Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

lunedì 2 settembre 2013

Invito a nozze

Scritto da Luca 'Pelo' Spada

La porta si apre, Erminio apre la porta dicendoci di essere in ritardo di 45 minuti. La sveglia del Tavola non ha funzionato nemmeno oggi. Con i raggi del sole che entrano fortemente dalle finestre polverose riesco a osservare meglio ciò che la sera prima non si vedeva bene. La stanza è sporca, polverosa, ci sono rifiuti lasciati da altri in giro, crepe giganti sui muri. L'unica cosa pulita che noto sono i nostri sacchi a pelo sui letti. Non sarà il posto più sporco in cui abbia dormito ma entra direttamente tra i primi 5. L'autista nell'attesa del nostro ritardo ha l'idea di pulire e fare un veloce tagliando alla macchina. Diamo un veloce sguardo al bagno dell'hotel per renderci conto che la nostra stanza tutto sommato non era così male. 


Paghiamo il padrone dell'hotel, lui grugnisce, probabilmente perché ancora ricorda che la sera prima abbiamo definito il suo hotel “basic“, noi amareggiati e nello stesso tempo arrabbiati per il prezzo pagato per un posto come quello, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Nukus dove ad attenderci ci sarà la prima vera e probabilmente unica giornata di riposo del viaggio. Il viaggio in macchina alterna piccoli riposi a momenti d'osservazione e momenti di dialogo.
Terre desolate, cielo azzurro e le riflessioni sul disastro che ha colpito quella terra ci accompagnano fino alla città. Troviamo un hotel in città per pochi soldi, l'entrata è appariscente, sembra di entrare in un lussuoso posto, invece appena ci mostrano le camere capiamo che quell'hotel rispecchia la situazione della regione in cui ci troviamo, la decadenza. Le stanze sono semplici ma almeno sembrano pulite. Probabilmente un tempo erano più colorate e decorate, ora sono sbiadite, alcune piccole crepe e la carta da parati rotta sulle mura. Usciamo per mangiare, troviamo dei ragazzi che felicemente ci portano a una piccola e sporca osteria locale. Fatichiamo un po' per ordinare, poiché la lingua inglese in posti come questo è una rarità ma alla fine per pochi spiccioli mangiamo carne e beviamo birra. Molte mosche ci fanno compagnia durante il pasto.Torniamo in hotel; riposiamo. E' la prima volta che possiamo riposare il pomeriggio, d altronde questa città non ha granché da offrire al turismo.
Apro gli occhi per vedere gli ultimi raggi di sole entrare dalla finestra, in strada dei bambini giocano e gridano sfruttando gli ultimi momenti di luce. Noi ci prepariamo per uscire a mangiare. Pranzo e cena, una coppia di lusso che raramente siamo riusciti a concederci durante il viaggio.
Senza grandi aspettative ci vestiamo in grande stile per la serata: Lughes “Panettiere“ maglietta interamente bianca farina, pantaloni corti color “pane“ e scarpe lisce e impolverate, Tavola “spiaggia“ pantaloni corti, maglietta di asterix e obelix e infradito decatlon; Erminio “turista della domenica“ pantaloni corti, maglietta “tropical disco club“ e scarpe verdi, Pelo “sportivo“ pantaloncini da calcio blu, maglietta Silk Road Samarcanda e scarpe tennis blu. Usciamo alla ricerca di un ristorante un po' più pulito e con qualche mosca in meno sui piatti. Facciam 50 metri e ritroviamo i 3 ragazzi del pomeriggio.Li salutiamo, gli diciamo che all'osteria del pomeriggio abbiamo mangiato bene e poi gli chiediamo cosa è la musica che arriva dall edificio di fronte, “toy“ rispondono, “toy ?“ domandiamo noi. Ci indicano di seguirli all'interno, lo facciamo. L ingresso dell'edificio è maestoso, pulito, una grande scala ci porta al piano sopra fino a quando ci affacciamo ad uno splendido salone. Lampadari di cristalli, tavoli imbanditi di pietanze, vodka e acqua, un signore in giacca e cravatta canta. Nel salone persone in piedi discutono ,alcune son sedute e pochi azzardano un ballo lento. In fondo si intravedono gli sposi. Noi siamo affacciati al salone, intimiditi, sia perché siamo un po' spaesati, sia perché il nostro abbigliamento è improponibile per un evento del genere. A un tratto un paio di signori ci invitano a entrare e ci accompagnano a sedere a un tavolo togliendo il posto a chi era precedentemente seduto lì. Le altre persone sedute al tavolo ci sorridono, ci chiedono da dove veniamo e in pochi minuti nella sala gira la voce di noi. 


