Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

venerdì 6 settembre 2013

Ospitalità iraniana

Ci svegliamo di soprassalto. Siamo a Teheran, ma il posto non sembra una fermata. Piuttosto sembra uno svincolo di una super strada. Nessuno capisce nulla di quello che diciamo. Alla fine con le poche parole persiane a nostra disposizione facciam capire che vogliamo andare al terminal bus. Qualunque. 
Koja ast? Ci chiedono. Bella domanda. Non lo sappiamo neanche noi.
Sono le 6.00 del mattino e' ancora buio. Non abbiamo nulla di pianificato e nulla di deciso.
Facciamo colazione e poi vedremo il da farsi.


Prendiamo un the caldo e mangiamo una brioche di Asghabat avanzata.
Dalla lonely planet cerchiamo un hotel e col taxi ci andiamo.
Non sembra male ma è pieno.
Allora scegliamo il più vicino.
E' un postaccio di infima categoria ma il gestore almeno e' gentile. E' un invasato di scommesse e appena sente che siamo italiani ci spiega che ha perso la bolletta per colpa del Milan che ha perso a sorpresa con la neopromossa Verona. Noi ridiamo divertiti per la situazione e un po ' meno per il risultato.
Ridiamo ancora meno quando vediamo la stanza.
Lasciamo i bagagli, cambiamo un po' di dollari in tomani e ci dirigiamo verso il bazar.
Il bazar di Teheran e' un labirinto di negozietti dai mille colori. Sciarpe , tessuti, spezie e chincaglierie. Fino ad arrivare ai bellissimi tappeti persiani.


Facciamo un po' di compere e continuiamo la nostra visita al Golestan Palace.


 Il posto utilizzato dallo shah Reza Palavi all 'inizio del 900' e' molto bello con troni di alabastro e stanze di specchi.


Terminata la visita compriamo una SIM card Irancell e chiamiamo Roya, una nostra amica di Teheran che vive a Milano.
Ci diamo appuntamento per il pomeriggio.
Pranziamo con il classico Khubidee (spiedino di carne di agnello e vitello di carne macinata) e il Pelo e il Tavola, su mio consiglio, prendono gorme-e-sabzi, una zuppa di verdura e carne - altro piatto tipico persiano.


Siamo stanchi vista la notte in bus e quindi prima dell'arrivo di Roya facciamo una dormita rigenerativa.
Roya quando arriva e' molto contenta di vederci anche se un po ' stupida della scelta dell'hotel. 
Il giro per la città che ci fa fare è nelle zone più inn della città; in effetti la parte sud, dove siamo noi e' quella più povera, per vedere la parte più ricca bisogna andare al nord.


Per la cena ci porta con un suo amico commerciante in un ristorante nella parte alta di Teheran dove si può vedere tutta la città. Il ristorante e' su un fiumiciattolo ed è' veramente carino.


Mangiamo di tutto e ed veramente buonissimo Juge kebab (spiedino di pollo), Khubidee kebab e fumiamo il narghilè.


L'ospitalità degli iraniani e' incomparabile. Naturalmente non c'è modo di pagare. Mentre osserviamo la città dall'alto, questa mastodontica metropoli con più di 14 milioni di abitanti, ci propone dopo la visita a Eshfahan di tornare a Teheran e andare a nord dell'Iran, sul mar Caspio .


Bus per Istanbul o nord dell'Iran? Ci addormentiamo con questo dilemma e come al solito le decisioni si rimandano a mente fresca.
Ci penseremo l'indomani a Eshfahan.

giovedì 5 settembre 2013

Verso i tesori dell'antica Persia

Ci svegliamo dopo un 'ottima dormita nel migliore hotel del viaggio.
La colazione e' altrettanto ottima e ci strafoghismo letteralmente.
Dopo colazione, alle 9.00 arriva il nostro corrispondente turkmeno; dovremo fare l  'ultima registrazio prima di uscire dal Turkmenistan.
Ci vorrà un'ora, devono portare i documenti al ministero del turismo.
Dedichiamo il tempo per visitare il bazar sovietico li vicino . 


