Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

martedì 19 agosto 2014

Angelo nella nebbia

Oggi ho visto un mezzo miracolo,
Oggi ho visto una persona che ci ha tirato fuori da una montagna di merda grande come la piramide di Cheope e metterci su un piatto d argento,
oggi ho visto la persona più umile e buona fare l impossibile per noi dopo che per giorni molte facce ci hanno voltato le spalle,
Oggi ho visto una persona che ci ha detto" ma voi italiani non dovreste esser sempre sorridenti?" e ci ha ridato il sorriso e tolto la tristezza che ormai albergava l intero cuore,
Un mio amico dice che sono fortunato, forse oggi ne é stata la riprova più forte ma io dico che non abbiamo mai mollato, mai nemmeno quando non si vedevano vie d uscita.
Provateci sempre! Anche quando sembra non ce la possiate più fare insistete ! Non mollate mai! Fino a quando non é finita non cedete. Fino a quando il cuore é in grado di battere provate a raggiungere i vostri sogni.
Non é ancora sicuro che riusciremo a portare alla fine questo viaggio, perché é ancora dura ma oggi ho visto amici sostenersi a vicenda, darsi la mano, fare passi faticosi insieme, arrendersi, mollare tutto e poi risorgere.
Mi é bastato, ho avuto un altra lezione importante in questa vita e vissuto momenti difficili e indimenticabili che mi legheranno per il resto della vita ai miei compagni di viaggio.
I post dei giorni precedenti li avevamo scritti. Poi ieri sera io avevo mollato la scrittura di un blog che non aveva più senso, Tavola aveva smesso di riprendere per un film che non aveva un perché.
Ora é il momento di ritirare fuori la videocamera e anche di ricominciare a scrivere.
A breve pubblicheremo i giorni precedenti.
Ora no.
Ora sono sfinito. Tra poco ripartiamo.
Buonanotte!

venerdì 15 agosto 2014

Partenza

Siamo in aeroporto.
Si respira aria di entusiasmo e tensione. Ormai ciò che é dimenticato, é irrecuperabile. Il tempo dell organizzazione é terminato, inizia il viaggio.

Come tradizione c é il peso degli zaini in aeroporto.
Tavola 10,5
Pelo 8,9
Lughes 8,1
Diego 8

Tavola quest anno parte appesantito ma con una videocamera nello zaino per testimoniare il viaggio con un film.

Tra meno di un, ora si parte. Togliamo le connessioni.
Ritorniamo in Kyrgikistan.

giovedì 14 agosto 2014

CiaoMamma è riaperto per la seconda parte del viaggio.
Negli ultimi mesi in molte occasioni mi sono trovato di fronte a un minidialogo formato in questo modo
"Ciao dove vai in ferie?"
"Torno in Kirghizistan, percorreremo la via della seta fino alla fine"
A questa affermazione mi sentivo rispondere con altre domande come:
"Dove vai scusa?" oppure "Ma perchè?".
Non è mai facile rispondere alla seconda domanda perchè forse, non è facile esternare ciò che si sente dentro.
In realtà non esiste un solo perchè, ne esisterebbero molti.
Cosa ci spinge a usare giorni di ferie per fare questo viaggio? Un viaggio stancante e forse anche un pò pericoloso. Perchè non usare i giorni liberi per rilassarci all'ombra di qualche palma?

Potremmo dire che è perchè c'è voglia di uscire dai soliti schemi, c'è voglia di avventurarsi in qualcosa di differente e forse anche un pò ignoto. C'è voglia di misurarsi con qualcosa che proprio facile non è, e per riuscirci serve coesione nelle scelte, amicizia e un forte legame tra noi.
Banalmente si potrebbe dire che c'è voglia di vivere un'avventura oppure c'è solo voglia di vedere qualche posto diverso dal solito.
Io invece dico che ho voglia di sognare. Sognare conoscendo qualcosa che forse non ho ancora scoperto nella mia vita oppure semplicemente sognare guardando fuori dal finestrino di un treno che passa sfrecciando tra montagne e deserti, la cui destinazione è una città lontana migliaia di kilometri. Oppure sognare giocando con qualche bambino sconosciuto in qualche villaggio sperduto, che ti osserva in modo strano per i vestiti che indossi, con un pallone in stoffa bucato, come capitato l'anno scorso. Bambini che restano affascinati dall'immagine sullo schermo della macchina fotografica della foto fatta l'istante prima e che ridono e scherzano tra loro guardando dentro quello strano oggetto.
Si sogna e si impara. Si piange e si ride. Ci si commuove e ci si scherza. Si pone la mano al compagno di viaggio stanco incintandosi a vicenda. Si vive ogni passo insieme fino alla fine.
Si parla di noi stessi e a volte non si parla proprio e si riflette perchè forse quello che conta tra veri amici non è quello che si dice ma quello che non occorre dire.
E quando si torna a casa ci sono tanti ricordi e tante immagini nella tua mente.
Alcuni ricordi ti hanno arricchito l'anima, altri ti hanno toccato il cuore.
E quei ricordi non possono essere toccati da nessuno, nessuno mai te li porterà via. T’appartengono.