Al nostro tavolo giungono molte persone per far foto di noi o con noi. Il cameriere porta un piatto di plov e vari piatti di ravioli apposta per noi, ci versa l'acqua e nel giro di 15 minuti siamo obbligati a fare 3 giri di chupiti di vodka alla goccia. La vodka è forte ma delicata. In pochi minuti siamo divenuti l'attrazione della serata, il fotografo ufficiale spende più tempo al nostro tavolo che a quello degli sposi e ci riprende nel video del matrimonio mentre facciamo un giro di vodka alla goccia. 



Dopo un tempo indefinito, stimato da noi in circa 40 minuti, una donna viene da noi e ci invita cortesemente ad andarcene, ipotizziamo che lei sia una parente stretta degli sposi a cui stavamo togliendo un po' di attenzione. Gentilmente ci alziamo e usciamo rimgraziando del pasto e della gentilezza. Così ci troviamo di nuovo a due passi dall'hotel con lo stomaco mezzo pieno, ci incamminiamo alla ricerca di un posto per mangiare ancora qualcosa e notiamo una ragazza che ci fotografa di nascosto. Conosciamo lei e la sua amica, facciamo varie foto insieme e ci facciamo indicare un posto. Dopo pochi passi arriviamo. Il posto è turistico, ristorante grande e pulito, con biliardo e sala da ballo al piano sopra. Il piano è mangiare ancora qualcosa e salire a ballare un po'. Nel ristorante ce la prendiamo comoda, birra carne e ravioli, gestiamo gli ultimi som, parliamo con persone che vengono a conoscerci e verso le dieci e mezza saliamo le scale. Una volta su vediamo il salone da ballo, siam pronti a buttarci nel mezzo quando una guardia del locale ci dice che il nostro abbligliamento non è consono e che alle undici chiudono. Scendiamo in strada, capiamo che in quella città la serata finisce lì. Così ci fermiamo a osservare i militari che impongono la chiusura del locale e la gente che abbandona il posto per tornarsene a casa alle 23. Torniamo all'hotel, chiediamo alla ragazza alla reception supporto per il taxi del giorno dopo per la frontiera col Turkmenistan e poi ognuno nelle proprie stanze. La temperatura è perfetta per dormire, il letto comodissimo, leggo la lonely planet che parla del turkmenistan, questo paese così bizzarro e misterioso che ci apprestiamo ad attraversare e quando capisco che gli occhi si stanno per chiudere spengo l'interruttore. La luce della luna entra dalla finestra e si sente qualche voce notturna di qualche passante in strada. 'Domani notte dormiremo a Darvaza' penso e mi addormento.

domenica 1 settembre 2013

Desolation Road

Colazione come Dio comanda. Una delle più 'normali' che abbiamo fatto fino ad ora.
Attentiamo la risposta di Cristina Tarasova per il Turkmenistan.
Se possiamo fare un bonifico allora siamo a cavallo altrimenti saremmo ancora a corto di soldi.
Quando ci risponde Cristina la risposta e' negativa. A quanto abbiamo capito internet e' bloccato.
Facciamo il bonifico della restante parte e speriamo non ci siano sorprese.
Alla fine abbiamo pagato tutto e abbiamo solo il foglio di invitation in mano. Sperem!
Ultimo giro per Khiva con foto spettacolo sotto una cartina della via della seta.



Oggi partiremo per Moynaq, l'ex città dei pescatori sul lago d 'Aral.
Vedremo i relitti delle barche affondate, spiaggiate nel deserto. Questa e' una cosa che ci affascina.
La strada per Moynaq, passando per Nukus e' una Desolation Road come canterebbe Bob Dylan.


