Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 26 agosto 2014

23 agosto: La lunga strada (del non senso)

Scritto da Diego Mura

23 agosto:khovd(Mon)-Altari(Mon)

Le mosche disturbano me e il Lughes nell'ultima ora di sonno prima della sveglia. Siamo assonnati ma carichi, determinati a raggiungere la città di Altai per la prossima meta del viaggio. Mentre mi cambio e il Lughes va in bagno (con la porta che non può essere chiusa) ci piomba in camera Altmak che inizia a chiedere se vogliamo ancora i suoi servigi. Raggiungiamo il Pelo e il Tavola nella loro stanza e inizia una estenuante discussione con Altmak in quanto il suo socio di Olgii gli ha promesso altri soldi da noi una volta a Khvod. Alla fine giungiamo a un accordo dandogli metà di quanto richiesto e rifiutiamo la sua offerta per Altari. Il Pelo, sommo conoscitore tra di noi di Khovd, ci porta a visitare le due attrazioni della città (con momento quark annesso):

Le mura demolite del 1700
La piazza cittadina

È giunto il momento di dirigerci verso il bazar e il luogo di ritrovo delle jeep e minivan, certi di poter strappare un buon prezzo. Partono cosi le contrattazioni con più driver e a distanza, improvvisamente, il Tavola riconosce il nostro autista che è in cerca di persone per Olgii.
Le telefonate e i gesti si sprecano mentre spieghiamo il nostro intento, come sempre siamo al centro di ogni attenzione tra i driver. I prezzi sono alti, troppo, e la mente contorta del Tavola se ne esce con un "pota io voglio andare col furgone verde!!" tutti ci voltiamo e vediamo questo minivan con sedili comodi e il suo autista. La prima contrattazione fallisce, intanto un altro driver porta la moglie (che parla inglese) a contrattare ma il prezzo è esagerato... Si torna dal furgoncino verde e ci si accorda... Il Pelo ci guarda e dice "raga mi pare strano sto prezzo" la faccia del Lughes concorda ma non dice niente mentre il Tavola è troppo preso bene dai divanetti, io li guardo e invidio il mega gippone nuovo li vicino mentre saliamo sul minivan. I nostri sguardi sono perplessi intanto che l'autista ci porta verso casa sua dicendoci che deve cambiarsi. Lo sguardo si pone sul monastero di nuova costruzione posto accanto alla casa ma non facciamo in tempo a goderci la vista che il driver torna col figlio per chiederci più soldi dato che non aveva capito nulla. Parte una nuova contrattazione che si chiude col rifiuto da parte del driver a portarci ad Altari, otteniamo di essere ricondotti gratuitamente al bazar.
Lievi tracce di nervosismo scorrono in noi anche se nessuno lo ammette. Tentiamo l ultima carta disponibile al bazar. Torniamo da Altmak e lo convinciamo a venire con noi in albergo a contrattare. Inizia un nuovo ciclo di trattative con noi che, dopo mille ragionamenti , ci convinciamo ad andare a UB. Alla fine arriva il prezzo.... 1.500.000T per UB con le soste che vogliamo noi ma da fare in 3 gg circa.... L'idea di un esborso cosi considerevole ci blocca, decidiamo di cercare il classico jolly dal cilindro e tramite la nostra lonley planet usciamo per cercare una agenzia per valutare altre strade... Sulle  scale dell'albergo troviamo un tedesco che, zaino in spalla, ci comunica i prezzi gonfiati al bazar e che i pullman sono " full booked forma the next 3 data" e che lui andrà ad UB in aereo. Non lo ammetto ma hanno ragione gli altri, volare li dopo i viaggi in Kazakistan e Russia sarebbe una sconfitta che non potremmo tollerare... L' agenzia non esiste più, per fortuna abbiamo convinto Altmak ad attenderci davanti all'albergo. Il Lughes conduce la trattativa con fare propositivo, il Tavola interviene in gamba tesa nell' ennesima contrattazione mentre io e il Pelo parliamo coi francesi del Mongol Rally. Finalmente riusciamo ad abbassare il prezzo a 1.380.000T, non è molto ma è stata dura e l'ora di pranzo è passata. Carichiamo sulla jeep gli zaini, come sempre ci sono le cose da fare prima di partire ma sono le 12.45 e sappiamo da soli che prima di 1 ora non si partirà... Ne approfittiamo per addentrarci nel bazar in cerca di nuove scarpe per il Lughes (le sue sono morte ieri con onore