L 'impressione è che di locale non ci sia praticamente niente. I manufatti vengono quasi tutti importati.


Terminata la registrazio chiediamo di fermarci nel tragitto alla piazza dell 'indipendenza.



Questo è' il punto dove salutiamo il prode Erminio!



Lui tornerà l'indomani in Italia in aereo. Abbracci e calorosi saluti. Ci mancherà per il resto del viaggio!
Ora siamo in tre. Dovevamo partire in cinque e ora a più di un terzo del viaggio siamo solo in tre. Ce la faremo!
Ci dirigiamo verso la frontiera turkmena e come al solito quando arriviamo noi son sempre tutti a mangiare.
Aspettiamo il ritorno del personale e in pochi minuti ce la sbrighiamo.
Alla Frontiera dell'Iran un militare ci fa scrivere buon compleanno in italiano per un amica e si prende subito bene.
Il passaggio in frontiera e' molto semplice e veloce.
Prendiamo un taxi fuori dalla dogana per andare a Qucian. Mili dice che da li riusciremo a trovare un bus per Teheran (Ciao Tesoro! Sto arrivando!).
Ci fanno pagare 48000 tomani per tutto il tragitto (80 km circa).
Inizio a dire qualche parola in persiano, pensavo peggio. Qualcosa riesco a dire e a farmi capire.
Il paesaggio e' strano, le strade ottime solcano questi monti sinuosi in un misto di roccia erba color ocra.
L'erba bruciata dal sole si apre verso l'Iran che ci attende.


Dopo circa quarantacinque minuti arriviamo a Qucian. Il taxista ci lascia al Terminal dei bus. Ci vuole poco a trovare il bus per Teheran. 20000 tomani a testa e si va. Dalle 16:00 alle 4. Dodici ore di pulman.
All'inizio del viaggio ci offrono succo alla ciliegia e dei wafer.



Il viaggio sarà interminabile. Sulla tv e' trasmesso un film ( sembrerebbe comico) con attore protagonista il Pannofino iraniano.
Dopo circa un'ora di viaggio vengono a dire al Tavola che deve mettere i pantaloni lunghi.



A circa un quarto del viaggio la situazione e':
- Tavola, bloccato da un tipo iraniano che gli dorme sulla spalla.
- Io e il Pelo, bloccati da quello davanti che ha sboccato 2-3 volte
Non male! Mancheranno solo una decina di ore di viaggio.
Cala l'imbrunire intorno alle 20.00 in questa terra persiana, ricca di antichi splendori.



Non avremo molto tempo visto che dovremo aumentare il ritmo. Il viaggio e ' lungo e la prima parte ce la siamo presa comoda se così si può dire .
Arrivando l 'indomani a Teheran siamo addirittura in vantaggio sul tabellino di marcia. Pazzesco ! 
Abbiamo tagliato Mashad è deciso di farci una tirata unica verso Teheran.
Crediamo sia la scelta migliore.
Pausa di un quarto d'ora a un simil-autogrill, che poi diventa quasi un'ora.



Il viaggio riprende ma non siamo neanche a un quarto del tragitto.
Il resto del viaggio scorre liscio. Facciamo fatica a dormire ma alla fine il sonno prende il sopravvento.

mercoledì 4 settembre 2013

Perla nel deserto

Scritto da Luca 'Pelo' Spada

“Che strano azzurro che è il cielo stamattina“,penso aprendo gli occhi.



Poi ricordo che l'azzurro che sto vedendo è la stoffa della tenda che ci ha riparato nella ventosa notte precedente.


Gli altri sono già davanti alla colazione.esco dalla tenda, attorno il solito cielo azzurro,sabbia e qualche cespuglio. Facciamo colazione con pane,formaggini,succhi brioche e marmellata. Pochi scambi di parole tra di noi per capire che il vento forte non ci ha fatto dormire granché ma siamo comunque riposati e carichi per l atmosfera surreale del posto in cui abbiamo passato le ultime ore.corro sulla collina per osservare per l ultima volta quel cratere infuocato.è veramente incredibile e unico. Dopo qualche minuto la guida ci richiama alla realtà. 