Venerdi 15 agosto partiremo per Bishkek in Kirghizistan.
Torneremo laddove l'anno scorso iniziammo il nostro cammino verso casa.
Quest'anno prenderemo la direzione opposta. Destinazione Pechino.
Il percorso completo che riunisce il viaggio dell'anno scorso con quello di quest'anno è quello che si vede nella foto qui sotto.

Faremo il massimo per tenere aggiornato il blog giorno per giorno, in base alla connessione che troveremo strada facendo.



Pronti partenza....via

Ormai siamo agli sgoccioli! Domani alle ore 14.00 abbiamo il volo destinazione Bishkek.
Anche quest'anno il motto Ciao Mamma Vado in Kirgikistan è validissimo!

GO GO GO!

State sintonizzati perchè gli aggiornamenti arriveranno quotidianamente... almeno lo speriamo :)

lunedì 27 gennaio 2014

Sulle onde del mare

“La prima classe costa millelire, la seconda cento, la terza rumore e spavento”. Sulle note della famosa canzone di De Gregori saliamo sulla nave che ci porterà da Durazzo a Bari. L’Italia è lì davanti a noi. Solo pochi kilometri di mare ci mancano per il ritorno in “MadrePatria”.
Il traghetto si chiama “AF Claudia” e capiamo subito che siamo gli unici italiani a bordo, come al solito del resto. “La terza rumore e spavento” è chiaramente la classe che ci è più consona, pertanto appena saliti girovaghiamo in cerca di un posto dove poter passare “ragionevolmente” la notte.
Quando saliamo tutti i posti migliori sono già accaparrati e i pontili sono tutti pieni. Andiamo a goderci sul retro del traghetto la partenza – con il solito ritardo di circa due ore – e il momento in cui lasciamo la terra ferma. E’ l’ultimo momento dopo molto tempo in cui non siamo su suolo straniero. L’indomani saremo a casa. Ce l’abbiamo quasi fatta. Se il traghetto regge quelle poche miglia potremo raggiungere l’Italia e terminare la nostra Via della Seta.
Procediamo alla ricerca di un posto in cui dormire e ci fermiamo in una vecchia sala, probabilmente dedicata alle proiezioni. Le sedie sono quelle che si trovano nei cinema. La luce non va ma è quasi tutta libera, abbastanza silenziosa e praticamente l’unica nostra scelta possibile.
La stanza che abbiamo scelto è buia e umida; umidità accentuata da una “simil” aria condizionata che sputa fuori un mix di polvere e leggera brezza.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato, come i cingoli sulle rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa, bionda e dell’est, alla mia sinistra, sono tutte cose che mi rendono faticoso prender sonno.
E’ la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Tirando un po’ giù i sedili e creando una specie di letto con tre di queste sedie riusciamo a dormire sdraiati. Rispetto alle ultime notti è un lusso che ci rende felici.
Il Tavola invece preferisce l’umidità della moquettes, ma del resto per uno che è riuscito a dormire su una vetta a duemila metri con il solo sacco a pelo sul terreno senza una tenda e senza un materassino questo è assolutamente da dilettanti.

Ci addormentiamo stanchi e felici. Nella mente fissiamo il mare e vediamo la schiuma bianca dell’acqua che si infrange sulla AF Claudia. Ci sentiamo come una piuma, siamo leggeri e sereni e piano piano le onde si trasformano in nubi, si trasformano in pecorelle da contare. Uno, due, tre, quattro, cinque…