Strada in mezzo al niente, costeggiata dalle rotaie, dalle lande aride e dal deserto del Kyril Kum. Anche se il paesaggio ci sembra più una steppa che un paesaggio desertico.
L'autista questa volta e' molto lento - rispetta tutti i limiti, strano molto strano - e le 'registrazio' (registrazioni ai posti di blocco) sono molte.
In una facciamo coda nel deserto. L'autista non passa due camion e siamo fermi. Ci sembra assurdo.
Non capiamo se è' per paura della polizia o per paura del sorpasso...
Ci fermiamo a fare gas e conosciamo tre muratori uzbeki. Stan tirando su un muretto di terra e fieno.
Il Tavola e il Pelo si prendono bene e iniziano a lavorare con i muratori da buoni bergamaschi.


Le risa da ambo le parti sono innumerevoli, e i muratori si scambiano tecniche e consigli.
Dopo circa sei ore da macchina arriviamo a Moynaq.



Moynaq era una cittadina di mare affacciata sul Mare d'Aral (mare o lago che dir si voglia) che per via di uno dei più grandi disastri ambientali si prosciugato di più del cinquanta per cento.



Dal 1960 ad oggi per via di una sciagurata politica di irrigazione gli affluenti dell'Aral sono sempre diminuiti fino a portare al processo inarrestabile di desertificazione che è' tuttora in atto.
Il cimitero delle barche e' uno spettacolo desolante.
Questi relitti, che erano probabilmente affondati e giacevano sul fondale del mare, ora sono spiaggiati nel deserto. Arrugginiti, senza più un'anima e senza cuore.


Inoltrarsi fino alle nuove sponde dell'Aral non e' semplice, servirebbe un fuoristrada pertanto desistiamo.
Andiamo all 'unico hotel disponibile, che in linea col posto e' completamente decadente .
L'ostellante ci chiede 10$ conscio del fatto che non ha concorrenza e nelle fasi di contrattazione per una parola mal capita si offende.
Ci darà la stanza ma quasi non ci rivolgerà più la parole, alle poche domande ci risponderà sempre grugnendo e malguardandoci.
Per la cena andiamo in cerca dell'unico caffè disponibile.
Una volta trovato entriamo e subito capiamo che non è un posto frequentato da turisti.
Tutti ci fissano. Incuriositi.
Ordiamo l'unica cosa disponibile - il plov, piatto tipico a base di riso, carne e verdura - e beviamo una birretta.



Poi c'è la svolta alla serata. Il locale si anima. Arrivano molte persone, tutte ci vogliono conoscere , salutare, fotografare.
Un gruppo di ragazze ci guarda fisso, come alieni. I ragazzi allora le fanno spostare.
Poi inizia la musica. Ci invitano a ballare, sono contenti che siamo li.



Fino alle 22.15. Poi la musica si ferma di colpo. 
Stavamo carburando .
Stop.
Ci fanno prima il cenno del bere, darsi un colpo sul collo col dito.
E poi un colpetto sulla spalla in segno di milizia.
Alle 22.15 la polizia ci manda via. Turisti in hotel. 
Senza esitazioni capiamo che dobbiamo ubbidire.
Il locale chiederà di li a poco anche per gli uzbeki.
Forse, per la prima volta, abbiamo assaporato il vero sapore della dittatura.

Cullati dal vento di Khiva

Partiamo intontiti alle 5.00 del mattino. Il boss dell'ostello ci prepara la colazione al sacco. È veramente un brav'uomo. Ci ha accolto alle due di notte e lo salutiamo alle cinque del mattino. Il suo sorriso e' identico.
Partiamo e ci prepara addirittura la colazione al sacco.
Il viaggio Bukara-khiva e' più veloce del previsto e le 6h preventivate sono addirittura meno, cosa più unica che rara in questo viaggio. 
L'autista guida come un matto.
Andiamo all'ostello consigliato da quelli di Arezzo e in questo modo strappiamo un prezzo più che a buon mercato - 10 dollari a testa.
L'ostellante non è molto felice del prezzo ma visto che lo ha fatto a quelli di Arezzo è obbligato a farlo anche a noi.
Dopo aver trovato il posto da dormire andiamo a controllare internet per la lettera d'invito turkmena.
Attimi di panico e... abbiamo la lettera! 