Partiamo, tra me penso se tornerò mai a rivedere quel posto così unico nella vita. Mi rispondo che sarà impossibile ma nella vita il domani è un mistero. Vediamo altri due crateri,per origine uguali al precedente ma ci sorprendono di meno poiché uno è pieno di fango, l altro d acqua.


Proseguiamo in direzione della capitale, ashgabat. La guida è decisamente più tranquilla della folle corsa del giorno prima.dal finestrino osservo le dune del deserto spezzate da vari cespugli. Nessun villaggio sulla strada,nessuna abitazione. Solo qualche cammello ogni tanto ci distrae da un paesaggio formato unicamente da deserto e cielo azzurro.poi ad un tratto notiam delle abitazioni,siamo giunti a un villaggio.



ci fermiamo per far due passi.“Polvere e rottami“ è probabilmente l espressione adatta per descriverlo dopo un paio di minuti d osservazione.ma camminando veniamo affascinati da questo posto, da questa vita. Ci sono capanne,varie case in cemento senza rifinitura,cammelli,capre e galline. 



Troviamo poi un pozzo,due forni e una piccola moschea.le persone sembrano nascondersi da noi mentre i bambini come al solito sono entusiasti e ci salutano e seguono.quando cerchiamo di intrattenere una conversazione con dei saldatori si dimostrano cordiali e ci permettono di osservare la loro officina. Gli utensili dei saldatori si perdono nella sabbia del deserto appena depositati a terra. Ce ne andiamo pensando a come possa essere difficile vivere e autosostenersi in un posto come quello.io invece penso che se fossi un bambino mi divertirei da mattina a sera in un posto così. Probabilmente giocherei con cammelli, proverei a costruire qualcosa con i tanti pezzi di rottami presenti oppure creerei forme con sabbia e acqua.
sulla strada per asgabath mi addormento pensando a quanto potrà essere polverosa una capitale costruita nel deserto. “welcome to asgabath“ sento dire nel sedile di fronte. Apro gli occhi. 



Traffico e grandi strade.in fondo delle montagne non troppo alte che potrebbero essere definite delle colline.alle loro pendici la città. Entriamo. Stupore è l espressione sui nostri volti. Tutti a bocca aperta. La città è pulita, ordinata e decorata. Ogni cosa appare perfetta o almeno quella è l idea che quella città ci vuol dare entrandoci. Sembra una città da fiaba. “non ho mai visto una città così “ dice il tavola. 



Come smentirlo? Andiamo all hotel prenotatoci dall agenzia del Turkmenistan. Un 4 stelle. Restiamo increduli per la bellezza dell hotel. 



Appena scopriamo che c è una piscina pensiamo solo a buttarci dentro. Leggende narrano che l acqua della piscina si sia scurita dopo la nostra immersione ma fortunatamente sembra che i presenti non se ne siano accorti. Passiamo il pomeriggio lì, nuotando e rilassandoci. Prima e forse unica parte del viaggio più da vacanzieri che da viaggiatori. Alla sera visitiamo la città. Se la città è una vera e propria “perla nel deserto“ non possiamo dire che la gente sia bella come la città. Capiamo subito che la cordialità uzbeka o kirghiza è ormai un buon ricordo. Le persone sono diffidenti e non ci aiutano volentieri.camminiamo nel terrore che a ogni foto  fatta una guardia ci richiami.


