Oggi ho visto un mezzo miracolo,
Oggi ho visto una persona che ci ha tirato fuori da una montagna di merda grande come la piramide di Cheope e metterci su un piatto d argento,
oggi ho visto la persona più umile e buona fare l impossibile per noi dopo che per giorni molte facce ci hanno voltato le spalle,
Oggi ho visto una persona che ci ha detto" ma voi italiani non dovreste esser sempre sorridenti?" e ci ha ridato il sorriso e tolto la tristezza che ormai albergava l intero cuore,
Un mio amico dice che sono fortunato, forse oggi ne é stata la riprova più forte ma io dico che non abbiamo mai mollato, mai nemmeno quando non si vedevano vie d uscita.
Provateci sempre! Anche quando sembra non ce la possiate più fare insistete ! Non mollate mai! Fino a quando non é finita non cedete. Fino a quando il cuore é in grado di battere provate a raggiungere i vostri sogni.
Non é ancora sicuro che riusciremo a portare alla fine questo viaggio, perché é ancora dura ma oggi ho visto amici sostenersi a vicenda, darsi la mano, fare passi faticosi insieme, arrendersi, mollare tutto e poi risorgere.
Mi é bastato, ho avuto un altra lezione importante in questa vita e vissuto momenti difficili e indimenticabili che mi legheranno per il resto della vita ai miei compagni di viaggio.
I post dei giorni precedenti li avevamo scritti. Poi ieri sera io avevo mollato la scrittura di un blog che non aveva più senso, Tavola aveva smesso di riprendere per un film che non aveva un perché.
Ora é il momento di ritirare fuori la videocamera e anche di ricominciare a scrivere.
A breve pubblicheremo i giorni precedenti.
Ora no.
Ora sono sfinito. Tra poco ripartiamo.
Buonanotte!
Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?
martedì 19 agosto 2014
Angelo nella nebbia
venerdì 15 agosto 2014
Partenza
Siamo in aeroporto.
Si respira aria di entusiasmo e tensione. Ormai ciò che é dimenticato, é irrecuperabile. Il tempo dell organizzazione é terminato, inizia il viaggio.
Come tradizione c é il peso degli zaini in aeroporto.
Tavola 10,5
Pelo 8,9
Lughes 8,1
Diego 8
Tavola quest anno parte appesantito ma con una videocamera nello zaino per testimoniare il viaggio con un film.
Tra meno di un, ora si parte. Togliamo le connessioni.
Ritorniamo in Kyrgikistan.
giovedì 14 agosto 2014
CiaoMamma è riaperto per la seconda parte del viaggio.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?
Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.
Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.
Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?
Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.
Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.
Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.
Pronti partenza....via
Ormai siamo agli sgoccioli! Domani alle ore 14.00 abbiamo il volo destinazione Bishkek.
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!
GO GO GO!
State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!
GO GO GO!
State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)
lunedì 27 gennaio 2014
Sulle onde del mare
“La prima classe
costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note
della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo
a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano
per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si
chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come
al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che
ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove
poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti
i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a
goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa
due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo
molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce
l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo
raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca
di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata
alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va
ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra
scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil”
aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle
rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una
signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono
faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste
sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che
ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una
vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e
senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.
Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo
la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come
una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi,
si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…
giovedì 2 gennaio 2014
Domanda: Jack hai pagato il conto? Si ti ho spedito l'assegno per posta
Il risveglio come al
solito non è dei più comodi. Ormai le notte in un letto non le ricordiamo
neanche più. Siamo quasi abituati a dormire seduti e il nostro collo non si
lamenta più a seguire l’ondeggiare delle curve della strada.
Alle otto di mattina
arriviamo a Tirana dopo aver intravisto con le prime luci dell’alba
l’entroterra Albanese. Si vede che è una nazione povera per essere europea ma
di primo impatto è molto meglio di quanto mi aspettassi. Credo che il
Montenegro, per esempio, che è confinante a nord con l’Albania sia molto più
povero. Arrivati a Tirana, in una delle prime fermate di periferia, salutiamo
Gezimi e lo ringraziamo con abbracci di rito e scambio dei numeri cellulari. E’
proprio un brav’uomo, spero per lui che la situazione di salute di suo nipote
migliori presto.
Non abbiamo un
albergo e quindi dovremo portarci dietro gli zaini per tutto il viaggio. Ormai
intravediamo la fine e quindi la stanchezza si fa sentire ancora di più.