Cristina Taradova, la nostra corrispondente dice che siamo stati fortunati!
Esultanza di pochi minuti, e subito capiamo che abbiamo altri problemi da risolvere.
Problemi, problemi. Sempre problemi.
Erminio prenota il volo di ritorno da Ashgabat ora che ha il visto Turkmeno assicurato. Ci lascerà continuare il viaggio in tre e tornerà in Italia in aereo.
Erminio prenota il volo da ashgabat per tornare.
Noi paghiamo la prima metà dei soldi all'agenzia per le giornate in Turkmenistan e capiamo che non abbiamo abbastanza soldi se vogliono l'altra metà in cash.
Facciamo il Solito giro per le banche ma come al solito non si riesce a prelevare. Neanche a piangere in uzbeko.
Siamo alle solite.
Dopo la felicità abbiamo un attimo di sconforto. Siamo stanchi. Il problem solving e quotidiano.
Ci fermiamo in un baretto per una coca e per il briefing quotidiano.


Il fresco ci fa riflettere e calmare.
La soluzione trovata e': rimandare il problema a domani.
Chiederemo alla Tarasova se possiamo fare il bonifico da Ashgabat o utilizzare un altro metodo di pagamento. Domani ci penseremo.
Per intanto ci godiamo la città, molto bella e attorniata da mura.


Saliamo sul minareto alto una ci quanti a di metri. La salita è buia e dobbiamo farla a gattoni.



Giro sulle mura cittadine ad ammirare il tramonto su scenari centro asiatici come ci eravamo immaginati.



La cena, sdraitati sui classici tavoli con poltrone per rilassarsi, a base di Shaslik. 
Ci rilassiamo e quasi ci addormentiamo cullati dal vento di Khiva, pensando a Marco Polo e a quando lui passò di li.

domenica 25 agosto 2013

Sui tetti di Bukhara

Classico breafing a colazione. Essendo andati a dormire alle 3.00 siamo ancora stanchi morti .
Decidiamo di prendere un 'altra notte in ostello per capire i prossimi step. C'è sempre il visto del Turkmenistan come problema. Forse oggi e' il d-day. Passano e i giorni e la preoccupazione aumenta. Se non arriva il visto e ' veramente un casino.
Kazakistan - no way. Non abbiamo il visto.
Afghanistan - no way. Forse è' il caso di evitarlo.
Se non arriva è un bel disastro.
La mattina conosciamo due svizzeri che sono in giro in bicicletta, son partiti da circa un anno e stan tornando a casa. 
Ormai abbiam capito che quelli che fanno questo tipo di viaggio non sono pochi.


Iniziamo la visita di Bukhara che sembra subito dello stile medio orientale che ci aspettavamo. Samarcanda ce l'eravamo immaginata così.


In giro per la città incontriamo il secondo gruppo di italiani.
Questa volta molto simpatici.
Son partiti da Arezzo per arrivare in Mongolia con un pulmino Ford Transit: il loro sito e' thegoodfellasteam.altervista.org. Oppure su Facebook all'indirizzo Facebook.com/thegoodfellasteam .
Vi consigliamo di visitarlo. Il loro viaggio e' spettacolare, ne vale veramente la pena.
Sono più tirati di noi a livello di tempistica, ci fa scoppiare a ridere la frase:'vi dobbiamo salutare ragazzi, 
 abbiamo 1,5h x visitare la città'. 
C'è gente che corre più di noi!!!!
Continuamo la visita nelle madrasse, alcune rifatte completamente altre invece solo ristrutturate. Le maioliche delle facciate e della parte interna sono comunque spettacolari.


Nel bazar un gruppo di cinque-sei signore uzbeke sulla cinquantina iniziano a parlare con noi. Il dialogo e' molto divertente e alla fine giochiamo al gioco dell'indovina l'età e azzeccano tutte le nostre!
Nel pomeriggio riusciamo a fare un riposino. E ' la prima ora di relax di tutta la vacanza !


