Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 19 agosto 2014

19 agosto:Imprigionati in Kazakistan

19 agosto: Semey(Kaz)-Usk(Kaz)

Sento mormorii.
Non sono nei miei sogni ma provengono da qui attorno.
Apro un pochino gli occhi e vedo 4 facce. Li chiudo. Penso.
"Dove sono? Sto sognando?".
Poi ricordo, sono alla stazione.
Apro meglio gli occhi.
Vedo molte facce che mi fissano.
Li richiudo. "Calma!Chi é tutta questa gente?" penso.
Apro gli occhi nuovamente con calma.
Li tengo aperti, ci sono almeno dieci persone di fronte a me che mi fissano.
Mi metto seduto sulla panchina, guardo attorno.
La stazione é colma di persone. Noi in 4 stiamo occupando il posto di quaranta.
Ci alziamo e usciamo.
Oggi iniziano i 3 giorni di tempo per attraversare la Russia.
Non si può pensare di uscire un ora dopo, nella migliore delle ipotesi si pagherebbe migliaia di euro di multa.
Siamo vicini al confine ma una ragazza la notte prima ci ha detto di andare a Usk dove ci sono Minivan diretti in Mongolia.
In un ora e mezza siamo a Usk.
Chiediamo in giro dove sono i minivan che vanno in Mongolia.
"Niet" ci risponde la gente seccata. Sembra che si infastidiscono se qualcuno chiede loro informazioni.
Nessuno parla inglese, cerchiamo di gesticolare e di dire due parole in russo ma la gente non vuole impegnarsi a capire il nostro problema.
Andiamo alla stazione dei bus, chiediamo alle varie casse per fare i biglietti.
"Niet" rispondono tutte.
Alcune rispondono cosi ancora prima che finiamo di spiegare il problema.
Alcuni passanti incuriositi si fermano, quando capiscono il nostro problema se ne vanno ridendo.
Riceviamo nel giro di un ora molti "niet" e molta indifferenza e risa.
Alcuni ci dicono di tornare alla città da dove siamo venuti, Semey.
Siamo abbattuti.
Non ci sono treni, bus, jeep o minivan diretti là.
Inoltre il primo giorno dei tre di visto di transito della Russia é quasi terminato.
Sconsolati camminiamo verso un agenzia turistica.
Entriamo. C é una ragazza, non parla inglese.
"Niet" ci dice ancora prima che parlassimo.
La ragazza non vuole capire, né aiutarci.
Andiamo a un altra agenzia.
Anche questa non vuole aiutarci.
Proviamo con un ultima agenzia.
La scena si ripete. Indifferenti. Non vogliono aiutarci.
Leggiamo sulla lonely planet che c é un volo in questa città per la prima citta della Mongolia, Olgii, il mercoledì.
Oggi é martedì.
Andiamo in aeroporto.
"Niet" ci rispondono.
Nessuno parla inglese e nemmeno hanno voglia di sforzarsi a capirci.
"Ma é possibile che in questo dannato paese non c é nessuno che voglia aiutarci!" esclamo.
É finita. Non c é né possibilità, né tempo per proseguire.
Una ragazza gentile, in aeroporto, ci chiarisce che il volo che cercavamo é stato tolto l anno scorso e che per volare in Mongolia dobbiamo tornare ad Almaty, laddove il nostro viaggio é iniziato.
Sconsolati, abbattuti nel morale e nello spirito, stanchi fisicamente.
Pensiamo a come salvare il salvabile.
Chi propone di prender l aereo da Almaty e andare a Pechino, chi dice di andare a Ibiza e chi di tornarcene tutti a casa.
Ormai nulla ha più senso.
Smetto di scrivere.
Penso che non é giusto, che non può finire tutto così ma la realtà é questa.
Il nostro viaggio da casa a Pechino si interrompe in una città sconosciuta al nord del Kazakistan.
É finita, si torna a casa.
Andiamo alla stazione dei treni per prendere i biglietti per Almaty.
"Niet" ci dicono alla biglietteria.
Alcuni non vogliono nemmeno ascoltarci. Una cassiera ci guarda e ride. Sembra che non ci sia posto sui treni per una settimana.
Io non ho la forza nemmeno di pensare a nuove soluzioni.
Siamo tutti demotivati.
Ce ne andiamo.
É quasi sera.
Decidiamo di andare a un hotel e dormire tanto ormai nulla ha più senso.
Scegliamo un hotel dalla lonely planet, il più marcio. Non ci interessa niente ormai.
Chiediamo a un taxista di portarci là, lui dice" no turists".
"Chissà quanto deve far cagare se non é un hotel per turista" penso.
Arriviamo.
Guardiamo l hotel.
Verde e pieno di crepe grigiastre.
Risale alla epoca sovietica.
Secondo me potrebbe crollare da un momento all altro.
"Ragazzi, possiamo cambiare se vogliamo" dico.
Ma mi basta guardarli per capire che ormai non importa più nulla.
Cosi ci avviciniamo ed entriamo in questo decrepito e triste hotel che rispecchia la depressione dei nostri stati d animo.
Non sapevo che qualche ora dopo sarei uscito correndo, sorridente e con qualche lacrima di gioia al volto da quella stessa porta.