giovedì 2 gennaio 2014

Domanda: Jack hai pagato il conto? Si ti ho spedito l'assegno per posta

Il risveglio come al solito non è dei più comodi. Ormai le notte in un letto non le ricordiamo neanche più. Siamo quasi abituati a dormire seduti e il nostro collo non si lamenta più a seguire l’ondeggiare delle curve della strada.
Alle otto di mattina arriviamo a Tirana dopo aver intravisto con le prime luci dell’alba l’entroterra Albanese. Si vede che è una nazione povera per essere europea ma di primo impatto è molto meglio di quanto mi aspettassi. Credo che il Montenegro, per esempio, che è confinante a nord con l’Albania sia molto più povero. Arrivati a Tirana, in una delle prime fermate di periferia, salutiamo Gezimi e lo ringraziamo con abbracci di rito e scambio dei numeri cellulari. E’ proprio un brav’uomo, spero per lui che la situazione di salute di suo nipote migliori presto.
Non abbiamo un albergo e quindi dovremo portarci dietro gli zaini per tutto il viaggio. Ormai intravediamo la fine e quindi la stanchezza si fa sentire ancora di più. Stanchezza puttana e canaglia.
Facciamo un giro in centro e capiamo subito che non c’è molto da vedere a Tirana.
Tirana è la capitale dell’Albania ma non arriva nemmeno a cinquecentomila abitanti. La città è sede di istituzioni pubbliche, università, e il centro della vita amministrativa, politica, economica e culturale del paese.
Oltre alla piazza Skandenbeg situata nel centro che prende il nome dall’ononimo eroee nazionale si trovano il Palazzo dell’Opera, la torre dell’Orologio e la Moschea e qualche altro edificio interessante.
Una statua dello stesso Skandenbeg, che combattè contro il potente impero turco e riuscì mantenerlo fuori dai confini per oltre vent’anni, a cavallo al lato della bandiera nazionale è sicuramente il simbolo che ti rimane più impresso dopo una visita a Tirana.

Arrivati in un punto arrivano i problemi. Abbiamo poco più di quarant’otto ore prima di iniziare la nostra giornata lavorativa in ufficio e siamo ancora a millequattrocento kilometri da Milano.
Non possiamo assolutamente ritardare la data del rientro lavorativo. Dal piano originale l’idea è quella di noleggiare una macchina qui a Tirana e tornare a Milano lasciandola là. Con questo piano avremo la possibilità di passare per Montenegro, Croazia e Slovenia. Il tempo stimato è di circa sedici-diciassette ore, pertanto avremmo la possibilità di visitare qualcosa nel tragitto.
Io conosco Kotor in Montenegro e Dubrovnik in Croazia che meriterebbero una giornata minino per una. Noi al massimo avremmo qualche ora.
Proviamo a vedere se troviamo qualche cartello ‘Rent a car’ nel centro ma dopo due rapide interviste ai locali capiamo che è meglio andare in aeroporto.
Troviamo facilmente la navetta e andiamo alla ricerca di una macchina a nolo. L’aeroporto sembra elegante e innovativo, seppur di piccole dimensioni. Entrando vediamo Hertz, Avis e una piccola agenzia di noleggio auto. Proviamo subito con la più piccola ma ci rispondono che fanno nolo solo all’interno dell’Albania. Scontato.
Ma qui abbiamo l’ennesima sorpresa del nostro viaggio. Anche Hertz e Avis ci rimbalzano. Dicono che è infattibile. Che costerebbe più del triplo di un viaggio normale. Ci guardiamo stupiti. Dal sito era possibile. Il Pelo aveva chiamato e gli era stato detto che era fattibilissimo.
Una sua amica albanese gli aveva confermato che tutti gli anni fa così. Niente da fare. Non per noi.
Questo è uno dei momenti più complessi di tutto il viaggio, probabilmente secondo solo al pomeriggio di Samarcanda senza soldi e senza la tappa successiva pianificata. Siamo lì vicini alla meta e non sappiamo come tornare. C’è anche il tempo che scorre inesorabile che desta preoccupazione.
Il Pelo inizia ad accusare anche lui la fatica dopo aver lottato come un leone per tutto il viaggio. Non ci crede che il call center dell’Avis gli aveva detto di star tranquillo, che non ci sarebbero stati problemi e ora, invece, di problemi ne abbiamo molti.
Riprendiamo la navetta per tornare in centro, in aeroporto non possiam far più nulla… se non prendere un aereo, ma quello non lo faremo mai!
Arrivati in centro, esattamente dove eravamo stati lasciati dal bus che ci avevamo da Istanbul iniziamo a vagabondare per la città. Gli zaini pesano e noi non abbiamo un piano. Il sole ci accarezza la fronte e ci avvisa del tempo che scorre.
Poi, ad un tratto,  vediamo una ragazza bionda, con un fisico mozzafiato e volto d’angelo. E’ un’apparizione. Non ci crediamo. E’ dietro a una bancone che fissa il monitor annoiata.
Alziamo la testa e un cartello con scritto ‘Tirana-Durazzo-Bari-Milano-Bergamo’ ci fa capire che stiamo proprio sognando. Non può essere reale.
Io, il Tavola e il Pelo ci guardiamo increduli, la soluzione non può essere lì davanti a noi servita su un piatto d’argento da un angelo dai capelli dorati.
Proviamo ad entrare ma sappiamo che non sarà possibile, che non ci saranno biglietti, che la prima domanda sarà: ”Ma perché non prendete un aereo?”.
Entriamo e la ragazza ci fissa, guarda il nostro aspetto più che malandato dal viaggio e abbozza un sorriso.
Non abbiamo la forza di abbozzare una conversazione in inglese, andiamo con l’italiano.
Risponde! Lo ha studiato a scuola. Le facciamo mille domande e le chiediamo un modo per tornare a casa. Le spieghiamo che dobbiamo rientrare a lavoro.
Sbatte le sue sopracciglia sensuali, tira su la spallina del vestitino estivo che le esulta le giovani curve e ci dice:” Ma perché non prendete un aereo?”.