L'ostellante e ' preso benissimo e ci organizza il trasporto a Khiva. Parla un esperanto molto simile al mio ma di fa sempre capire. La bontà tra le persone e ' la lingua migliore . Si capisce subito che lui la sa parlare.
Dopo il meritato riposo facciamo un giro per la città nella parte vecchia dove abitano le persone del luogo.
Alcuni bambini ci invitano in casa. Sono molto gentili e anche orgogliosi della loro casa. Noi vorremmo andare sul tetto per vedere Bukhara dall'alto e dopo un po' di tentativi per capirci sono molto contenti di portarci sul loro tetto.
Facciamo un po' di foto e tutti felici ci salutano.


Tornando nel centro di Bukhara troviamo un'altra ragazza italiana.
Si chiama Ilaria e è veneta. Viaggia col moroso e quando le spieghiamo il nostro viaggio ci guarda sbigottita.
Pensiamo di assistere alla solita scena, invece quando le chiediamo:'e tu?', lei ci risponde che stanno andando a Singapore via terra. Durata viaggio un anno. Regalo dei trent'anni . Happy birthday. E mi vien da dir 'sticazzi però.
Emilio nel pomeriggio aveva prenotato il ristorante nella piazza centrale, e ha fatto bene visto che è ' mezzo pieno.
Ordiniamo un mega spiedino (peccato abbiano solo il chicken, quello di beef e' finito) e facciamo una buona cena.
Girandoci vediamo il forografo toscano che abbiamo incontrato a Tashkent. Ci saluta e dopo aver finito di cenare si siede con noi al tavolo a chiacchierare. Ci scambiamo le opinioni del viaggio e di questo stato che ai più e' sconosciuto.
Il giorno dopo abbiamo pianificato il viaggio alle 5.00 del mattino pertanto salutiamo il fotografo e ci dirigiamo all'hotel per dormire quattro-cinque ore.
Good night and see you soon come direbbe Alessio Vinci.


mercoledì 21 agosto 2013

Nel mezzo del cammin...

Siamo ormai giunti a metà del viaggio e vorrei dedicare poche righe ai miei 'Hermanos de viaje'.
La strada e' ancora lunga e i problemi da risolvere sono moltissimi.
Ogni giorno la fatica e le difficoltà di essere un paese straniero, il poco tempo disponibile, il lungo tragitto da fare che non permette soste, il poco tempo per mangiare, il poco tempo per dormire, non mi da il tempo di ringraziare i miei amici.
Devo ringraziare il Pelo che con la sua grinta, il suo ottimismo e la sua voglia di viaggiare e' una vera locomotiva per tutto il gruppo. Quando c'è un momento di sconforto e' sempre pronto a tirare su il morale della truppa.
Erminio, che con la sua precisione da project manager e la sua dote di problem solving - e il suo ottimo inglese, bisogna dirlo - ci tira spesso fuori dai guai. 
E il Tavola che con la sua pragmaticita' e sua generosità d'animo ci fa aprire le porte di ogni rapporto con gli abitanti del luogo.


Ricordiamoci sempre che Marco Polo la via della seta  l'ha fatta più di settecento anni fa! 

Grazie ragazzi, il viaggio e' lungo! Non molliamo!



Ridere, ridere , ridere ancora

Solita colazione che supporta tutta la giornata, ormai siamo abituati a saltare pranzo e cena.
Oggi abbiamo un grandissimo problema. Abbiam quasi finito i soldi: dollari, euro, sum e qualunque altra valuta. Zero. Niet. Neanche più gli occhi per piangere.



Se non riusciamo a prelevare oggi inizia a essere veramente un problema.
Pertanto usciamo per cercare una banca. Dicono che solo nella Banca Nazionale dell'Uzbekistan si riesce a prelevare con una carta di credito.


Quando arriviamo li e troviamo chiuso iniziamo a essere preoccupati. Senza soldi e' un bel casino. Di fronte alla banca chiusa però incontriamo una ragazza uzbeka.
E' molto gentile e carina e dice che non avendo niente da fare ci può aiutare - impossibile a Milano una cosa del genere.
Grazie al suo aiuto capiamo che la banca si è trasferita rispetto a quello scritto sulla lonely planet del 2009.
La troviamo e Erminio e il Pelo riescono a prelevare.
Davanti a questa banca ce n'è un'altra che fa anche il circuito MasterCard e Maestro così anche io e il Tavola riusciamo a prelevare col Bancomat. Perfetto! Almeno ora i soldi li abbiamo.
Scampata anche stavolta.
Salutiamo la ragazza gentilissima e facciamo una foto di gruppo come al solito.