Mangiamo tra i grugniti di una cameriera che probabilmente non apprezza gli stranieri.scopriamo che alle 23 tutto chiude anche in capitale quindi ci dirigiamo verso l hotel per riposare. 
Senza alcuna pretesa ci dirigiamo al discobar dell hotel, appena dentro ci meravigliamo nel vedere un sacco di gente ballare e bere. “non abbiamo soldi turkmeni,come facciamo?“ dico agli altri. Mi appoggio a un pilastro per osservare la sala da ballo, quando delle parole incomprensibili mi urlano nell orecchia. Sono le parole di un kazako che appena scoperto la mia origine italiana mi invita a bere e mangiare con un suo amico.“ci sono anche i miei amici“ gli urlo e così nel tempo che segue ci vediamo offrire giri di vodka e frutta. Ci buttiamo a ballare, certamente aiutati dall effetto che la vodka ha su di noi. Balliamo fino a tardi, fino a quando la sala da ballo è quasi vuota. Andiamo a dormire. Lughes e Erminio si sono chiusi fuori dalla loro stanza e sono in giro in mutande. Mi offro di scendere al piano terra per prendere le chiavi di scorta.una musica lounge in ascensore e il paesaggio notturno di una città addormentata mi accompagnano al piano terra.apriamo la stanza e possiamo dormire. La vodka si sente ancora. “Domani partiamo per l Iran“ penso. Fatico ad immaginarmelo, non vedo l ora di respirarlo. Chi lo conosce me ne ha parlato benissimo. Un mio amico prima di partire mi disse “vai in Iran?ma non c è la guerra?“. Mi addormento sorridendo nel pensare a quel momento.

lunedì 2 settembre 2013

Una notte all'inferno

Oggi è' la giornata campale. Dobbiamo fare il passaggio più complesso di tutta la nostra via del ritorno. L'entrata in Turkmenistan.
Facciamo colazione all'hotel Nukus e  ci facciano portare da un taxi privato alla frontiera vicina.
Passiamo senza problemi la frontiera uzbeka e poi entriamo nella frontiera del Turkmenistan. 



Abbiamo la lettera di invito dell'agenzia, abbiamo già pagato tutto e... Siamo nelle mani del destino!
Come prima cosa ci fanno provare a tutti la febbre. Tutti passano tranne a me che segna 37.5! Non mi sento la febbre quindi sicuramente non è stata provata bene. Il dottore mi chiede come sto e poi segna 36. Come il 6 politico.
Consegnamo la documentazione e il militare ci dice di sederci.
Passa una mezz'oretta e arriva un argentino che in due minuti sbriga tutte le pratiche burocratiche.
Iniziamo a capire che c'è qualcosa che non va.
La guida dell'argentino ci dice che ha chiamato la nostra agenzia e il nostro autista e' un'altra frontiera a 200 km di distanza!
Siamo dei cazzoni!
La frontiera corretta era quella di Khiva. Errore nostro.
Attendiamo l'autista fino alle 12:30.
Arrivato lui ci rilassiamo un pochino. Capiamo però che tutto il personale e' andato a pranzo. Dobbiamo aspettare che ritornino per sbrigare le formalità burocratiche. Sarà una lunga attesa. Fino alle 14.15 non si presenta nessuno. Avranno fatto un pranzo di nozze in due ore e passa, pensiamo.
Usciamo alle 14.37. 



Come al solito siamo in ritardo. Come al solito dobbiamo correre.
Kunya Urgench la vediamo solo passando. Solo pochi minuti per due foto. E ' un'antica città, sono rimasti solo ruderi. Caravanserraglio dell'antica via della seta.


Non abbiamo tempo visto il pastrocchio combinato.
L'autista ci dice che in casa hanno gratis gas e elettricità e l'acqua.
In più il governo gli passa 120 litri al mese gratis di carburante.
Cinque litri di benzina costano un dollaro.
Il nostro autista con 26 manat - 9 dollari - fa il pieno al 4x4 Mitsubishi Pajero.



Per recuperare il tempo perso inizia a tirare come un dannato. 
E' il più matto trovato fino a ora. Più matto dell'ultimo matti.
Centoquaranta all 'ora in una strada che andrebbe percorsa a cinquanta. Rischiamo la vita dalle diciassette alle diciotto volte.
Qualcuno ci guarda da lassù.
Il panorama e' strano.
Un deserto strano, non solo sabbia anche qualche cespuglio.