Rispondile tu Pelo, io non ne ho la forza – gli dico.
E così il buon Pelo gli racconta la nostra epopea, il nostro viaggio in compagnia di Marco Polo. I suoi occhi si accendono – lei non ha mai viaggiato e le piacerebbe moltissimo – studia e lavora sette giorni su sette, in quel momento ci vede come degli avventurieri che hanno attraversato mezzo mondo e si scorda per qualche minuto del nostro aspetto fisico praticamente impresentabile e del nostro odore di umanità che ci portiamo dietro grazie a quattro notti senza toccare un letto e senza lavarci.
Traghetto Durazzo-Bari e poi pullman fino a Milano, novanta euro tutto compreso; con anche la navetta per arrivare a Durazzo. Arrivo stimato a Milano per le venti del giorno seguente. Con ben dodici ore di anticipo sull’orario di inizio lavoro in ufficio. Ecco la nostra soluzione. Ecco la prossima tappa.  
Ora possiamo rilassarci. Lasciamo i bagagli al nostro angelo e cerchiamo un posto per mangiare qualcosa. Sono già le quattordici e siamo senza acqua e cibo da non so quante ore.
Entriamo nel primo locale che troviamo e ci ‘ammazziamo’ letteralmente di carne alla griglia, con pochi euro mangiamo più di quello che abbiamo mangiato in tutto il viaggio.

Sullo schermo davanti a noi trasmettono Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter. In albanese.
Uno splendido Kurt Russell che pronuncia la mitica battuta che ricordo a memoria: “Qui è Jack Burton, del pork-chop express, che parla a chiunque sia in ascolto. Come dicevo sempre alla mia ultima moglie, io mi rifiuto di guidare più veloce di quanto possa vedere, e a parte questo è solo una questione di riflessi. I consigli del vecchio Pork-Chop Express sono preziosi, specialmente nelle serate buie e tempestose, quando qualche maniaco alto due metri e mezzo con l'occhio sanguigno vi artiglia il collo e vi pianta l'unica testa che avete contro la parete di un bar chiedendovi se avete pagato il conto... Voi fissate a vostra volta il primitivo negli occhi e ricordatevi quello che il vecchio Jack dice sempre in casi come questi. Domanda: Jack hai pagato il conto?. Si ti ho spedito l'assegno per posta. Ragazzi con questo non voglio dire che sono un uomo di mondo e che la vita per me non ha più segreti, anzi, sono convinto che il nostro pianeta ci riservi ancora molte sorprese e che bisogna essere dei deficienti per credere che in questo universo siamo soli.


In albanese. Tutto ciò è magnifico.

martedì 29 ottobre 2013

Il vecchio continente

Alle 8.23 iniziamo a vedere Istanbul. Ce la troviamo davanti dopo più di venti ore di strada dritta. Abbiamo tagliato la Turchia come un coltello liscio e accuminato taglia un panetto di burro.
Passiamo il cartello ‘Welcome to Europe’ attraversando il ponte sulle stretto del Bosforo, ma purtroppo non riusciamo a fotografarlo. La sensazione è quella dell’arrivo anche se siamo a quasi duemila kilometri da casa.

Il tempo che possiamo dedicare a Istanbul è veramente poco, tra esattamente tre giorni dobbiamo essere in Italia. Tutti inizieremo a lavorare. Non possiamo sgarrare e la strada è ancora lunga.
Dedichiamo tutta la mattinata e il primo pomeriggio alla visita della città. Ci dirigiamo nella zona dove sono posizionate le maggiori attrazioni turistiche Agia Sofia (la basilica di Santa Sofia) e il  Sultan Ahmet Camii, la Moschea Blu.