Dopo di che' visitiamo il maestoso Registan, un complesso formato da tre madrasse (antiche scuole islamiche) veramente gigantesco e imperioso. Peccato che il 2 settembre c'è la festa d'imdipendenza ed è addobbato di palchi e robe varie.
Poi andiamo alla Moschea e tomba del nipote di Maometto, uno dei primi che hanno portato la  religione islamica nel mondo.
Entrando dall'uscita entriamo senza pagare. Soliti italiani. Smile.


Il caldo e' disumano. Decina classica  di bottiglie d'acqua.
Incontriamo il primo gruppo di italiani. Di rara maleducazione. Ci dicono controvoglia solo 'Ciao' e se ne vanno. Cagnacci.
Finiamo il giro e torniamo in ostello.
Dall'ostello dopo le foto di rito con l'ostellante che si prende bene quando le spieghiamo il nostro viaggio, andiamo verso la stazione per prendere il treno.
Prima di questo chiama lei all'ostello a Bukara per prenotarcelo.



Il primo ci rimbalza. Dice che di notte  dorme e non va in giro a prender turisti. 'Rahkmat, come e ' umano lei'. Tra l'altro l 'ostellante nostra ci deride dicendo che e' troppo cheap.
Siamo stanchi morti ma andiamo in stazione.
Alla stazione scena alla Fantozzi. Chiedo a una cassa per il treno, incrocia le mani in segno di X. Chiuso. E mi bestemmia dietro.
Chiedo a quella di fianco. Senza alzar la testa indica a destra. Bah...
Provo di nuovo, indicazione a destra. Di la'. Segno della X. Mi rimbalzano due-tre volte così. Mi sento una pallina di un flipper. Poi un altro di noi - non ricordo chi - trova altre casse.
Altri venti minuti per spiegare. Quando ci riusciamo, ci dice che ci son solo due posti. Ma come? I matti...
Nessuna soluzione. Quindi dobbiamo contrattare con un taxista abusivo per andare a Bukara. Siamo sempre in costante ritardo.
Alla fine siamo malmessi e quindi dobbiam pagare 80$ totale. 
In questo momento di difficoltà le forze per scrivere sono poche.
Il viaggio e' interminabile, la strada e' infinita.
Il taxista si ferma nel nulla a fare gas.
La coda e' qualcosa di disumano .
Dodici pompe, un solo inserviente. Circa quaranta macchine e trenta camion in coda. Alcuni si fanno pure controllare il motore. 
Morale: un'ora di sosta nel nulla. Noi aspettiamo in una bettola e mangiamo pistacchietti da stress. 


Riprendiamo il viaggio e alle due di notte arriviamo in un posto buoi. 
Il taxista ci dice di fare scambio di taxi e un ragazzetto ci dice che sa dov'è il posto. Sembra sveglio. Forse troppo. Due di notte. In Uzbekistan. Mezzi addormentati. Il rischio sgozzo è alto.
Però l'Uzbekistan e' un paese tranquillo. E ci porta sani e salvi a destinazione.
Siamo sfiniti ma un'altra tappa è fatta. 
Italia stiamo arrivando.... Turkmenistan permettendo!

martedì 20 agosto 2013

Non c'è tempo!

La sveglia alle 9.00 di oggi è fuori ogni regola del viaggio. Però è abbastanza necessaria visto le ore 3.00 fatte la sera precedente.
Colazione in hotel e poi giro per Tashkent.
Oggi abbiamo due problemi. Cambiare i soldi - per tutto il tragitto in Uzbekistan - e poi capire come muoverci a Samarkand.
La mattina ce la prendiamo comoda , non sapendo a cosa andremo incontro nel resto della giornata.
Sulla strada per il centro incontriamo il primo italiano. E' un fotografo professionista con accento Toscano. Dice che è qui per un mix di lavoro e vacanza. 
Gli raccontiamo che stiam tornando in Italia senza prendere aerei e si prende subito bene. Ci fa una foto e dice che magari ci potremo vedere sulle pagine dell'Espresso o D-donna.
Poi ci dirigiamo e visitiamo il bazar di Tashkent.