La sabbia e' calma non si muove dal suo letto. Rimane li. Sembra soffrire il caldo anche lei. Non è uno di quei deserti che ci fanno vedere nei film.
Alle 18.00 circa facciamo cambio di mezzo.
Il pazzo ci consegna nelle mani di tue ragazzotti turkmeni.
La macchina e' carica con tutto il necessario.
La temperatura esterna e ' di 37 gradi. Caldo. Molto caldo . Siamo, del resto, alle porte del deserto . E anche alle porte dell'inferno. Se non fa caldo qui dove dovrebbe farlo ?
E poi eccolo li. Il deserto .
Sabbia. Sabbia e cespugli secchi.
Solchiamo le dune come una barca a vela in mare aperto. La sabbia e' la nostra onda. Il vento la nostra direzione. Tutto il viaggio aspettavamo di arrivarci.
E poi è' li. Nel deserto. Un grande cratere pieno di fuoco.
Fuoco dell'inferno. Le porte dell'inferno.
Hai la sensazione che sia li a due passi. Che tutto quello che ti han raccontato a scuola sia vero.
L'inferno. Quello che ci ha raccontato Dante .
Che un giorno, se nella vita ti sarai comportato male, dovrai andare li.
Ed è da Darvaza che dovrai entrare.



I ragazzi preparano il campo e il barbecue per la cena.



Noi facciamo le foto a questa meraviglia. 
Il Tavola ne fa uno per vincere un concorso fotografico della Wuber. Per noi è ' un premio già vinto.



Il caldo di preme la faccia come una grossa mano avvolgente.
Questa sera siamo invitati a cena da Belzebu'.

Sono sdraiato nel deserto. E' notte fonda.
Sento solo il rumore delle fiamme dell'inferno. 
Una voce mi chiama.
Le fiamme mi affascinano e mi circuiscono.
Mi stanno ipnotizzando. Mi attraggono verso di loro.
Sono sveglio o sto sognando?
Nel cielo si vede la via lattea, il carro e lo scorpione.
La luna e' sorta.
Non è la solita luna. È. Una luna rosso fuoco.
Anche lei, probabilmente, arriva da li. 
Si proprio da li.





Invito a nozze

Scritto da Luca 'Pelo' Spada

La porta si apre, Erminio apre la porta dicendoci di essere in ritardo di 45 minuti. La sveglia del Tavola non ha funzionato nemmeno oggi. Con i raggi del sole che entrano fortemente dalle finestre polverose riesco a osservare meglio ciò che la sera prima non si vedeva bene. La stanza è sporca, polverosa, ci sono rifiuti lasciati da altri in giro, crepe giganti sui muri. L'unica cosa pulita che noto sono i nostri sacchi a pelo sui letti. Non sarà il posto più sporco in cui abbia dormito ma entra direttamente tra i primi 5. L'autista nell'attesa del nostro ritardo ha l'idea di pulire e fare un veloce tagliando alla macchina. Diamo un veloce sguardo al bagno dell'hotel per renderci conto che la nostra stanza tutto sommato non era così male. 


