamo a fargli capire che vogliamo delle bottiglie d acqua. Lei infastidita ce le fa pagare.
Uscendo dico "Non ci voglio assolutamente più tornare in questo paese, ma dove cavolo siamo capitati?"
In Hotel prepariamo gli zaini per il giorno dopo.
Il Tavola riprende la videocamera.
Io sono troppo carico per dormire, partirei ora.
Allora mi stendo sul letto, guardo il soffitto e mi lascio andare ai pensieri.
Nella nostra vita abbiamo a che fare con molte persone, alcune hanno intersecato la nostra vita senza lasciarne traccia, altre ci accompagnano per tratti più o meno lunghi, altre ci vogliono mettere solo i bastoni tra le ruote.
E noi forse continuiamo a cercarne altre per diversi motivi: per amicizia, per bisogno d aiuto oppure per amore e forse quelle persone le troviamo proprio quando o dove non ce lo aspettiamo, a volte anche nel momento in cui ci siamo arresi di cercarle.
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