Dentro non sembra poi cosi male.
L hotel é al settimo piano.
Saliamo.
Alla reception c é una ragazza che non parla inglese ma sembra esser disponibile.
Prendiamo due stanze doppie.
Facciamo tutti la doccia senza dire parola, non c é nulla da dire.
Il Tavola mette via la videocamera.
"Non serve più" dice.
La chiude e la mette in fondo allo zaino. Vedere questo mi spezza il cuore. É forse il simbolo del nostro fallimento.
Mi alzo e vado dalla ragazza della reception che sembrava disponibile.
Il suo nome é simile a Baguette, come il pane.
Le chiedo con qualche gesto e disegno se può aiutarci a prendere i biglietti del bus per Almaty.
Lei chiama e dice che i bus sono tutti occupati per una settimana.
Come i treni.
Sembra che siano occupati da studenti.
Lo dico agli altri. Indifferenza.
Sembra che siamo destinati a restare qui per una settimana. La brutta notizia non alimenta lo sconforto perché é già ai massimi livelli.
Poi non so per quale motivo, la sua buona disponibilità in mezzo a tanta indifferenza mi commuove e decido di fare un assurdo tentativo.
"Baguette, Mongolia, minibus?"
Lei ride, ma non é una risata per prendermi in giro. Non ha capito quello che ho chiesto.
Vado in stanza dal Lughes, mi faccio prestare il cellulare con una app di traduzione e con pazienza comincio a scrivergli la nostra storia e il nostro problema.
E allora piano piano prende forma un piccolo miracolo, perché
forse miracolo é anche riuscire a realizzare qualcosa per cui avevi perso le speranze.
Lei chiama un amica che parla inglese, le parlo al telefono , sa qualcosa della Russia ma non può aiutarci. Nel frattempo il Tavola, che dalla stanza ci ha sentito parlare di Mongolia viene alla reception e armato di pazienza si mette anche lui a fare disegni e mappe per spiegare il problema.
Lei continua a telefonare.
Dopo più di un ora tra telefonate, mappe, disegni e traduzioni lei dice che ha trovato una persona disposta ad accompagnarci in Mongolia, passando dalla Russia. Ed é riuscita a dimezzare il prezzo chiesto che ora é relativamente basso.
Io non ci credo, non può essere vero.
Vorrei saltare al di là del bancone e abbracciarla. Le dico che lei é un angelo e che ci sta aiutando a portare avanti un sogno che era già svanito.
Lei mi dice"Ma voi italiani, non sorridete sempre? Perché siete cosi tristi voi?sono più sorridente io che non sono italiana" e ci sorride.
Mi scende una lacrima di sfogo e commozione.
In una giornata in cui nessuno ci ha aiutato, tutti erano indifferenti e alcuni perfino schernito, abbiamo trovato un angelo, nascosto in un posto non certo paradisiaco che ha fatto il massimo per aiutarci.
Appuntamento con l autista domani alle 7 davanti all hotel che in meno di 2 giorni ci porterà in Mongolia.
Siamo ancora increduli, é troppo bello per essere reale.
io invece sono al settimo cielo, sento che andrà bene.
Usciamo per cena.
Spiedini e birra. Mangiamo tanto, lo stomaco si é riaperto.
Al ritorno verso l hotel ci fermiamo a un benzinaio a prendere dell acqua.
La cassiera grugnisce qualcosa perché non capisce le due parole in inglese che gli diciamo.
Con qualche gesto riusciamo a fargli capire che vogliamo delle bottiglie d acqua. Lei infastidita ce le fa pagare.
Uscendo dico "Non ci voglio assolutamente più tornare in questo paese, ma dove cavolo siamo capitati?"
In Hotel prepariamo gli zaini per il giorno dopo.
Il Tavola riprende la videocamera.
Io sono troppo carico per dormire, partirei ora.
Allora mi stendo sul letto, guardo il soffitto e mi lascio andare ai pensieri.
Nella nostra vita abbiamo a che fare con molte persone, alcune hanno  intersecato la nostra vita senza lasciarne traccia, altre ci accompagnano per tratti più o meno lunghi, altre ci vogliono mettere solo i bastoni tra le ruote.
E noi forse continuiamo a cercarne altre per diversi motivi: per amicizia, per bisogno d aiuto oppure per amore e forse quelle persone le troviamo proprio quando o dove  non ce lo aspettiamo, a volte anche nel momento in cui ci siamo arresi di cercarle.

