Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 20 agosto 2013

Non c'è tempo!

La sveglia alle 9.00 di oggi è fuori ogni regola del viaggio. Però è abbastanza necessaria visto le ore 3.00 fatte la sera precedente.
Colazione in hotel e poi giro per Tashkent.
Oggi abbiamo due problemi. Cambiare i soldi - per tutto il tragitto in Uzbekistan - e poi capire come muoverci a Samarkand.
La mattina ce la prendiamo comoda , non sapendo a cosa andremo incontro nel resto della giornata.
Sulla strada per il centro incontriamo il primo italiano. E' un fotografo professionista con accento Toscano. Dice che è qui per un mix di lavoro e vacanza. 
Gli raccontiamo che stiam tornando in Italia senza prendere aerei e si prende subito bene. Ci fa una foto e dice che magari ci potremo vedere sulle pagine dell'Espresso o D-donna.
Poi ci dirigiamo e visitiamo il bazar di Tashkent.


Io e Emilio ci vestiamo con i vestiti tradizionali del luogo. Un vestito così costa intorno ai 200 dollari.


Dopo il giro nel bazar e la vista di alcuni kebabbari come li conosciamo noi (che non avevamo ancor visto) andiamo in cerca della old city. L'impresa è' più ardua del previsto come ci aveva accennato il fotografo.
Come al solito non mangiamo e l'acqua è' sempre in difetto. Il caldo torrido di Tashkent ci ammazza e io e il Pelo siamo sulle ginocchia.
Erminio che dall'Uzbekistan ha preso il soprannome Ermes fotografa le poche belle donzelle per portare il ricordino agli amici e il Tavola e' affascinato da una bancarella di coltelli ma ha paura di essere attestato in frontiera e desiste all 'acquisto.
Giriamo in lungo e in largo ma la old city proprio non la troviamo.
Ogni persona a cui chiediamo ci indica una via diversa. Bah...
Alle 14.00 ci rendiamo conto che non abbiamo soldi e che non abbiamo il trasporto per Samarcanda.
Troviamo una ragazza franco-uzbeka che ci da mille informazioni e parla benissimo inglese.
Per il trasporto la soluzione più semplice e ' il treno che in  quattro ore per 18000 sum (la moneta uzbeka, 7-8 euro nostri) ci porterà alla mitica Samarkand, nome che evoca sogni e misteri ad ogni Italia grazie alla omonima canzone di Roberto Vecchioni.
Ora però arriva il problema più difficile. In Uzbekistan e' veramente problematico  prelevare. Siamo quasi senza soldi. Abbiamo girato tutta la città ma solo il pelo riesce a prelevare 200 dollari. I circuiti Maestro e MasterCard non funzionano.
Iniziamo seriamente a preoccuparci. Se rimaniamo senza soldi vorremmo evitare il rientro forzato con la Farnesina.
Dopo mille giri non abbiamo più tempo e dobbiamo correre alla stazione dei treni . Il treno per Samarcanda parte alle 18.00 e i controlli sono in stile aereporto.
Il treno che abbiamo scelto e' quello di più infima categoria però il livello e' comunque accettabile. Il popolo uzbeko è attentissimo alla pulizia.
Il viaggio e' spettacolare, siamo l'attrazione del treno tutti vogliono parlare con noi. Totucutuno, Celentano, felicità.


Davanti a noi c'è una ragazza uzbeka che parla inglese, fa il medico e si chiama Gulrux.
Parliamo molto con la ragazza che ci racconta molte cose mentre il Pelo e il Tavola diventano gli idoli del treno.
A un certo punto faccio leggere il testo della canzone Samarcanda ed Emilio gliela traduce.
La ragazza e' estasiata e sorpresa che il nome della sua città sia il titolo di una canzone italiana.
Le diciamo 'for Italian people Samarkand is a dream' e i suoi occhi  le si illuminano di orgoglio.
Salutiamo tutti sul treno e arriviamo a Samarcanda.
Quando però arriviamo in hotel il cartello NO ROOMS non fa presagire nulla di buono.
Indomiti ci proviamo lo stesso e la signora che gestisce l'ostello, gentilissima, ci offre due posti all'adiaccio e due in una 'very basic room'.
Il Pelo e il Tavola generosi si offrono, grazie al loro saccoapelo di dormire fuori.


E' molto tardi e facciamo molta fatica a trovare qualcosa da mangiare. Ne troviamo uno che ci dice che non c'è il pane. Per noi che praticamente non stiamo riuscendo a mangiare mai è comunque oro.
Ordiniamo quel poco che è disponibile, due spiedini a testa e visto l'orario e ' finché mai.
Quando l'oste ci vede rubare il pane avanzato da un tavolo vicino con un grosso sorriso ci porta tutto il pane avanzato dalla giornata.


Prima di dormire andiamo a fare un giro per la città vediamo il Registan di notte e i leoni tigrati di Samarcanda prima di incontrare un gruppo di ciucchi uzbeki che si ben prendono con noi e una volta che scoprono che siamo italiani inizia il solito book fotografico. 


Anche stanotte siamo stremati e il nostro motto ormai è' sempre il solito:'non c'è tempo!!!'.

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