e giacciono nel bagno dell'albergo insieme a un mio paio di boxer) e magari qualche souvenir. Usciamo dai vicoli tendosi del bazar, con le nuove scarpe del Lughes e un gillet in lana di cammello per il Pelo finendolo a pagare 30.000T ("ma figa sono dieci euro!!!!), e ci dirigiamo al super market per prendere acqua e viveri per il viaggio. La situazione esplode nell'ilarità collettiva quando mi viene in mente di chiedere un salame e il Pelo mi appoggia. Le ragazze mongole ora ridono apertamente della situazione, noi sorridiamo allegri contenti di farle divertire con cosi poco. Riusciamo anche a farcelo tagliare in fettine. Pronti a partire raggiungiamo la jeep, saliamo e.... Dopo 20m siamo fermi... Altmak deve caricare 2 nuove ruote sotto zaini e sedili... Un po scocciati aspettiamo che finisca e nuovamente lo vediamo imboccare la strada.... Per il benzinaio e non certo per UB.... ripartiamo per la 4°volta decisi ad andare ma nuovamente ci fermiamo.... Passiamo ancora un ora fermi mentre il driver cambia la ruota di scorta e prende, cosi dice, una multa per divieto di sosta... Almeno questa volta, a fronte del nostro manifestato fastidio per la situazione , ci offre un cocomero che ci da qualche energia. Col Pelo aggredisco il salame facendo un italianissimo "pane e salame" con un
ottimo salame mongolo che rapidamente finisce e ci rammarichiamo di averne preso solo metà.
La jeep, all'alba delle 16.45, si muove in direzione di Altai ma appena fuori città ci fermiamo per consentire a Altmak di chiamare la sua compagna. Nessun problema se non fosse che per farlo utilizza il telefono del Tavola (unico senza mini sim) mettendo dentro la sua sim. Alle 17 siamo, finalmente , in viaggio. Passano le ore e dopo un pò ci ritroviamo nuovamente a mangiare la polvere delle strade sterrate della Mongolia. Altmak spinge sull'acceleratore per recuperare terreno su una micra del mongol rally che ci ha superato sull'asfalto. Li riprendiamo rapidamente sullo sterrato ma tempo qualche decina di minuti e ci fermiamo a fare delle foto e la micra ci raggiunge e si ferma con noi. Incontriamo cosi un team di due scozzesi coi quali chiaccheriamo. Altmak chiede se può comprare la macchina una volta giunta a UB gli scozzesi gli fanno il prezzo e lui desiste ma ottiene di consultare la loro carta stradale per rinfrescarsi la memoria sulla nostra destinazione. Ripartiamo allegri mentre la sera si avvicina, ed è quando cala il buio di questa giornata che la ruota sembra impazzire per qualche ora.... Improvvisamente Altmak ingaggia una gara di velocità con un'altra jeep per svariati km di sterrato , non molla di un metro e taglia dai prati per risuperare l'avversario. Poi ci fermiamo ad osservare il cielo stellato, che col nulla intorno è spettacolare, vedendo delle stelle cadenti. Ma è da dopo mezzanotte che inizia il delirio.... Altmak si perde e chiede a noi la via, dopo varie discussioni il Lughes se ne esce con un "eh tu mongol io italian eh" allargando le braccia per fortuna tramite il tel quasi scarico del Lughes ritroviamo la retta via mentre mi trovo a pensare "ma si ce ne andiamo a fanculo!!!". Poco dopo, a una ventina di km da Altai, la jeep ci pianta in asso fermandosi. Altmak scende e inizia a lavorare senza luce noi in macchina guardiamo il Tavola e il Pelo dice "vai Tavola finalmente ti vedo all'opera come meccanico!". Daniele scende e, grazie alla luce della torcia del tel del Lughes , smonta di tutto insieme al driver. Passano poche macchine, che non si fermano, il freddo gli morde le mani e le gambe ma è lui il nostro meccanico a dare il contributo risolutore andando a pulire (dopo più di un ora di lavori) gli iniettori risolvendo cosi il problema. Sono le 3 di mattina passate... Il sonno è tanto ma siamo ad altai oramai... Anche questa tappa e lunga giornata è conclusa. Domani? Beh domani sarà una nuova vis, una nuova tappa, una nuova avventura. Ma domani è domani e ora è notte. Non penso al domani. Penso alle cose belle che ho e mi addormento concedendomi un sorriso. La notte arriva e ci culla nelle sue dolci e nere ali su questa lunga strada del non senso.

