Via della Seta

Via della Seta
L'idea di Ciaomamma è molto semplice. Dare testimonianza di un viaggio in posti poco visitati dai turisti. Sulle orme di Marco Polo. Se l'ha fatto lui nel 1300 vuoi che non ci riusciremo pure noi?

lunedì 23 settembre 2013

Viaggio della speranza

Vediamo per la terza volta di seguito l'alba iraniana. Il risveglio infreddolito sul bus è come al solito confusionario.



Veniamo scaricati al terminal Arzhantin di Teheran e siamo ancora addormentati. Non sappiamo bene cosa fare e dove andare. Siamo disorientati.
Siamo in attesa di Roya per capire come recuperare i bagagli e rimetterci in viaggio verso casa.
Speriamo che la sua amica stia meglio.
Un buon chai caldo fa sempre bene sia per le attese sia per il freddo e dopo aver dormito una mezz'oretta su una panchina, ci riscaldiamo così.
Ci svegliamo con il suono del telefono che suona. E' Roya che ci chiama.



Ha passato la notte in ospedale e ha dormito solo un'ora. Dice che le dispiace molto che non ci può portare al mare (noi di più per la sua amica) e che ci aiuterà a proseguire il viaggio.
Ci accompagna in stazione per cercare il pulmann per Istanbul. Quasi tutte sono piene. Il rischio di non partire è ormai molto alto. Iniziamo a pensare all'ennessimo cambio di programma, fino a che suo cugino ci chiama e ci dice che ha trovato una compagnia che ha ancora dei posti liberi. 
Li prendiamo possiamo partire. Il pullmann partirà alle 13.00 e il viaggio durerà quaranta ore. Sì, quaranta ore. 
A scriverlo sembra tanto. Ma a viverlo ancora di più. Sarà un'esperienza nuova. 
Mancano due ore alla partenza così Roya e suo cugino ci portano a casa per una doccia - che ci salva la vita e anche la dignità.



Ci prepara degli ottimi panini e siamo pronti alla partenza del viaggio della speranza.
Quaranta ore di pullman. Ripeto. Vedendo gli altri ritmi prevediamo siano anche di più.
Partiamo alle 13.24, salutando moltissimo Roya e il cugino, e ci mettiamo il cuore in pace. 



Per quaranta ore non avremo fretta e non dovremo prendere decisioni o risolvere problemi. Forse.
Alle 14.32 capiamo che non sarà così il viaggio.
Siamo già fermi. Non capiamo perchè. Poi vediamo che due dei faccendieri del pullman iniziano a smaneggiare il motore. Ci mettiamo le mani nei capelli e capiamo che i problemi sono solo all'inizio.



Il viaggio procede lento fino alle 19.00 quando il pullman si ferma di nuovo. Un'ora e venticinque minuti fermi e dopo mille magheggi l'autista riparte e il pullman sembra funzionare nuovamente. 
Abbiamo già racimolato due ore di ritardo. 
All'1.13 ci sveglia il tipo che aiuta l 'autista. Ci chiede il biglietto. Poi ci dice che dobbiamo spostarci davanti.
Al posto di persone che c'erano da inizio viaggio. Non capiamo. Abbiamo passato da poco Tabriz. Siamo assonnati. Proviamo a desistere. Ma alla fine ci spostiamo.
Poi quando ci sediamo capiamo. C'è un rumore continuo. Come se non fosse inserita la cintura. Bling. Bling. E' un martello. Protestiamo.
Un'ora così.
Poi intorno alle 2.00 accostano. Fanno magheggi. E il rumore cessa. Ma come?? Pensiamo noi...bah...
Alle 2.17 fermata per la cena.
Abbiam passato di circa un centinaio di km Tabriz. Noi avevamo il panino di Roya e quindi non abbiamo fame.
Vado solo a prendere da bere. 
Ab (acqua) - chiedo a un signore anziano che gestisce delle fiches in stile casino'.
Na - risponde. 
In effetti non vedo acqua. Indico un orange juice.
Na - risponde.
Viene in mio soccorso un ragazzo persiano che parla inglese che avevamo conosciuto prima, si chiama Afshin. E' molto simpatico e si vede che vuole fare amicizia. 
Dopo un estenuante trattativa col vecchio riesce a prendermi tre aranciate. Me le ha offerte, dice che sono suo ospite.
Dice che è' un posto di frontiera.
Che se non mangi non ti danno da bere. Bel modo di fare business, penso e sorrido.
Ringrazio molto il ragazzo e torno sul pulman.
Arriviamo in frontiera alle 5:30.
Il passaggio in frontiera è un vero casino. Tutto l'opposto dell'ottimizzazione dei processi. Il pelo dice:'Organizza il flusso di processo di questa frontiera. Ottimizzalo. Poi stravolgilo al contrario ed ecco che viene fuori quello che bisogna fare qui.'
Un casino totale. 
Un tizio della frontiera non ci fa passare sotto il metal detector quando gli spieghiamo che siamo turisti (la vodka kirgiza è salva!) e poi un altro tipo mi dice che il nostro visto è scaduto. Gli spiego che è impossibile. Gli faccio i conti a mano e capisce. Mi conferma che è corretto.
Prende i passaporti e se ne va. Non capiamo cosa bisogna fare. 
Attendiandiamo. Proviamo a chiamarlo. Niente.
In tanto la gente è in fila. Proviamo a spiegare ma niente da fare.
Praticamente siamo ultimi in una fila interminabile. Non c'è problema. Non abbiamo fretta.
Arrivati al termine della fila e con la paura che ci sia qualche problema il tipo si accende e si ricorda dei nostri passaporti. Gli da un'occhiata veloce e ce li da. Dillo prima no...
Passiamo la frontiera turca senza problemi e ci mettiamo a far colazione con i ragazzi persiani amici di Afshin all'aperto.