Paghiamo il padrone dell'hotel, lui grugnisce, probabilmente perché ancora ricorda che la sera prima abbiamo definito il suo hotel “basic“, noi amareggiati e nello stesso tempo arrabbiati per il prezzo pagato per un posto come quello, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Nukus dove ad attenderci ci sarà la prima vera e probabilmente unica giornata di riposo del viaggio. Il viaggio in macchina alterna piccoli riposi a momenti d'osservazione e momenti di dialogo.
Terre desolate, cielo azzurro e le riflessioni sul disastro che ha colpito quella terra ci accompagnano fino alla città. Troviamo un hotel in città per pochi soldi, l'entrata è appariscente, sembra di entrare in un lussuoso posto, invece appena ci mostrano le camere capiamo che quell'hotel rispecchia la situazione della regione in cui ci troviamo, la decadenza. Le stanze sono semplici ma almeno sembrano pulite. Probabilmente un tempo erano più colorate e decorate, ora sono sbiadite, alcune piccole crepe e la carta da parati rotta sulle mura. Usciamo per mangiare, troviamo dei ragazzi che felicemente ci portano a una piccola e sporca osteria locale. Fatichiamo un po' per ordinare, poiché la lingua inglese in posti come questo è una rarità ma alla fine per pochi spiccioli mangiamo carne e beviamo birra. Molte mosche ci fanno compagnia durante il pasto.Torniamo in hotel; riposiamo. E' la prima volta che possiamo riposare il pomeriggio, d altronde questa città non ha granché da offrire al turismo.
Apro gli occhi per vedere gli ultimi raggi di sole entrare dalla finestra, in strada dei bambini giocano e gridano sfruttando gli ultimi momenti di luce. Noi ci prepariamo per uscire a mangiare. Pranzo e cena, una coppia di lusso che raramente siamo riusciti a concederci durante il viaggio.
Senza grandi aspettative ci vestiamo in grande stile per la serata: Lughes “Panettiere“ maglietta interamente bianca farina, pantaloni corti color “pane“ e scarpe lisce e impolverate, Tavola “spiaggia“ pantaloni corti, maglietta di asterix e obelix e infradito decatlon; Erminio “turista della domenica“ pantaloni corti, maglietta “tropical disco club“ e scarpe verdi, Pelo “sportivo“ pantaloncini da calcio blu, maglietta Silk Road Samarcanda e scarpe tennis blu. Usciamo alla ricerca di un ristorante un po' più pulito e con qualche mosca in meno sui piatti. Facciam 50 metri e ritroviamo i 3 ragazzi del pomeriggio.Li salutiamo, gli diciamo che all'osteria del pomeriggio abbiamo mangiato bene e poi gli chiediamo cosa è la musica che arriva dall edificio di fronte, “toy“ rispondono, “toy ?“ domandiamo noi. Ci indicano di seguirli all'interno, lo facciamo. L ingresso dell'edificio è maestoso, pulito, una grande scala ci porta al piano sopra fino a quando ci affacciamo ad uno splendido salone. Lampadari di cristalli, tavoli imbanditi di pietanze, vodka e acqua, un signore in giacca e cravatta canta. Nel salone persone in piedi discutono ,alcune son sedute e pochi azzardano un ballo lento. In fondo si intravedono gli sposi. Noi siamo affacciati al salone, intimiditi, sia perché siamo un po' spaesati, sia perché il nostro abbigliamento è improponibile per un evento del genere. A un tratto un paio di signori ci invitano a entrare e ci accompagnano a sedere a un tavolo togliendo il posto a chi era precedentemente seduto lì. Le altre persone sedute al tavolo ci sorridono, ci chiedono da dove veniamo e in pochi minuti nella sala gira la voce di noi. 


Al nostro tavolo giungono molte persone per far foto di noi o con noi. Il cameriere porta un piatto di plov e vari piatti di ravioli apposta per noi, ci versa l'acqua e nel giro di 15 minuti siamo obbligati a fare 3 giri di chupiti di vodka alla goccia. La vodka è forte ma delicata. In pochi minuti siamo divenuti l'attrazione della serata, il fotografo ufficiale spende più tempo al nostro tavolo che a quello degli sposi e ci riprende nel video del matrimonio mentre facciamo un giro di vodka alla goccia. 



Dopo un tempo indefinito, stimato da noi in circa 40 minuti, una donna viene da noi e ci invita cortesemente ad andarcene, ipotizziamo che lei sia una parente stretta degli sposi a cui stavamo togliendo un po' di attenzione. Gentilmente ci alziamo e usciamo rimgraziando del pasto e della gentilezza. Così ci troviamo di nuovo a due passi dall'hotel con lo stomaco mezzo pieno, ci incamminiamo alla ricerca di un posto per mangiare ancora qualcosa e notiamo una ragazza che ci fotografa di nascosto. Conosciamo lei e la sua amica, facciamo varie foto insieme e ci facciamo indicare un posto. Dopo pochi passi arriviamo. Il posto è turistico, ristorante grande e pulito, con biliardo e sala da ballo al piano sopra. Il piano è mangiare ancora qualcosa e salire a ballare un po'. Nel ristorante ce la prendiamo comoda, birra carne e ravioli, gestiamo gli ultimi som, parliamo con persone che vengono a conoscerci e verso le dieci e mezza saliamo le scale. Una volta su vediamo il salone da ballo, siam pronti a buttarci nel mezzo quando una guardia del locale ci dice che il nostro abbligliamento non è consono e che alle undici chiudono. Scendiamo in strada, capiamo che in quella città la serata finisce lì. Così ci fermiamo a osservare i militari che impongono la chiusura del locale e la gente che abbandona il posto per tornarsene a casa alle 23. Torniamo all'hotel, chiediamo alla ragazza alla reception supporto per il taxi del giorno dopo per la frontiera col Turkmenistan e poi ognuno nelle proprie stanze. La temperatura è perfetta per dormire, il letto comodissimo, leggo la lonely planet che parla del turkmenistan, questo paese così bizzarro e misterioso che ci apprestiamo ad attraversare e quando capisco che gli occhi si stanno per chiudere spengo l'interruttore. La luce della luna entra dalla finestra e si sente qualche voce notturna di qualche passante in strada. 'Domani notte dormiremo a Darvaza' penso e mi addormento.