martedì 19 agosto 2014

19 agosto:Imprigionati in Kazakistan

19 agosto: Semey(Kaz)-Usk(Kaz)

Sento mormorii.
Non sono nei miei sogni ma provengono da qui attorno.
Apro un pochino gli occhi e vedo 4 facce. Li chiudo. Penso.
"Dove sono? Sto sognando?".
Poi ricordo, sono alla stazione.
Apro meglio gli occhi.
Vedo molte facce che mi fissano.
Li richiudo. "Calma!Chi é tutta questa gente?" penso.
Apro gli occhi nuovamente con calma.
Li tengo aperti, ci sono almeno dieci persone di fronte a me che mi fissano.
Mi metto seduto sulla panchina, guardo attorno.
La stazione é colma di persone. Noi in 4 stiamo occupando il posto di quaranta.
Ci alziamo e usciamo.
Oggi iniziano i 3 giorni di tempo per attraversare la Russia.
Non si può pensare di uscire un ora dopo, nella migliore delle ipotesi si pagherebbe migliaia di euro di multa.
Siamo vicini al confine ma una ragazza la notte prima ci ha detto di andare a Usk dove ci sono Minivan diretti in Mongolia.
In un ora e mezza siamo a Usk.
Chiediamo in giro dove sono i minivan che vanno in Mongolia.
"Niet" ci risponde la gente seccata. Sembra che si infastidiscono se qualcuno chiede loro informazioni.
Nessuno parla inglese, cerchiamo di gesticolare e di dire due parole in russo ma la gente non vuole impegnarsi a capire il nostro problema.
Andiamo alla stazione dei bus, chiediamo alle varie casse per fare i biglietti.
"Niet" rispondono tutte.
Alcune rispondono cosi ancora prima che finiamo di spiegare il problema.
Alcuni passanti incuriositi si fermano, quando capiscono il nostro problema se ne vanno ridendo.
Riceviamo nel giro di un ora molti "niet" e molta indifferenza e risa.
Alcuni ci dicono di tornare alla città da dove siamo venuti, Semey.
Siamo abbattuti.
Non ci sono treni, bus, jeep o minivan diretti là.
Inoltre il primo giorno dei tre di visto di transito della Russia é quasi terminato.
Sconsolati camminiamo verso un agenzia turistica.
Entriamo. C é una ragazza, non parla inglese.
"Niet" ci dice ancora prima che parlassimo.
La ragazza non vuole capire, né aiutarci.
Andiamo a un altra agenzia.
Anche questa non vuole aiutarci.
Proviamo con un ultima agenzia.
La scena si ripete. Indifferenti. Non vogliono aiutarci.
Leggiamo sulla lonely planet che c é un volo in questa città per la prima citta della Mongolia, Olgii, il mercoledì.
Oggi é martedì.
Andiamo in aeroporto.
"Niet" ci rispondono.
Nessuno parla inglese e nemmeno hanno voglia di sforzarsi a capirci.
"Ma é possibile che in questo dannato paese non c é nessuno che voglia aiutarci!" esclamo.
É finita. Non c é né possibilità, né tempo per proseguire.
Una ragazza gentile, in aeroporto, ci chiarisce che il volo che cercavamo é stato tolto l anno scorso e che per volare in Mongolia dobbiamo tornare ad Almaty, laddove il nostro viaggio é iniziato.
Sconsolati, abbattuti nel morale e nello spirito, stanchi fisicamente.
Pensiamo a come salvare il salvabile.
Chi propone di prender l aereo da Almaty e andare a Pechino, chi dice di andare a Ibiza e chi di tornarcene tutti a casa.
Ormai nulla ha più senso.
Smetto di scrivere.
Penso che non é giusto, che non può finire tutto così ma la realtà é questa.
Il nostro viaggio da casa a Pechino si interrompe in una città sconosciuta al nord del Kazakistan.
É finita, si torna a casa.
Andiamo alla stazione dei treni per prendere i biglietti per Almaty.
"Niet" ci dicono alla biglietteria.
Alcuni non vogliono nemmeno ascoltarci. Una cassiera ci guarda e ride. Sembra che non ci sia posto sui treni per una settimana.
Io non ho la forza nemmeno di pensare a nuove soluzioni.
Siamo tutti demotivati.
Ce ne andiamo.
É quasi sera.
Decidiamo di andare a un hotel e dormire tanto ormai nulla ha più senso.
Scegliamo un hotel dalla lonely planet, il più marcio. Non ci interessa niente ormai.
Chiediamo a un taxista di portarci là, lui dice" no turists".
"Chissà quanto deve far cagare se non é un hotel per turista" penso.
Arriviamo.
Guardiamo l hotel.
Verde e pieno di crepe grigiastre.
Risale alla epoca sovietica.
Secondo me potrebbe crollare da un momento all altro.
"Ragazzi, possiamo cambiare se vogliamo" dico.
Ma mi basta guardarli per capire che ormai non importa più nulla.
Cosi ci avviciniamo ed entriamo in questo decrepito e triste hotel che rispecchia la depressione dei nostri stati d animo.
Non sapevo che qualche ora dopo sarei uscito correndo, sorridente e con qualche lacrima di gioia al volto da quella stessa porta.

