20 agosto: Usk(Kaz)-Altai (Rus)
"Knock knock!!!"
Baguette bussa alla porta!
"Saranno le 7! Sarà ora di partire! Si va in Mongolia!" penso.
In men che non si dica siamo tutti pronti.
Puntuale alle 7 arriva Tulca, l'autista.
Tulca, é mongolo,ma lavora in Kazakistan.
Verifica la validità del visto russo di tutti e ci spiega il percorso.
Ci dice che sarà il padre a portarci, lo incontreremo alle 11.
Nel frattempo decidiamo di andare con lui in centro.
É il momento di salutare Baguette!Mi commuovo salutandola! É solo merito suo se stiamo partendo! Prima di scattare fuori dall'hotel mi giro verso Baguette, le mando dei baci e le grido "You are the best!".
Poi siamo in strada.
Mentre aspettiamo il padre parliamo con Tulca! É un tipo simpatico, sorridente e disponibile.
Siamo fermi sul bordo della strada ad attendere, Tulca accende l autoradio, passa avanti qualche canzone fino a quando sentiamo "su di noi, nemmeno una nuvola...". Pupo compare nelle canzoni che ha in macchina e lui lo canta.
A un tratto delle ragazze si avvicinano, Tulca scherza con loro e poi ce le presenta.
Le ragazze fanno delle foto con noi.
Ridiamo e scherziamo con loro e
prima di andarcene una di loro da il contatto al Tavola. I capelli lunghi del Tavola hanno fatto colpo anche qui.
Incontriamo il padre di Tulca. Un uomo bizzarro sulla sessantina, grosse sopracciglia. A me ricorda il padre di American Pie. Sorridente ma non spiaccica parola in inglese.
Con lui c é il fratello di Tulca, parla inglese benissimo. Venuto per spiegarci nel caso avessimo dubbi.
La macchina del padre di Tulca é un gran bel fuoristrada, andiamo al mercato delle gomme per montarne di nuove.
Durante il montaggio io spiego al fratello il nostro viaggio.
"Per fare questo viaggio vi serve fortuna e spirito forte" mi dice.
Salutiamo Tulca e suo fratello.
Partiamo col padre.
Soprannominiamo il padre come"Il Toro" perché nelle ore a seguire resterà fisso sul volante, sguardo alla strada, senza segni di cedimento e sempre con quel suo sorriso stampato sul volto.
Il toro guida fino alla frontiera russa. Lì serve scendere. I russi sono fiscali.
Fanno smontare macchine e portiere a chi transita.
Durante il controllo passaporto Diego viene trattenuto.
Ha un passaporto vecchio nove anni , nella foto non sembra lui. Viene chiuso per mezzora in uno stanzino sotto interrogatorio.
Alla fine si convincono, offrono un trancio di pizza per scusarsi e lo lasciano andare.
Siamo in Russia e abbiamo circa 27 ore per superare l'altra frontiera che chiuderà alle 18.
Stiamo attraversando un piccolo pezzo di Siberia, l'Altai per la precisione. Le steppe kazake sono un lontano ricordo.
Il colore prevalente é il verde, infinite praterie si alternano a grandi campi di girasole.
Il cielo é talmente pulito e limpido che se guardo in alto mi sembra di scorgere il buio dell universo.
Ci fermiamo in mezzo a un prato per mangiare insieme al Toro che ci offre le cose che ha a disposizione.
Il Toro non parla, ma sorride sempre.
Io penso a Baguette, penso che a volte gli angeli hanno volti comuni, sono tutt'attorno a noi e non lo sappiamo finché non li conosciamo meglio.
Mentre mangiamo il tramonto scende sulle distese praterie di fronte a noi.
Una brezza accarezza la pelle mentre osserviamo il sole scendere.
Una volta tramontato si riparte, il Toro guida senza cedere. Non mostra segni di sonno.
Noi invece cediamo e ci addormentiamo.
Io mi addormento guardando il Toro che attacca la strada senza esitazioni e mi chiedo come faccia a non stancarsi.
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