Stanchezza puttana e canaglia.
Facciamo un giro in
centro e capiamo subito che non c’è molto da vedere a Tirana.
Tirana è la capitale
dell’Albania ma non arriva nemmeno a cinquecentomila abitanti. La città è sede
di istituzioni pubbliche, università, e il centro della vita amministrativa,
politica, economica e culturale del paese.
Oltre alla piazza
Skandenbeg situata nel centro che prende il nome dall’ononimo eroee nazionale
si trovano il Palazzo dell’Opera, la torre dell’Orologio e la Moschea e qualche
altro edificio interessante.
Una statua dello
stesso Skandenbeg, che combattè contro il potente impero turco e riuscì
mantenerlo fuori dai confini per oltre vent’anni, a cavallo al lato della
bandiera nazionale è sicuramente il simbolo che ti rimane più impresso dopo una
visita a Tirana.
Arrivati in un punto arrivano i problemi. Abbiamo poco più di quarant’otto
ore prima di iniziare la nostra giornata lavorativa in ufficio e siamo ancora a
millequattrocento kilometri da Milano.
Non possiamo assolutamente ritardare la data del rientro lavorativo. Dal
piano originale l’idea è quella di noleggiare una macchina qui a Tirana e
tornare a Milano lasciandola là. Con questo piano avremo la possibilità di
passare per Montenegro, Croazia e Slovenia. Il tempo stimato è di circa
sedici-diciassette ore, pertanto avremmo la possibilità di visitare qualcosa
nel tragitto.
Io conosco Kotor in Montenegro e Dubrovnik in Croazia che meriterebbero una
giornata minino per una. Noi al massimo avremmo qualche ora.
Proviamo a vedere se troviamo qualche cartello ‘Rent a car’ nel centro ma
dopo due rapide interviste ai locali capiamo che è meglio andare in aeroporto.
Troviamo facilmente la navetta e andiamo alla ricerca di una macchina a
nolo. L’aeroporto sembra elegante e innovativo, seppur di piccole dimensioni.
Entrando vediamo Hertz, Avis e una piccola agenzia di noleggio auto. Proviamo
subito con la più piccola ma ci rispondono che fanno nolo solo all’interno dell’Albania.
Scontato.
Ma qui abbiamo l’ennesima sorpresa del nostro viaggio. Anche Hertz e Avis
ci rimbalzano. Dicono che è infattibile. Che costerebbe più del triplo di un
viaggio normale. Ci guardiamo stupiti. Dal sito era possibile. Il Pelo aveva
chiamato e gli era stato detto che era fattibilissimo.
Una sua amica albanese gli aveva confermato che tutti gli anni fa così.
Niente da fare. Non per noi.
Questo è uno dei momenti più complessi di tutto il viaggio, probabilmente
secondo solo al pomeriggio di Samarcanda senza soldi e senza la tappa
successiva pianificata. Siamo lì vicini alla meta e non sappiamo come tornare.
C’è anche il tempo che scorre inesorabile che desta preoccupazione.
Il Pelo inizia ad accusare anche lui la fatica dopo aver lottato come un
leone per tutto il viaggio. Non ci crede che il call center dell’Avis gli aveva
detto di star tranquillo, che non ci sarebbero stati problemi e ora, invece, di
problemi ne abbiamo molti.
Riprendiamo la navetta per tornare in centro, in aeroporto non possiam far
più nulla… se non prendere un aereo, ma quello non lo faremo mai!
Arrivati in centro, esattamente dove eravamo stati lasciati dal bus che ci
avevamo da Istanbul iniziamo a vagabondare per la città. Gli zaini pesano e noi
non abbiamo un piano. Il sole ci accarezza la fronte e ci avvisa del tempo che
scorre.
Poi, ad un tratto, vediamo una
ragazza bionda, con un fisico mozzafiato e volto d’angelo. E’ un’apparizione.
Non ci crediamo. E’ dietro a una bancone che fissa il monitor annoiata.
Alziamo la testa e un cartello con scritto ‘Tirana-Durazzo-Bari-Milano-Bergamo’
ci fa capire che stiamo proprio sognando. Non può essere reale.
Io, il Tavola e il Pelo ci guardiamo increduli, la soluzione non può essere
lì davanti a noi servita su un piatto d’argento da un angelo dai capelli
dorati.
Proviamo ad entrare ma sappiamo che non sarà possibile, che non ci saranno
biglietti, che la prima domanda sarà: ”Ma perché non prendete un aereo?”.