Io e Emilio ci vestiamo con i vestiti tradizionali del luogo. Un vestito così costa intorno ai 200 dollari.


Dopo il giro nel bazar e la vista di alcuni kebabbari come li conosciamo noi (che non avevamo ancor visto) andiamo in cerca della old city. L'impresa è' più ardua del previsto come ci aveva accennato il fotografo.
Come al solito non mangiamo e l'acqua è' sempre in difetto. Il caldo torrido di Tashkent ci ammazza e io e il Pelo siamo sulle ginocchia.
Erminio che dall'Uzbekistan ha preso il soprannome Ermes fotografa le poche belle donzelle per portare il ricordino agli amici e il Tavola e' affascinato da una bancarella di coltelli ma ha paura di essere attestato in frontiera e desiste all 'acquisto.
Giriamo in lungo e in largo ma la old city proprio non la troviamo.
Ogni persona a cui chiediamo ci indica una via diversa. Bah...
Alle 14.00 ci rendiamo conto che non abbiamo soldi e che non abbiamo il trasporto per Samarcanda.
Troviamo una ragazza franco-uzbeka che ci da mille informazioni e parla benissimo inglese.
Per il trasporto la soluzione più semplice e ' il treno che in  quattro ore per 18000 sum (la moneta uzbeka, 7-8 euro nostri) ci porterà alla mitica Samarkand, nome che evoca sogni e misteri ad ogni Italia grazie alla omonima canzone di Roberto Vecchioni.
Ora però arriva il problema più difficile. In Uzbekistan e' veramente problematico  prelevare. Siamo quasi senza soldi. Abbiamo girato tutta la città ma solo il pelo riesce a prelevare 200 dollari. I circuiti Maestro e MasterCard non funzionano.
Iniziamo seriamente a preoccuparci. Se rimaniamo senza soldi vorremmo evitare il rientro forzato con la Farnesina.
Dopo mille giri non abbiamo più tempo e dobbiamo correre alla stazione dei treni . Il treno per Samarcanda parte alle 18.00 e i controlli sono in stile aereporto.
Il treno che abbiamo scelto e' quello di più infima categoria però il livello e' comunque accettabile. Il popolo uzbeko è attentissimo alla pulizia.
Il viaggio e' spettacolare, siamo l'attrazione del treno tutti vogliono parlare con noi. Totucutuno, Celentano, felicità.


Davanti a noi c'è una ragazza uzbeka che parla inglese, fa il medico e si chiama Gulrux.
Parliamo molto con la ragazza che ci racconta molte cose mentre il Pelo e il Tavola diventano gli idoli del treno.
A un certo punto faccio leggere il testo della canzone Samarcanda ed Emilio gliela traduce.
La ragazza e' estasiata e sorpresa che il nome della sua città sia il titolo di una canzone italiana.
Le diciamo 'for Italian people Samarkand is a dream' e i suoi occhi  le si illuminano di orgoglio.
Salutiamo tutti sul treno e arriviamo a Samarcanda.
Quando però arriviamo in hotel il cartello NO ROOMS non fa presagire nulla di buono.
Indomiti ci proviamo lo stesso e la signora che gestisce l'ostello, gentilissima, ci offre due posti all'adiaccio e due in una 'very basic room'.
Il Pelo e il Tavola generosi si offrono, grazie al loro saccoapelo di dormire fuori.


E' molto tardi e facciamo molta fatica a trovare qualcosa da mangiare. Ne troviamo uno che ci dice che non c'è il pane. Per noi che praticamente non stiamo riuscendo a mangiare mai è comunque oro.
Ordiniamo quel poco che è disponibile, due spiedini a testa e visto l'orario e ' finché mai.
Quando l'oste ci vede rubare il pane avanzato da un tavolo vicino con un grosso sorriso ci porta tutto il pane avanzato dalla giornata.


Prima di dormire andiamo a fare un giro per la città vediamo il Registan di notte e i leoni tigrati di Samarcanda prima di incontrare un gruppo di ciucchi uzbeki che si ben prendono con noi e una volta che scoprono che siamo italiani inizia il solito book fotografico. 


Anche stanotte siamo stremati e il nostro motto ormai è' sempre il solito:'non c'è tempo!!!'.