Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

lunedì 27 gennaio 2014

Sulle onde del mare

“La prima classe costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil” aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.

Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi, si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…

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