domenica 1 settembre 2013

Desolation Road

Colazione come Dio comanda. Una delle più 'normali' che abbiamo fatto fino ad ora.
Attentiamo la risposta di Cristina Tarasova per il Turkmenistan.
Se possiamo fare un bonifico allora siamo a cavallo altrimenti saremmo ancora a corto di soldi.
Quando ci risponde Cristina la risposta e' negativa. A quanto abbiamo capito internet e' bloccato.
Facciamo il bonifico della restante parte e speriamo non ci siano sorprese.
Alla fine abbiamo pagato tutto e abbiamo solo il foglio di invitation in mano. Sperem!
Ultimo giro per Khiva con foto spettacolo sotto una cartina della via della seta.



Oggi partiremo per Moynaq, l'ex città dei pescatori sul lago d 'Aral.
Vedremo i relitti delle barche affondate, spiaggiate nel deserto. Questa e' una cosa che ci affascina.
La strada per Moynaq, passando per Nukus e' una Desolation Road come canterebbe Bob Dylan.


Strada in mezzo al niente, costeggiata dalle rotaie, dalle lande aride e dal deserto del Kyril Kum. Anche se il paesaggio ci sembra più una steppa che un paesaggio desertico.
L'autista questa volta e' molto lento - rispetta tutti i limiti, strano molto strano - e le 'registrazio' (registrazioni ai posti di blocco) sono molte.
In una facciamo coda nel deserto. L'autista non passa due camion e siamo fermi. Ci sembra assurdo.
Non capiamo se è' per paura della polizia o per paura del sorpasso...
Ci fermiamo a fare gas e conosciamo tre muratori uzbeki. Stan tirando su un muretto di terra e fieno.
Il Tavola e il Pelo si prendono bene e iniziano a lavorare con i muratori da buoni bergamaschi.


Le risa da ambo le parti sono innumerevoli, e i muratori si scambiano tecniche e consigli.
Dopo circa sei ore da macchina arriviamo a Moynaq.



Moynaq era una cittadina di mare affacciata sul Mare d'Aral (mare o lago che dir si voglia) che per via di uno dei più grandi disastri ambientali si prosciugato di più del cinquanta per cento.



Dal 1960 ad oggi per via di una sciagurata politica di irrigazione gli affluenti dell'Aral sono sempre diminuiti fino a portare al processo inarrestabile di desertificazione che è' tuttora in atto.
Il cimitero delle barche e' uno spettacolo desolante.
Questi relitti, che erano probabilmente affondati e giacevano sul fondale del mare, ora sono spiaggiati nel deserto. Arrugginiti, senza più un'anima e senza cuore.