Entriamo e la ragazza ci fissa, guarda il nostro aspetto più che malandato
dal viaggio e abbozza un sorriso.
Non abbiamo la forza di abbozzare una conversazione in inglese, andiamo con
l’italiano.
Risponde! Lo ha studiato a scuola. Le facciamo mille domande e le chiediamo
un modo per tornare a casa. Le spieghiamo che dobbiamo rientrare a lavoro.
Sbatte le sue sopracciglia sensuali, tira su la spallina del vestitino
estivo che le esulta le giovani curve e ci dice:” Ma perché non prendete un
aereo?”.
Rispondile tu Pelo, io non ne ho la forza – gli dico.
E così il buon Pelo gli racconta la nostra epopea, il nostro viaggio in
compagnia di Marco Polo. I suoi occhi si accendono – lei non ha mai viaggiato e
le piacerebbe moltissimo – studia e lavora sette giorni su sette, in quel
momento ci vede come degli avventurieri che hanno attraversato mezzo mondo e si
scorda per qualche minuto del nostro aspetto fisico praticamente impresentabile
e del nostro odore di umanità che ci portiamo dietro grazie a quattro notti
senza toccare un letto e senza lavarci.
Traghetto Durazzo-Bari e poi pullman fino a Milano, novanta euro tutto
compreso; con anche la navetta per arrivare a Durazzo. Arrivo stimato a Milano
per le venti del giorno seguente. Con ben dodici ore di anticipo sull’orario di
inizio lavoro in ufficio. Ecco la nostra soluzione. Ecco la prossima tappa.
Ora possiamo rilassarci. Lasciamo i bagagli al nostro angelo e cerchiamo un
posto per mangiare qualcosa. Sono già le quattordici e siamo senza acqua e cibo
da non so quante ore.
Entriamo nel primo locale che troviamo e ci ‘ammazziamo’ letteralmente di
carne alla griglia, con pochi euro mangiamo più di quello che abbiamo mangiato
in tutto il viaggio.
Sullo schermo davanti a noi trasmettono Grosso guaio a Chinatown di John
Carpenter. In albanese.
Uno splendido Kurt Russell che pronuncia la mitica
battuta che ricordo a memoria: “Qui è Jack Burton, del pork-chop express, che
parla a chiunque sia in ascolto. Come dicevo sempre alla mia ultima moglie, io
mi rifiuto di guidare più veloce di quanto possa vedere, e a parte questo è
solo una questione di riflessi. I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono
preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando qualche maniaco
alto due metri e mezzo con l'occhio sanguigno vi artiglia il collo e vi pianta
l'unica testa che avete contro la parete di un bar chiedendovi se avete pagato
il conto... Voi fissate a vostra volta il primitivo negli occhi e ricordatevi
quello che il vecchio Jack dice sempre in casi come questi. Domanda: Jack hai
pagato il conto?. Si ti ho spedito l'assegno per posta. Ragazzi con questo non
voglio dire che sono un uomo di mondo e che la vita per me non ha più segreti,
anzi, sono convinto che il nostro pianeta ci riservi ancora molte sorprese e
che bisogna essere dei deficienti per credere che in questo universo siamo soli.”
In albanese. Tutto ciò è magnifico.
martedì 29 ottobre 2013
Il vecchio continente
Alle 8.23 iniziamo a
vedere Istanbul. Ce la troviamo davanti dopo più di venti ore di strada dritta.
Abbiamo tagliato la Turchia come un coltello liscio e accuminato taglia un
panetto di burro.
Passiamo il cartello ‘Welcome to Europe’ attraversando il
ponte sulle stretto del Bosforo, ma purtroppo non riusciamo a fotografarlo. La
sensazione è quella dell’arrivo anche se siamo a quasi duemila kilometri da
casa.
Il tempo che possiamo
dedicare a Istanbul è veramente poco, tra esattamente tre giorni dobbiamo
essere in Italia. Tutti inizieremo a lavorare. Non possiamo sgarrare e la
strada è ancora lunga.
Dedichiamo tutta la
mattinata e il primo pomeriggio alla visita della città. Ci dirigiamo nella
zona dove sono posizionate le maggiori attrazioni turistiche Agia Sofia (la
basilica di Santa Sofia) e il Sultan
Ahmet Camii, la Moschea Blu.