Nei pressi di queste stupende costruzioni troviamo una cosa che ci fa scoppiare a ridere, è l’Expo Silk Road. Una manifestazione all’aperto in cui in ogni banchetto vengono venduti i gadget, gli oggetti e i prodotti tipici dei paesi che sono attraversati dalla via della Seta.



Per noi è come ripercorrere il nostro viaggio. Vediamo le yurte kirghize, i piatti in ceramica uzbeka, le sciarpe persiane e rifacciamo a ritroso il percorso.



Concludiamo con un giro per il centro senza una meta e subito dopo pranzo terminata la visita da turisti – ci vorrebbe molto più tempo – ci rimettiamo al lavoro per raggiungere il nostro obiettivo: tornare a casa.



Nella nostra idea originale avremmo dovuto affittare una macchina a Istanbul e tornare fino a Milano con il mezzo affittato. Quando però arriviamo all’aeroporto Ataturk capiamo che forse la nostra idea era troppo ingenua. Ci dicono che è impossibile uscire dalla Turchia con una macchina a nolo. La Turchia è fuori dall’Unione Europea – capirai che scoperta – e quindi ci lasciano con un pugno di mosche in mano.
Siamo alle solite, ma ormai abbiamo le spalle larghe. Troveremo una soluzione alternativa. Andiamo alla stazione dei bus internazionali e capiamo quale strada è meglio fare per il ritorno a casa.
Mentre ci rechiamo alla stazione, il Tavola fa l’amara scoperta: gli hanno rubato il portafogli che teneva nello zaino.
Fa mente locale e capisce che gliel’hanno rubato sul bus da Teheran a Istanbul. Non è difficile capire che il miglior nemico del Pelo, il Merdoso, alla fine ha vinto la sua diatriba personale e oltre a tutto quello che ci ha fatto passare ci ha anche rubato negli zaini.
Io sono rimasto l’unico indenne, al Tavolo come detto il portafogli e al Pelo mancavano tutte le monete di tutte le nazioni che aveva collezionato.
Per fortuna le cose di maggior valore le tenevamo addosso.
Alla fine il computo totale del furto è:
-    -      Monetine da collezione delle nazioni percorse
-          Portafogli del Tavola
-     -     Carta prepagata del Tavola senza pin disponibile
-        -  Cartaccia varia
Non è un gran bottino, ma ci ha dato comunque fastidio.
Arrivati alla stazione dei bus capiamo che le possibilità sono due: procedere attraverso gli stati balcani oppure passare da sotto e passare la Grecia per arrivare fino in Albania. Da lì poi capiremo che strada fare.
Dopo un veloce breafing e col pulmann quasi in partenza propendiamo per fare Istanbul-Tirana e alle 16.00 siamo già in viaggio.



Sul pulman siamo gli unici italiani. Ci prendono tutti subito in simpatia. Per loro è pazzesco che degli italiano facciano quella tratta.
Conosciamo Gsim, un signore albanese sulla cinquantina. Parla italiano molto bene e quindi è facile comunicare. Ha il nipote ricoverato ad Ankara per una brutta malattia e quindi viaggia molto spesso. Dice che in Albania non ci sono le strutture per curarlo come si deve. Ha fatto mille lavori,
dai sottotetti in carton-gesso fino a gestire un bar.
Ora è disoccupato. Alla prima tappa per i bisogni ci offre un gelato e praticamente parliamo tutto il lungo viaggio fino a Tirana.



Tra Grecia e Turchia non corre buon sangue – vedi gestione delle problematiche cipriote – e quindi le frontiere sono un vero delirio. Stiamo fermi quasi due ore senza capire perché la coda non si smaltisce.
Poi finalmente passiamo. Siamo stanchi come al solito. Passeremo l’ennesima notte dormendo in bus. Ma anche a questo ormai siamo abituati.
Ci svegliamo in piena notte per una pausa e Gsim ci porta sul pullman dei dolcetti greci. Ci racconta che sa parlare il greco e che ha lavorato lì per anni. A lui i greci stanno simpatici e non ha problemi con loro. Anzi è felice di parlare greco visto che non lo parla da molti anni.
Apprezziamo il gesto e mangiamo i dolcetti. Gsim è veramente una carissima persona.

Certo che svegliarsi alle tre di notte, dopo quattro notti che non si vede un letto, su un pullman che ti porta da Istanbul a Tirana e dover mangiare un Baklava non è molto salutare. Ma del resto καλή όρεξη (buon appetito!).