Sono le 7:43 col cambio di fuso. Anche stanotte non abbiamo dormito. 
Il Monte Ararat è lì davanti a noi. Imponente. Maestoso. Simbolo di questa zona. 



E' un monte pieno di storia. Secondo la BibbiaNoè approdò sulla sua cima dopo che il diluvio universale, scatenato da Dio per punire gli uomini terminò dopo 150 giorni (circa 5 mesi).
La leggenda vuole che l'Arca di Noè sia ancora sulla montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra cui Marco Polo.
Finalmente ripartiamo non prima di aver fatto una fotografia reale e una con la memoria fotografica in modo che questo momento rimanga impresso nella mia mente per tutta la vita. 
Siamo in Turchia. Ormai la strada del ritorno sembra tutta in discesa.
Ormai con Afshin e i suoi due amici Said facciamo gruppetto sempre.



Io parlo spesso con Afshin. Con il nostro inglese stentato ci capiamo a meraviglia.
Ormai conosciamo tutto il pulman.
Shai una signora iraniania presa bene che parlo un po' persiano.
Sahar e ' una ragazza persiana. La madre divorziata vive vicino a Istanbul in un paese che si chiama Chor. 
E' bello vedere che dopo aver superato la frontiera le donne (evidentemente non islamiche) si tolgono il velo e si sciolgono i capelli. I ragazzi si mettono i pantaloni corti e ci raccontano che vanno a Istanbul per fare festa, ballare e bere alcool.
Il nostro 'amico' faccendiere che ci ha messo nei posti davanti continua la sua battaglia personale col Pelo.
Tira giù i piedi. E il Pelo li rimette su.
Ho bisogno dello zaino. Ora sto pulendo il pullman.
Tira giù i piedi. E piedi rivanno su.
Tutti questi dialoghi senza capirsi a parole. Solo a gesti, espressioni del volto, imprecazioni nella proprio lingua e quindi incomprensibili all'altro e grugniti quando l'altro non capisce o fa finta di non capire. E' una battaglia alla pari.
Al momento non c'è nessun vincitore. Quando passa in vantaggio uno, l'altro recupera.
Obiettivo rompersi i coglioni a vicenda il più possibile. Ormai è odio allo stato puro.
La Turchia vola veloce. Ci sono molti pezzi montuosi. Le strade sono buone e noi dobbiamo sempre andare dritti. Facciamo dei pezzi in cui arriviamo fino a 2000 metri. 