Dentro non sembra poi cosi male.
L hotel é al settimo piano.
Saliamo.
Alla reception c é una ragazza che non parla inglese ma sembra esser disponibile.
Prendiamo due stanze doppie.
Facciamo tutti la doccia senza dire parola, non c é nulla da dire.
Il Tavola mette via la videocamera.
"Non serve più" dice.
La chiude e la mette in fondo allo zaino. Vedere questo mi spezza il cuore. É forse il simbolo del nostro fallimento.
Mi alzo e vado dalla ragazza della reception che sembrava disponibile.
Il suo nome é simile a Baguette, come il pane.
Le chiedo con qualche gesto e disegno se può aiutarci a prendere i biglietti del bus per Almaty.
Lei chiama e dice che i bus sono tutti occupati per una settimana.
Come i treni.
Sembra che siano occupati da studenti.
Lo dico agli altri. Indifferenza.
Sembra che siamo destinati a restare qui per una settimana. La brutta notizia non alimenta lo sconforto perché é già ai massimi livelli.
Poi non so per quale motivo, la sua buona disponibilità in mezzo a tanta indifferenza mi commuove e decido di fare un assurdo tentativo.
"Baguette, Mongolia, minibus?"
Lei ride, ma non é una risata per prendermi in giro. Non ha capito quello che ho chiesto.
Vado in stanza dal Lughes, mi faccio prestare il cellulare con una app di traduzione e con pazienza comincio a scrivergli la nostra storia e il nostro problema.
E allora piano piano prende forma un piccolo miracolo, perché
forse miracolo é anche riuscire a realizzare qualcosa per cui avevi perso le speranze.
Lei chiama un amica che parla inglese, le parlo al telefono , sa qualcosa della Russia ma non può aiutarci. Nel frattempo il Tavola, che dalla stanza ci ha sentito parlare di Mongolia viene alla reception e armato di pazienza si mette anche lui a fare disegni e mappe per spiegare il problema.
Lei continua a telefonare.
Dopo più di un ora tra telefonate, mappe, disegni e traduzioni lei dice che ha trovato una persona disposta ad accompagnarci in Mongolia, passando dalla Russia. Ed é riuscita a dimezzare il prezzo chiesto che ora é relativamente basso.
Io non ci credo, non può essere vero.
Vorrei saltare al di là del bancone e abbracciarla. Le dico che lei é un angelo e che ci sta aiutando a portare avanti un sogno che era già svanito.
Lei mi dice"Ma voi italiani, non sorridete sempre? Perché siete cosi tristi voi?sono più sorridente io che non sono italiana" e ci sorride.
Mi scende una lacrima di sfogo e commozione.
In una giornata in cui nessuno ci ha aiutato, tutti erano indifferenti e alcuni perfino schernito, abbiamo trovato un angelo, nascosto in un posto non certo paradisiaco che ha fatto il massimo per aiutarci.
Appuntamento con l autista domani alle 7 davanti all hotel che in meno di 2 giorni ci porterà in Mongolia.
Siamo ancora increduli, é troppo bello per essere reale.
io invece sono al settimo cielo, sento che andrà bene.
Usciamo per cena.
Spiedini e birra. Mangiamo tanto, lo stomaco si é riaperto.
Al ritorno verso l hotel ci fermiamo a un benzinaio a prendere dell acqua.
La cassiera grugnisce qualcosa perché non capisce le due parole in inglese che gli diciamo.
Con qualche gesto riusciamo a fargli capire che vogliamo delle bottiglie d acqua. Lei infastidita ce le fa pagare.
Uscendo dico "Non ci voglio assolutamente più tornare in questo paese, ma dove cavolo siamo capitati?"
In Hotel prepariamo gli zaini per il giorno dopo.
Il Tavola riprende la videocamera.
Io sono troppo carico per dormire, partirei ora.
Allora mi stendo sul letto, guardo il soffitto e mi lascio andare ai pensieri.
Nella nostra vita abbiamo a che fare con molte persone, alcune hanno  intersecato la nostra vita senza lasciarne traccia, altre ci accompagnano per tratti più o meno lunghi, altre ci vogliono mettere solo i bastoni tra le ruote.
E noi forse continuiamo a cercarne altre per diversi motivi: per amicizia, per bisogno d aiuto oppure per amore e forse quelle persone le troviamo proprio quando o dove  non ce lo aspettiamo, a volte anche nel momento in cui ci siamo arresi di cercarle.

