Colazione come Dio comanda. Una delle più 'normali' che abbiamo fatto fino ad ora.
Attentiamo la risposta di Cristina Tarasova per il Turkmenistan.
Se possiamo fare un bonifico allora siamo a cavallo altrimenti saremmo ancora a corto di soldi.
Quando ci risponde Cristina la risposta e' negativa. A quanto abbiamo capito internet e' bloccato.
Facciamo il bonifico della restante parte e speriamo non ci siano sorprese.
Alla fine abbiamo pagato tutto e abbiamo solo il foglio di invitation in mano. Sperem!
Ultimo giro per Khiva con foto spettacolo sotto una cartina della via della seta.
Oggi partiremo per Moynaq, l'ex città dei pescatori sul lago d 'Aral.
Vedremo i relitti delle barche affondate, spiaggiate nel deserto. Questa e' una cosa che ci affascina.
La strada per Moynaq, passando per Nukus e' una Desolation Road come canterebbe Bob Dylan.
Strada in mezzo al niente, costeggiata dalle rotaie, dalle lande aride e dal deserto del Kyril Kum. Anche se il paesaggio ci sembra più una steppa che un paesaggio desertico.
L'autista questa volta e' molto lento - rispetta tutti i limiti, strano molto strano - e le 'registrazio' (registrazioni ai posti di blocco) sono molte.
In una facciamo coda nel deserto. L'autista non passa due camion e siamo fermi. Ci sembra assurdo.
Non capiamo se è' per paura della polizia o per paura del sorpasso...
Ci fermiamo a fare gas e conosciamo tre muratori uzbeki. Stan tirando su un muretto di terra e fieno.
Il Tavola e il Pelo si prendono bene e iniziano a lavorare con i muratori da buoni bergamaschi.
Le risa da ambo le parti sono innumerevoli, e i muratori si scambiano tecniche e consigli.
Dopo circa sei ore da macchina arriviamo a Moynaq.
Moynaq era una cittadina di mare affacciata sul Mare d'Aral (mare o lago che dir si voglia) che per via di uno dei più grandi disastri ambientali si prosciugato di più del cinquanta per cento.
Dal 1960 ad oggi per via di una sciagurata politica di irrigazione gli affluenti dell'Aral sono sempre diminuiti fino a portare al processo inarrestabile di desertificazione che è' tuttora in atto.
Il cimitero delle barche e' uno spettacolo desolante.
Questi relitti, che erano probabilmente affondati e giacevano sul fondale del mare, ora sono spiaggiati nel deserto. Arrugginiti, senza più un'anima e senza cuore.
Inoltrarsi fino alle nuove sponde dell'Aral non e' semplice, servirebbe un fuoristrada pertanto desistiamo.
Andiamo all 'unico hotel disponibile, che in linea col posto e' completamente decadente .
L'ostellante ci chiede 10$ conscio del fatto che non ha concorrenza e nelle fasi di contrattazione per una parola mal capita si offende.
Ci darà la stanza ma quasi non ci rivolgerà più la parole, alle poche domande ci risponderà sempre grugnendo e malguardandoci.
Per la cena andiamo in cerca dell'unico caffè disponibile.
Una volta trovato entriamo e subito capiamo che non è un posto frequentato da turisti.
Tutti ci fissano. Incuriositi.
Ordiamo l'unica cosa disponibile - il plov, piatto tipico a base di riso, carne e verdura - e beviamo una birretta.
Poi c'è la svolta alla serata. Il locale si anima. Arrivano molte persone, tutte ci vogliono conoscere , salutare, fotografare.
Un gruppo di ragazze ci guarda fisso, come alieni. I ragazzi allora le fanno spostare.
Poi inizia la musica. Ci invitano a ballare, sono contenti che siamo li.
Fino alle 22.15. Poi la musica si ferma di colpo.
Stavamo carburando .
Stop.
Ci fanno prima il cenno del bere, darsi un colpo sul collo col dito.
E poi un colpetto sulla spalla in segno di milizia.
Alle 22.15 la polizia ci manda via. Turisti in hotel.
Senza esitazioni capiamo che dobbiamo ubbidire.
Il locale chiederà di li a poco anche per gli uzbeki.
Forse, per la prima volta, abbiamo assaporato il vero sapore della dittatura.








Forse, per la prima volta, abbiamo assaporato il vero sapore della dittatura.
RispondiEliminaBELLA ESPERIENZA!!!
Buon Viaggio