Il mio cellulare è quasi scarico pertanto chiedo all'autista molto gentile - l'unico non gentile è l'amico del pelo che ormai abbiamo soprannominato 'Il Merdoso' - se posso caricarlo nella presa USB della radio. 
Non avevo fatto i conti col fatto che sarebbe partita la mia musica a tutto volume. Sulle montagne turche, in un pullman di iraniani inizia a cantare la voce speciale di Pierangelo Bertoli. 
E' un momento magico. Mi lascio trasportare tra le parole dure come pietre di 'A muso duro' mentre gli iraniani non capiscono niente e dalle loro facce si capisce che alcuni sono curiosi e contenti, altri invece non apprezzano e insultano. 
Lo stesso Pelo e il Tavolo non conoscendo Bertoli e non apprezzando la sua musica denigrano i miei gusti musicali. Ormai solo contro il pullman intero mi godo questo fantastica canzone, mi godo le parole di Pierangelo Bertoli che hanno un sapore inimitabile tra le montagne rosse delle Turchia e mi riprendo l'iPhone. 
Naturalmente ancora scarico. 
La notte riusciamo a dormire discretamente bene finché l'autista non si mette a litigare con dei ragazzi - che scopriamo turchi. 
Minaccia di farli scendere. Momenti di silenzio e momenti di urla. Poi ricade nuovamente il silenzio.
Finalmente riusciamo a riaddormentarci.
Abbiamo già passate le quaranta ore. Come avevamo preventivato il viaggio sarebbe stato molto, molto lungo. 

venerdì 13 settembre 2013

Il poeta bergamasco

Di Luca 'Pelo' Spada

La prima stella in cielo,
30 ore seduto sullo stesso sedile,
Istanbul ancora lontana,
Turchi ridono senza sosta alle spalle,
“Figa se è lunga ancora“,
Il paesaggio di fronte spaccato dalla fine riga del vetro infranto e il merdoso qui davanti.

Fine

mercoledì 11 settembre 2013

CiaoMamma in numeri

...

Siamo in Italia

...

Durazzo-Bari


Sulla nave dirazzo bari.
La prima classe costa mille lire la seconda cento la rumore e spavento.
Noi siamo chiaramente in infima classe.
Probabilmente unici italiani a bordo.
Tutti albanesi kossovari etc
La stanza che scegliamo e buia e umida da una simil aria condizionata.
I bocchettoni emettono un rumore continuo e cadenzato come i cingoli sull rotaie di un treno a vapore.
La luce al neon va e viene e lo scricchiolio della seggiola rotta di una signora grassa bionda e dell est alla mia sinistra sono tutte cose che mi faticano a far prender sonno.
E' la sesta notte che non dormiamo in un letto.
Siamo stanchi ma ormai il viaggio e' al termine .
Al di la del mare c'è l Italia. C'è casa
C'è Mili. C 'e la mamma. C'è il lavoro.

Mattina

Mi sveglio la mattina. Faccio in tempo a vedere l'alba. Sento pochissime parole italiane. La nave ancora sta dormendo. Faccio colazione con un cappuccio e una brioche. Ormai è' molto che non la facevo così. Mi mancava. La ragazza dietro il banco mi dice qualcosa in albanese presumo.
Cappuccio e brioches - faccio io.
Mi guarda stupita e mi dice:'scontrino alla cassa'.

lunedì 9 settembre 2013

Piazza, bella piazza

Ci svegliamo alle 6.00 in punto. Ormai siamo delle macchine. La stanchezza è tanta che ormai non la sentiamo nemmeno.
Salutiamo l'ostellante che dorme praticamente sdraiato alla reception. Fa tempo a dirci il risultato dell'Arsenal la sera prima,'My friends'.