Angelo nella nebbia

Oggi ho visto un mezzo miracolo,
Oggi ho visto una persona che ci ha tirato fuori da una montagna di merda grande come la piramide di Cheope e metterci su un piatto d argento,
oggi ho visto la persona più umile e buona fare l impossibile per noi dopo che per giorni molte facce ci hanno voltato le spalle,
Oggi ho visto una persona che ci ha detto" ma voi italiani non dovreste esser sempre sorridenti?" e ci ha ridato il sorriso e tolto la tristezza che ormai albergava l intero cuore,
Un mio amico dice che sono fortunato, forse oggi ne é stata la riprova più forte ma io dico che non abbiamo mai mollato, mai nemmeno quando non si vedevano vie d uscita.
Provateci sempre! Anche quando sembra non ce la possiate più fare insistete ! Non mollate mai! Fino a quando non é finita non cedete. Fino a quando il cuore é in grado di battere provate a raggiungere i vostri sogni.
Non é ancora sicuro che riusciremo a portare alla fine questo viaggio, perché é ancora dura ma oggi ho visto amici sostenersi a vicenda, darsi la mano, fare passi faticosi insieme, arrendersi, mollare tutto e poi risorgere.
Mi é bastato, ho avuto un altra lezione importante in questa vita e vissuto momenti difficili e indimenticabili che mi legheranno per il resto della vita ai miei compagni di viaggio.
I post dei giorni precedenti li avevamo scritti. Poi ieri sera io avevo mollato la scrittura di un blog che non aveva più senso, Tavola aveva smesso di riprendere per un film che non aveva un perché.
Ora é il momento di ritirare fuori la videocamera e anche di ricominciare a scrivere.
A breve pubblicheremo i giorni precedenti.
Ora no.
Ora sono sfinito. Tra poco ripartiamo.
Buonanotte!

venerdì 15 agosto 2014

Partenza

Siamo in aeroporto.
Si respira aria di entusiasmo e tensione. Ormai ciò che é dimenticato, é irrecuperabile. Il tempo dell organizzazione é terminato, inizia il viaggio.

Come tradizione c é il peso degli zaini in aeroporto.
Tavola 10,5
Pelo 8,9
Lughes 8,1
Diego 8

Tavola quest anno parte appesantito ma con una videocamera nello zaino per testimoniare il viaggio con un film.

Tra meno di un, ora si parte. Togliamo le connessioni.
Ritorniamo in Kyrgikistan.

giovedì 14 agosto 2014

CiaoMamma è riaperto per la seconda parte del viaggio.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?

Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.

Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.

Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.



Pronti partenza....via

Ormai siamo agli sgoccioli! Domani alle ore 14.00 abbiamo il volo destinazione Bishkek.
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!

GO GO GO!

State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)

lunedì 27 gennaio 2014

Sulle onde del mare

“La prima classe costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil” aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.

Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi, si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…

giovedì 2 gennaio 2014

Domanda: Jack hai pagato il conto? Si ti ho spedito l'assegno per posta

Il risveglio come al solito non è dei più comodi. Ormai le notte in un letto non le ricordiamo neanche più. Siamo quasi abituati a dormire seduti e il nostro collo non si lamenta più a seguire l’ondeggiare delle curve della strada.
Alle otto di mattina arriviamo a Tirana dopo aver intravisto con le prime luci dell’alba l’entroterra Albanese. Si vede che è una nazione povera per essere europea ma di primo impatto è molto meglio di quanto mi aspettassi. Credo che il Montenegro, per esempio, che è confinante a nord con l’Albania sia molto più povero. Arrivati a Tirana, in una delle prime fermate di periferia, salutiamo Gezimi e lo ringraziamo con abbracci di rito e scambio dei numeri cellulari. E’ proprio un brav’uomo, spero per lui che la situazione di salute di suo nipote migliori presto.
Non abbiamo un albergo e quindi dovremo portarci dietro gli zaini per tutto il viaggio. Ormai intravediamo la fine e quindi la stanchezza si fa sentire ancora di più. Stanchezza puttana e canaglia.
Facciamo un giro in centro e capiamo subito che non c’è molto da vedere a Tirana.
Tirana è la capitale dell’Albania ma non arriva nemmeno a cinquecentomila abitanti. La città è sede di istituzioni pubbliche, università, e il centro della vita amministrativa, politica, economica e culturale del paese.
Oltre alla piazza Skandenbeg situata nel centro che prende il nome dall’ononimo eroee nazionale si trovano il Palazzo dell’Opera, la torre dell’Orologio e la Moschea e qualche altro edificio interessante.
Una statua dello stesso Skandenbeg, che combattè contro il potente impero turco e riuscì mantenerlo fuori dai confini per oltre vent’anni, a cavallo al lato della bandiera nazionale è sicuramente il simbolo che ti rimane più impresso dopo una visita a Tirana.

Arrivati in un punto arrivano i problemi. Abbiamo poco più di quarant’otto ore prima di iniziare la nostra giornata lavorativa in ufficio e siamo ancora a millequattrocento kilometri da Milano.
Non possiamo assolutamente ritardare la data del rientro lavorativo. Dal piano originale l’idea è quella di noleggiare una macchina qui a Tirana e tornare a Milano lasciandola là. Con questo piano avremo la possibilità di passare per Montenegro, Croazia e Slovenia. Il tempo stimato è di circa sedici-diciassette ore, pertanto avremmo la possibilità di visitare qualcosa nel tragitto.
Io conosco Kotor in Montenegro e Dubrovnik in Croazia che meriterebbero una giornata minino per una. Noi al massimo avremmo qualche ora.
Proviamo a vedere se troviamo qualche cartello ‘Rent a car’ nel centro ma dopo due rapide interviste ai locali capiamo che è meglio andare in aeroporto.
Troviamo facilmente la navetta e andiamo alla ricerca di una macchina a nolo. L’aeroporto sembra elegante e innovativo, seppur di piccole dimensioni. Entrando vediamo Hertz, Avis e una piccola agenzia di noleggio auto. Proviamo subito con la più piccola ma ci rispondono che fanno nolo solo all’interno dell’Albania. Scontato.
Ma qui abbiamo l’ennesima sorpresa del nostro viaggio. Anche Hertz e Avis ci rimbalzano. Dicono che è infattibile. Che costerebbe più del triplo di un viaggio normale. Ci guardiamo stupiti. Dal sito era possibile. Il Pelo aveva chiamato e gli era stato detto che era fattibilissimo.
Una sua amica albanese gli aveva confermato che tutti gli anni fa così. Niente da fare. Non per noi.
Questo è uno dei momenti più complessi di tutto il viaggio, probabilmente secondo solo al pomeriggio di Samarcanda senza soldi e senza la tappa successiva pianificata. Siamo lì vicini alla meta e non sappiamo come tornare. C’è anche il tempo che scorre inesorabile che desta preoccupazione.
Il Pelo inizia ad accusare anche lui la fatica dopo aver lottato come un leone per tutto il viaggio. Non ci crede che il call center dell’Avis gli aveva detto di star tranquillo, che non ci sarebbero stati problemi e ora, invece, di problemi ne abbiamo molti.
Riprendiamo la navetta per tornare in centro, in aeroporto non possiam far più nulla… se non prendere un aereo, ma quello non lo faremo mai!
Arrivati in centro, esattamente dove eravamo stati lasciati dal bus che ci avevamo da Istanbul iniziamo a vagabondare per la città. Gli zaini pesano e noi non abbiamo un piano. Il sole ci accarezza la fronte e ci avvisa del tempo che scorre.
Poi, ad un tratto,  vediamo una ragazza bionda, con un fisico mozzafiato e volto d’angelo. E’ un’apparizione. Non ci crediamo. E’ dietro a una bancone che fissa il monitor annoiata.
Alziamo la testa e un cartello con scritto ‘Tirana-Durazzo-Bari-Milano-Bergamo’ ci fa capire che stiamo proprio sognando. Non può essere reale.
Io, il Tavola e il Pelo ci guardiamo increduli, la soluzione non può essere lì davanti a noi servita su un piatto d’argento da un angelo dai capelli dorati.
Proviamo ad entrare ma sappiamo che non sarà possibile, che non ci saranno biglietti, che la prima domanda sarà: ”Ma perché non prendete un aereo?”.
Entriamo e la ragazza ci fissa, guarda il nostro aspetto più che malandato dal viaggio e abbozza un sorriso.
Non abbiamo la forza di abbozzare una conversazione in inglese, andiamo con l’italiano.
Risponde! Lo ha studiato a scuola. Le facciamo mille domande e le chiediamo un modo per tornare a casa. Le spieghiamo che dobbiamo rientrare a lavoro.
Sbatte le sue sopracciglia sensuali, tira su la spallina del vestitino estivo che le esulta le giovani curve e ci dice:” Ma perché non prendete un aereo?”.