Nei pressi di queste
stupende costruzioni troviamo una cosa che ci fa scoppiare a ridere, è l’Expo
Silk Road. Una manifestazione all’aperto in cui in ogni banchetto vengono
venduti i gadget, gli oggetti e i prodotti tipici dei paesi che sono
attraversati dalla via della Seta.
Per noi è come
ripercorrere il nostro viaggio. Vediamo le yurte kirghize, i piatti in ceramica
uzbeka, le sciarpe persiane e rifacciamo a ritroso il percorso.
Concludiamo con un
giro per il centro senza una meta e subito dopo pranzo terminata la visita da
turisti – ci vorrebbe molto più tempo – ci rimettiamo al lavoro per raggiungere
il nostro obiettivo: tornare a casa.
Nella nostra idea
originale avremmo dovuto affittare una macchina a Istanbul e tornare fino a
Milano con il mezzo affittato. Quando però arriviamo all’aeroporto Ataturk
capiamo che forse la nostra idea era troppo ingenua. Ci dicono che è
impossibile uscire dalla Turchia con una macchina a nolo. La Turchia è fuori
dall’Unione Europea – capirai che scoperta – e quindi ci lasciano con un pugno
di mosche in mano.
Siamo alle solite, ma
ormai abbiamo le spalle larghe. Troveremo una soluzione alternativa. Andiamo
alla stazione dei bus internazionali e capiamo quale strada è meglio fare per
il ritorno a casa.
Mentre ci rechiamo
alla stazione, il Tavola fa l’amara scoperta: gli hanno rubato il portafogli
che teneva nello zaino.
Fa mente locale e
capisce che gliel’hanno rubato sul bus da Teheran a Istanbul. Non è difficile
capire che il miglior nemico del Pelo, il Merdoso, alla fine ha vinto la sua
diatriba personale e oltre a tutto quello che ci ha fatto passare ci ha anche
rubato negli zaini.
Io sono rimasto l’unico
indenne, al Tavolo come detto il portafogli e al Pelo mancavano tutte le monete
di tutte le nazioni che aveva collezionato.
Per fortuna le cose
di maggior valore le tenevamo addosso.
Alla fine il computo
totale del furto è:
- - Monetine
da collezione delle nazioni percorse
-
Portafogli
del Tavola
- - Carta
prepagata del Tavola senza pin disponibile
- - Cartaccia
varia
Non è un gran
bottino, ma ci ha dato comunque fastidio.
Arrivati alla
stazione dei bus capiamo che le possibilità sono due: procedere attraverso gli
stati balcani oppure passare da sotto e passare la Grecia per arrivare fino in
Albania. Da lì poi capiremo che strada fare.
Dopo un veloce
breafing e col pulmann quasi in partenza propendiamo per fare Istanbul-Tirana e
alle 16.00 siamo già in viaggio.
Sul pulman siamo gli
unici italiani. Ci prendono tutti subito in simpatia. Per loro è pazzesco che
degli italiano facciano quella tratta.
Conosciamo Gsim, un
signore albanese sulla cinquantina. Parla italiano molto bene e quindi è facile
comunicare. Ha il nipote ricoverato ad Ankara per una brutta malattia e quindi
viaggia molto spesso. Dice che in Albania non ci sono le strutture per curarlo
come si deve. Ha fatto mille lavori,
dai sottotetti in
carton-gesso fino a gestire un bar.
Ora è disoccupato.
Alla prima tappa per i bisogni ci offre un gelato e praticamente parliamo tutto
il lungo viaggio fino a Tirana.
Tra Grecia e Turchia
non corre buon sangue – vedi gestione delle problematiche cipriote – e quindi
le frontiere sono un vero delirio. Stiamo fermi quasi due ore senza capire perché
la coda non si smaltisce.
Poi finalmente
passiamo. Siamo stanchi come al solito. Passeremo l’ennesima notte dormendo in
bus. Ma anche a questo ormai siamo abituati.
Ci svegliamo in piena
notte per una pausa e Gsim ci porta sul pullman dei dolcetti greci. Ci racconta
che sa parlare il greco e che ha lavorato lì per anni. A lui i greci stanno
simpatici e non ha problemi con loro. Anzi è felice di parlare greco visto che
non lo parla da molti anni.
Apprezziamo il gesto
e mangiamo i dolcetti. Gsim è veramente una carissima persona.
Certo che svegliarsi
alle tre di notte, dopo quattro notti che non si vede un letto, su un pullman
che ti porta da Istanbul a Tirana e dover mangiare un Baklava non è molto
salutare. Ma del resto καλή όρεξη (buon appetito!).
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