“La prima classe
costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note
della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo
a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano
per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si
chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come
al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che
ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove
poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti
i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a
goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa
due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo
molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce
l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo
raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca
di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata
alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va
ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra
scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil”
aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle
rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una
signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono
faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste
sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che
ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una
vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e
senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.
Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo
la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come
una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi,
si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…
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