Prendiamo la metro per andare alla stazione di e-jonoob. E' molto presto e la gente sta andando a lavoro. E' una domenica e la settimana lavorativa è iniziata.
Notiamo che le prime carrozze sono destinate esclusivamente alle donne ma vediamo anche che le indicazioni dei cartelli non vengono per niente rispettate. 
Le scritte con le indicazioni del metro sono in farsi, ma fortunatamente, c'è anche la traduzione traslitterata in alfabeto latino.
Arriviamo a e-Jonoob e troviamo un treno per Eshfahan che parte alle 8:40 e arriva alle 12.30. Treno VIP dicono. Forse ce n'era uno che partiva prima ma ormai abbiamo già preso il biglietto, mezzi addormentati dal primo che ce l'ha proposto.
Nell'attesa ci prendiamo un Chai (anche qui il the è chiamato così) per darci la carica per la giornata e aspettiamo il bus.
La partenza effettiva è intorno alle nove. Bisogna dire che il pulman VIP e' veramente comodissimo rispetto a quello normale con cui abbiamo percorso Qucan-Teheran. La durata della tratta rimane uguale, ma viaggiando con un pullman VIP si ha più spazio e i sedili sono più comodi. 
Il viaggio procede lento tra qualche dormita e il pensiero rivolto alla prossima scelta. 
Andiamo a visitare il nord dell'Iran e il Mar Caspio con la nostra amica Roya oppure continuiamo la risalita in direzione Turchia?
Per aggiungere altra carne al fuoco dall'Italia ci segnalano che è stato riscontrato un caso di peste bubbonica in Kirghistan. Era trent'anni che la peste nera non mieteva vittime. Da quello che sappiamo si tratta di un pastore di quindici anni della zona del nord-est nei pressi del lago Issik-Kul. Noi non abbiamo visitato quella zona e sono passati i 12 giorni massimi di incubazione. Pericolo scampato!
Arrivati alle 14:35 prendiamo un taxi per andare nel centro.




Facciamo un giro circolare e vediamo la moschea Del jameh, il bazar di Eshfahan e la Imam Square che purtroppo stan rifacendo a nuovo ed è' praticamente tutta un cantiere, pensiamo.




Il bazar è un dedalo di vicoletti in cui è praticamente impossibile orientarsi. La lonely planet questa volta non è molto di aiuto e quindi ci perdiamo e ritroviamo la strada mille volte almeno.




Poi ci dirigiamo in un parco nei pressi del palazzo Chehel sutun e incontriamo un ragazzotto alto quasi due metri, persiano. Si chiama Arash e studia Tecniche Agricole. Vorrebbe venire in Italia (diventa matto quando capisce che siamo italiani) a studiare al Politecnico di Milano. 



Ci chiede come ci troviamo e se ci piace. Noi confermiamo ma gli diciamo che siamo dispiaciuti che piazza Imam sia soggetta ai lavori. 
Ci guarda perplesso. Pensiamo alla difficoltà di capirci in inglese. Rispieghiamo. Rimane perplesso. 
A questo punto gli facciamo vedere le foto e scoppia a ridere. 
Non è quella la piazza!
Dice che piazza Imam 'Is Wonderful' e quella che abbiamo visto è un'altra piazza.
Siamo increduli e lui ci propone di indicarci la strada.
Finchè non la vediamo non ci crediamo; in effetti la vera piazza è spettacolare. Gruppi di famiglie iraniane che fanno picnic nella piazza immensa. Qualcuno prega e i bambini giocano. E' quasi buio e le luci che la illumininano la rendeno ancora più bella. La chiamano 'La metà del mondo' ed e' una delle piazze più grandi del mondo. Tutto il suo complesso è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità nel 1979.



Prendiamo un ottimo Turkish Kebab e lo mangiamo come da usanza nella piazza, a mò di picnic.
E' un momento di riposo in una giornata frenetica e faticosa, dopo l'ennesima notte in cui il sonno è passato solo di sfuggita.


Continuiamo il giro nella piazza e facendo foto un venditore di tappeti persiani ci invita a bere un thè nel suo negozio.


Troviamo un tedesco che è arrivato fin lì in autostop e sono sei mesi che gira. Parlano tutti in inglese e ci scambiamo le impressioni sui viaggi.
Il venditore prova a venderci qualche tappeto ma ringraziando diciamo che non abbiamo nè il tempo nè lo spazio per concludere una trattativa di quel genere.


Dopo la piazza ci dirigiamo verso il ponte Pol-e Khaju costruito dallo Scià Abbas II intorno al 1650. E' stupendo tutto illuminato ma quando ci avviciniamo capiamo che l'acqua è sparita. Prosciugata. Sembra di essere all'Aral.
Lo immaginiamo con l'acqua e immaginiamo la sua bellazza con l'acqua con scorreva sotto le sue fondamenta.
Ci dicono che è ormai qualche anno che è in secca. Ci raccontano la solita storia dell'irragazione degli affluenti e l'utilizzo dell'acqua per l'agricoltura.


Sono seduto sul bordo del ponte. Come se l'acqua, che una volta passava, ci fosse ancora. Guarda il cielo e stanchissimo dal viaggio e dalla giornata mi faccio trasportare dai miei pensieri. Seguendo il corso di un fiume senz'acqua.