Inoltrarsi fino alle nuove sponde dell'Aral non e' semplice, servirebbe un fuoristrada pertanto desistiamo.
Andiamo all 'unico hotel disponibile, che in linea col posto e' completamente decadente .
L'ostellante ci chiede 10$ conscio del fatto che non ha concorrenza e nelle fasi di contrattazione per una parola mal capita si offende.
Ci darà la stanza ma quasi non ci rivolgerà più la parole, alle poche domande ci risponderà sempre grugnendo e malguardandoci.
Per la cena andiamo in cerca dell'unico caffè disponibile.
Una volta trovato entriamo e subito capiamo che non è un posto frequentato da turisti.
Tutti ci fissano. Incuriositi.
Ordiamo l'unica cosa disponibile - il plov, piatto tipico a base di riso, carne e verdura - e beviamo una birretta.



Poi c'è la svolta alla serata. Il locale si anima. Arrivano molte persone, tutte ci vogliono conoscere , salutare, fotografare.
Un gruppo di ragazze ci guarda fisso, come alieni. I ragazzi allora le fanno spostare.
Poi inizia la musica. Ci invitano a ballare, sono contenti che siamo li.



Fino alle 22.15. Poi la musica si ferma di colpo. 
Stavamo carburando .
Stop.
Ci fanno prima il cenno del bere, darsi un colpo sul collo col dito.
E poi un colpetto sulla spalla in segno di milizia.
Alle 22.15 la polizia ci manda via. Turisti in hotel. 
Senza esitazioni capiamo che dobbiamo ubbidire.
Il locale chiederà di li a poco anche per gli uzbeki.
Forse, per la prima volta, abbiamo assaporato il vero sapore della dittatura.

Cullati dal vento di Khiva

Partiamo intontiti alle 5.00 del mattino. Il boss dell'ostello ci prepara la colazione al sacco. È veramente un brav'uomo. Ci ha accolto alle due di notte e lo salutiamo alle cinque del mattino. Il suo sorriso e' identico.
Partiamo e ci prepara addirittura la colazione al sacco.
Il viaggio Bukara-khiva e' più veloce del previsto e le 6h preventivate sono addirittura meno, cosa più unica che rara in questo viaggio. 
L'autista guida come un matto.
Andiamo all'ostello consigliato da quelli di Arezzo e in questo modo strappiamo un prezzo più che a buon mercato - 10 dollari a testa.
L'ostellante non è molto felice del prezzo ma visto che lo ha fatto a quelli di Arezzo è obbligato a farlo anche a noi.
Dopo aver trovato il posto da dormire andiamo a controllare internet per la lettera d'invito turkmena.
Attimi di panico e... abbiamo la lettera! 


Cristina Taradova, la nostra corrispondente dice che siamo stati fortunati!
Esultanza di pochi minuti, e subito capiamo che abbiamo altri problemi da risolvere.
Problemi, problemi. Sempre problemi.
Erminio prenota il volo di ritorno da Ashgabat ora che ha il visto Turkmeno assicurato. Ci lascerà continuare il viaggio in tre e tornerà in Italia in aereo.
Erminio prenota il volo da ashgabat per tornare.
Noi paghiamo la prima metà dei soldi all'agenzia per le giornate in Turkmenistan e capiamo che non abbiamo abbastanza soldi se vogliono l'altra metà in cash.
Facciamo il Solito giro per le banche ma come al solito non si riesce a prelevare. Neanche a piangere in uzbeko.
Siamo alle solite.
Dopo la felicità abbiamo un attimo di sconforto. Siamo stanchi. Il problem solving e quotidiano.
Ci fermiamo in un baretto per una coca e per il briefing quotidiano.


Il fresco ci fa riflettere e calmare.
La soluzione trovata e': rimandare il problema a domani.
Chiederemo alla Tarasova se possiamo fare il bonifico da Ashgabat o utilizzare un altro metodo di pagamento. Domani ci penseremo.
Per intanto ci godiamo la città, molto bella e attorniata da mura.


Saliamo sul minareto alto una ci quanti a di metri. La salita è buia e dobbiamo farla a gattoni.



Giro sulle mura cittadine ad ammirare il tramonto su scenari centro asiatici come ci eravamo immaginati.



La cena, sdraitati sui classici tavoli con poltrone per rilassarsi, a base di Shaslik. 
Ci rilassiamo e quasi ci addormentiamo cullati dal vento di Khiva, pensando a Marco Polo e a quando lui passò di li.