Rispondile tu Pelo, io non ne ho la forza – gli dico.
E così il buon Pelo gli racconta la nostra epopea, il nostro viaggio in compagnia di Marco Polo. I suoi occhi si accendono – lei non ha mai viaggiato e le piacerebbe moltissimo – studia e lavora sette giorni su sette, in quel momento ci vede come degli avventurieri che hanno attraversato mezzo mondo e si scorda per qualche minuto del nostro aspetto fisico praticamente impresentabile e del nostro odore di umanità che ci portiamo dietro grazie a quattro notti senza toccare un letto e senza lavarci.
Traghetto Durazzo-Bari e poi pullman fino a Milano, novanta euro tutto compreso; con anche la navetta per arrivare a Durazzo. Arrivo stimato a Milano per le venti del giorno seguente. Con ben dodici ore di anticipo sull’orario di inizio lavoro in ufficio. Ecco la nostra soluzione. Ecco la prossima tappa.  
Ora possiamo rilassarci. Lasciamo i bagagli al nostro angelo e cerchiamo un posto per mangiare qualcosa. Sono già le quattordici e siamo senza acqua e cibo da non so quante ore.
Entriamo nel primo locale che troviamo e ci ‘ammazziamo’ letteralmente di carne alla griglia, con pochi euro mangiamo più di quello che abbiamo mangiato in tutto il viaggio.

Sullo schermo davanti a noi trasmettono Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter. In albanese.
Uno splendido Kurt Russell che pronuncia la mitica battuta che ricordo a memoria: “Qui è Jack Burton, del pork-chop express, che parla a chiunque sia in ascolto. Come dicevo sempre alla mia ultima moglie, io mi rifiuto di guidare più veloce di quanto possa vedere, e a parte questo è solo una questione di riflessi. I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando qualche maniaco alto due metri e mezzo con l'occhio sanguigno vi artiglia il collo e vi pianta l'unica testa che avete contro la parete di un bar chiedendovi se avete pagato il conto... Voi fissate a vostra volta il primitivo negli occhi e ricordatevi quello che il vecchio Jack dice sempre in casi come questi. Domanda: Jack hai pagato il conto?. Si ti ho spedito l'assegno per posta. Ragazzi con questo non voglio dire che sono un uomo di mondo e che la vita per me non ha più segreti, anzi, sono convinto che il nostro pianeta ci riservi ancora molte sorprese e che bisogna essere dei deficienti per credere che in questo universo siamo soli.


In albanese. Tutto ciò è magnifico.