Alle 23.45 abbiamo il pullman che ci riporterà a Teheran.
E via per un altra traversata da 600 km verso casa. 
Purtroppo nella notte, mentre cerchiamo di dormire, mi scrive un SMS Roya. Dice che una sua amica ha avuto un brutto incidente e pertanto non potrà portarci nel nord dell'Iran la giornata seguente. Siamo tristi per la sua amica. Speriamo possa guarire presto.
Noi del resto non sappiamo quale sarà la nostra prossima metà verso occidente. Tabriz, Van, Istanbul. Qual'è la soluzione migliore per continuare il viaggio?
Tra una curva e un pensiero sul domani ci addormentiamo, cullati si fa per dire, dalle virate del pullman. Pullman VIP però!

venerdì 6 settembre 2013

Ospitalità iraniana

Ci svegliamo di soprassalto. Siamo a Teheran, ma il posto non sembra una fermata. Piuttosto sembra uno svincolo di una super strada. Nessuno capisce nulla di quello che diciamo. Alla fine con le poche parole persiane a nostra disposizione facciam capire che vogliamo andare al terminal bus. Qualunque. 
Koja ast? Ci chiedono. Bella domanda. Non lo sappiamo neanche noi.
Sono le 6.00 del mattino e' ancora buio. Non abbiamo nulla di pianificato e nulla di deciso.
Facciamo colazione e poi vedremo il da farsi.


Prendiamo un the caldo e mangiamo una brioche di Asghabat avanzata.
Dalla lonely planet cerchiamo un hotel e col taxi ci andiamo.
Non sembra male ma è pieno.
Allora scegliamo il più vicino.
E' un postaccio di infima categoria ma il gestore almeno e' gentile. E' un invasato di scommesse e appena sente che siamo italiani ci spiega che ha perso la bolletta per colpa del Milan che ha perso a sorpresa con la neopromossa Verona. Noi ridiamo divertiti per la situazione e un po ' meno per il risultato.
Ridiamo ancora meno quando vediamo la stanza.
Lasciamo i bagagli, cambiamo un po' di dollari in tomani e ci dirigiamo verso il bazar.
Il bazar di Teheran e' un labirinto di negozietti dai mille colori. Sciarpe , tessuti, spezie e chincaglierie. Fino ad arrivare ai bellissimi tappeti persiani.


Facciamo un po' di compere e continuiamo la nostra visita al Golestan Palace.


 Il posto utilizzato dallo shah Reza Palavi all 'inizio del 900' e' molto bello con troni di alabastro e stanze di specchi.


Terminata la visita compriamo una SIM card Irancell e chiamiamo Roya, una nostra amica di Teheran che vive a Milano.
Ci diamo appuntamento per il pomeriggio.
Pranziamo con il classico Khubidee (spiedino di carne di agnello e vitello di carne macinata) e il Pelo e il Tavola, su mio consiglio, prendono gorme-e-sabzi, una zuppa di verdura e carne - altro piatto tipico persiano.


Siamo stanchi vista la notte in bus e quindi prima dell'arrivo di Roya facciamo una dormita rigenerativa.
Roya quando arriva e' molto contenta di vederci anche se un po ' stupida della scelta dell'hotel. 
Il giro per la città che ci fa fare è nelle zone più inn della città; in effetti la parte sud, dove siamo noi e' quella più povera, per vedere la parte più ricca bisogna andare al nord.


Per la cena ci porta con un suo amico commerciante in un ristorante nella parte alta di Teheran dove si può vedere tutta la città. Il ristorante e' su un fiumiciattolo ed è' veramente carino.


Mangiamo di tutto e ed veramente buonissimo Juge kebab (spiedino di pollo), Khubidee kebab e fumiamo il narghilè.


L'ospitalità degli iraniani e' incomparabile. Naturalmente non c'è modo di pagare. Mentre osserviamo la città dall'alto, questa mastodontica metropoli con più di 14 milioni di abitanti, ci propone dopo la visita a Eshfahan di tornare a Teheran e andare a nord dell'Iran, sul mar Caspio .


Bus per Istanbul o nord dell'Iran? Ci addormentiamo con questo dilemma e come al solito le decisioni si rimandano a mente fresca.
Ci penseremo l'indomani a Eshfahan.