Angelo nella nebbia

Oggi ho visto un mezzo miracolo,
Oggi ho visto una persona che ci ha tirato fuori da una montagna di merda grande come la piramide di Cheope e metterci su un piatto d argento,
oggi ho visto la persona più umile e buona fare l impossibile per noi dopo che per giorni molte facce ci hanno voltato le spalle,
Oggi ho visto una persona che ci ha detto" ma voi italiani non dovreste esser sempre sorridenti?" e ci ha ridato il sorriso e tolto la tristezza che ormai albergava l intero cuore,
Un mio amico dice che sono fortunato, forse oggi ne é stata la riprova più forte ma io dico che non abbiamo mai mollato, mai nemmeno quando non si vedevano vie d uscita.
Provateci sempre! Anche quando sembra non ce la possiate più fare insistete ! Non mollate mai! Fino a quando non é finita non cedete. Fino a quando il cuore é in grado di battere provate a raggiungere i vostri sogni.
Non é ancora sicuro che riusciremo a portare alla fine questo viaggio, perché é ancora dura ma oggi ho visto amici sostenersi a vicenda, darsi la mano, fare passi faticosi insieme, arrendersi, mollare tutto e poi risorgere.
Mi é bastato, ho avuto un altra lezione importante in questa vita e vissuto momenti difficili e indimenticabili che mi legheranno per il resto della vita ai miei compagni di viaggio.
I post dei giorni precedenti li avevamo scritti. Poi ieri sera io avevo mollato la scrittura di un blog che non aveva più senso, Tavola aveva smesso di riprendere per un film che non aveva un perché.
Ora é il momento di ritirare fuori la videocamera e anche di ricominciare a scrivere.
A breve pubblicheremo i giorni precedenti.
Ora no.
Ora sono sfinito. Tra poco ripartiamo.
Buonanotte!

venerdì 15 agosto 2014

Partenza

Siamo in aeroporto.
Si respira aria di entusiasmo e tensione. Ormai ciò che é dimenticato, é irrecuperabile. Il tempo dell organizzazione é terminato, inizia il viaggio.

Come tradizione c é il peso degli zaini in aeroporto.
Tavola 10,5
Pelo 8,9
Lughes 8,1
Diego 8

Tavola quest anno parte appesantito ma con una videocamera nello zaino per testimoniare il viaggio con un film.

Tra meno di un, ora si parte. Togliamo le connessioni.
Ritorniamo in Kyrgikistan.

giovedì 14 agosto 2014

CiaoMamma è riaperto per la seconda parte del viaggio.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?

Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.

Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.

Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.



Pronti partenza....via

Ormai siamo agli sgoccioli! Domani alle ore 14.00 abbiamo il volo destinazione Bishkek.
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!

GO GO GO!

State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)

lunedì 27 gennaio 2014

Sulle onde del mare

“La prima classe costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil” aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.

Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi, si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…